terra terra
BIOTECNOLOGIE
Semi suicidi e traditori
MARINA FORTI
2000.04.04
La ricerca sulla tecnologia "Terminator", che rende
le sementi sterili dopo il primo raccolto, non si è mai fermata.
L'informazione è di prima mano: "Abbiamo continuato a lavorare
sul
Tecnology Protection System
("sistema di protezione
della tecnologia", soprannominato Terminator,
ndr
). Non
abbiamo mai davvero rallentato. Siamo in linea con l'obiettivo,
in vista di commercializzarlo. Non ci siamo mai davvero tirati
indietro", ha dichiarato Harry Collins, dirigente della Delta &
Pine Land Seed Company - la ditta che ha per prima brevettato il
"Sistema di protezione della tecnologia" - sul bollettino
Agra/Industrial Biotechnology Legal Letter
(gennaio
2000).
La notizia contraddice le solenni affermazioni dei giganti delle biotecnologie. Monsanto, la multinazionale Usa leader nella biotecnologia per l'agricoltura, in ottobre aveva annunciato che non metterà in commercio i semi "suicidi" (Monsanto aveva acquisito il brevetto Terminator nel maggio '98, comprando Delta & Pine per 1,76 miliardi di dollari). Anche la britannica Astra-Zeneca aveva scritto una solenne lettera alle Nazioni unite, dicendo di aver abbandonato già nel 1992 la ricerca sui semi "suicidi".
Le implicazioni della tecnologia terminator sono devastanti. Per millenni gli agricoltori hanno conservato parte del raccolto per seminarlo la stagione successiva. Oggi il 70% dei semi usati al mondo sono quelli conservati dai raccolti precedenti; secondo la Fao, organizzazione dell'Onu per l'agricoltura, un miliardo e mezzo di coltivatori dipende dalle sementi conservate in proprio. Con i "semi suicidi" dovrebbero ricomprare le sementi ogni stagione: un attentato alla sicurezza alimentare e alla biodiversità.
"Dopo gli impegni pronunciati da Monsanto e Astra-Zeneca, i governi e le organizzazioni della società civile si sono cullati nell'idea che il pericolo fosse sventato. Nulla di più sbagliato", fa notare Pat Mooney, direttore della Fondazione internazionale per il progresso rurale (Rafi, organizzazione internazionale della società civile che ha sede in Canada). E' Rafi a citare la candida ammissione del dirigente di Delta & Pine Land Seed, nel suo ultimo rapporto ("I semi suicidi sul binario veloce", febbraio 2000). E Delta & Pine (cioè Monsanto) non è sola. Il settimanale The Observer ha scoperto che Astra-Zeneca è comproprietaria (con l'Università dello Iowa, Usa) di una ditta che ha appena brevettato un tipo particolarmente virulento di Terminator. La ditta è ExSeed Genetics e la sua tecnologia si adatta a soia, grano, riso: le specie più importanti per l'alimentazione planetaria. Nella domanda di brevetto afferma che così i semi "...non potranno essere conservati per usarli negli anni successivi da piantare".
I semi Terminator sono dunque vicini ad arrivare sul mercato - perché altro sarebbero sperimentati e brevettati? Così pure quelli manipolati con "tecnologia di restrizione dell'uso genetico": esprimono le loro caratteristiche (germinare, o essere resistenti a certi parassiti) solo se trattati con certi prodotti chimici - da comprare in abbinamento ai semi. Li chiamano "semi traditori". Tecnologie "moralmente ripugnanti", dice Rafi.
La notizia contraddice le solenni affermazioni dei giganti delle biotecnologie. Monsanto, la multinazionale Usa leader nella biotecnologia per l'agricoltura, in ottobre aveva annunciato che non metterà in commercio i semi "suicidi" (Monsanto aveva acquisito il brevetto Terminator nel maggio '98, comprando Delta & Pine per 1,76 miliardi di dollari). Anche la britannica Astra-Zeneca aveva scritto una solenne lettera alle Nazioni unite, dicendo di aver abbandonato già nel 1992 la ricerca sui semi "suicidi".
Le implicazioni della tecnologia terminator sono devastanti. Per millenni gli agricoltori hanno conservato parte del raccolto per seminarlo la stagione successiva. Oggi il 70% dei semi usati al mondo sono quelli conservati dai raccolti precedenti; secondo la Fao, organizzazione dell'Onu per l'agricoltura, un miliardo e mezzo di coltivatori dipende dalle sementi conservate in proprio. Con i "semi suicidi" dovrebbero ricomprare le sementi ogni stagione: un attentato alla sicurezza alimentare e alla biodiversità.
"Dopo gli impegni pronunciati da Monsanto e Astra-Zeneca, i governi e le organizzazioni della società civile si sono cullati nell'idea che il pericolo fosse sventato. Nulla di più sbagliato", fa notare Pat Mooney, direttore della Fondazione internazionale per il progresso rurale (Rafi, organizzazione internazionale della società civile che ha sede in Canada). E' Rafi a citare la candida ammissione del dirigente di Delta & Pine Land Seed, nel suo ultimo rapporto ("I semi suicidi sul binario veloce", febbraio 2000). E Delta & Pine (cioè Monsanto) non è sola. Il settimanale The Observer ha scoperto che Astra-Zeneca è comproprietaria (con l'Università dello Iowa, Usa) di una ditta che ha appena brevettato un tipo particolarmente virulento di Terminator. La ditta è ExSeed Genetics e la sua tecnologia si adatta a soia, grano, riso: le specie più importanti per l'alimentazione planetaria. Nella domanda di brevetto afferma che così i semi "...non potranno essere conservati per usarli negli anni successivi da piantare".
I semi Terminator sono dunque vicini ad arrivare sul mercato - perché altro sarebbero sperimentati e brevettati? Così pure quelli manipolati con "tecnologia di restrizione dell'uso genetico": esprimono le loro caratteristiche (germinare, o essere resistenti a certi parassiti) solo se trattati con certi prodotti chimici - da comprare in abbinamento ai semi. Li chiamano "semi traditori". Tecnologie "moralmente ripugnanti", dice Rafi.




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