Ma non è così. Lo sterminio dei bisonti non è terminato, anzi si è ravvivato negli ultimi due anni. Un massacro sistematico, prudentemente nascosto agli occhi dei turisti e degli amanti della natura, che incomincia tutte le estati in Montana, nel tanto celebrato parco di Yellowstone, dove migliaia di bisonti selvaggi sono uccisi dagli agricoltori locali e dai guardia parco. Colpevoli, cosí dicono alcuni rapporti ufficiali, di trasmettere la brucellosi alle mandrie bovine della zona.
Affamati per i rigori invernali, alla ricerca di cibo i bisonti hanno imparato a uscire fuori dei limiti del parco. All'inizio, prima di ammazzarli i guardiaparco analizzavano il sangue alla ricerca del batterio. Ormai invece sono uccisi senza tanti controlli, vitelli compresi (benché sia dimostrato che non possono assolutamente trasmettere la malattia ai bovini), nel rischio trasmettano la brucellosi.
Eppure le ricerche veterinarie sono chiare in merito: il batterio della brucellosi sopravvive solamente 24 ore quando è esposto alla luce del sole e puó contaminare solamente i bovini che pascolano la stessa erba dei bisonti. Ed è altamente improbabile che accada nei gelidi inverni del Montana, quando i bisonti approfittano delle piste aperte dalle motoslitte per uscire dal parco e le vacche sono ben chiuse al calduccio nelle stalle.
La polemica sui bisonti e sul "pericolo" brucellosi dura ormai da diverse stagioni, attorno a Yellowstone. La scorsa settimana è entrata in una nuova fase. Una vasta e variegata coalizione composta di ambientalisti, amanti della natura, agenzie di trekking e rappresentanti delle comunità native ha incominciato la battaglia legale in difesa dei bisonti citando a giudizio il Servizio dei Parchi degli Stati uniti: l'accusa è di "massacro ingiustificato contro una specie protetta".





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