terra terra
BIOTECNOLOGIE
Il salmone superveloce
MARINA FORTI
2000.04.12
Il salmone transgenico potrebbe apparire presto sui banchi dei
supermercati, almeno quelli del nord America. Una ditta degli
Stati uniti, la Af Protein, si è infatti dedicata a manipolare il
patrimonio genetico del pesce più pescato nei fiumi americani.
Afferma di aver prodotto un salmone capace di crescere dieci
volte più in fretta di quello normale, e sostiene che la
sperimentazione è ormai giunta a termine. Anzi, spera di ottenere
entro la fine dell'anno il nulla osta della Food and Drug
Administration (l'ente federale Usa per l'alimentazione e i
farmaci) a mettere sul mercato i suoi salmoni...
Secondo le notizie finora diffuse (dalla stessa Af Protein), nel patrimonio genetico del comune Salmone Atlantico sono stati inseriti due geni estranei, entrambi presi da altre specie di pesci. Uno produce un ormone della crescita; l'altro attiva quell'ormone. La ditta sostiene che la sua tecnologia è abbastanza precisa da garantire che solo il salmone modificato geneticamente può produrre l'ormone della crescita; garantisce altresì che il salmone "modificato" è sterile. Così non ci sarà rischio di "inquinamento", cioè che il pesce transgenico si mescoli con i salmoni normali (e così, aggiungiamo noi, la ditta che avrà brevettato la sua nuova creatura potrà venderla a ogni generazione agli allevatori, senza rischio che quelli moltiplichino "gratis" il loro stock).
La notizia è stata ripresa dalla Bbc e dall'agenzia Reuter, che ieri davano conto anche delle polemiche nate attorno al salmone supercresciuto. La ditta produtrice sottolinea il vantaggio commerciale: il "nuovo" salmone (ma la modifica potrebbe essere sperimentata anche sulle cugine trote) crescerà così in fretta che i costi di produzione per gli allevatori crolleranno, e il prezzo del salmone per i consumatori sarà ridotto (anche tolte le royalties? Boh).
Ma diverse organizzazioni ambientaliste chiedono che il pesce modificato non sia immesso nell'ambiente, negli allevamenti, nei supermercati. "Non è possibile garantire al cento per cento che quel salmone sia sterile. E una volta che metti un organismo in natura non lo puoi richiamare indietro: si riproduce, si dissemina, muta", ha dichiarato alla Bbc Andrew Kimbrell, del Centro per la Sicurezza Alimentare di Washington: "Ammettiamo che la porbabilità sia bassa. Resta però che se anche pochi esemplari del pesce modificato scappano nell'ambiente e si mescolano alla popolazione nativa, nulla potrà impedire che quell'inquinamento genetico distrugga la specie".
Altrettanto preoccupati sono gli ambientalisti britannici - già l'anno scorso aveva suscitato vive proteste la notizia che le autorità del Regno unito avevano autorizzati la sperimentazione di salmoni transgenici in Scozia.
La cosa più preoccupante è che le autorità pubbliche tendono a fidarsi molto della documentazione fornita dalle stesse aziende biotecnologiche, quando si tratta di autorizzare prima le sperimentazioni, poi la diffusione commerciale della specie modificate. Ora la Af Protein dice che non sono necessari esami tossicologici sui suoi salmoni superveloci, oerché non solo in nulla diversi da quelli normali. Salvo che per quel paio di geni. Ma certo non sarà la ditta americana a dirci cosa potrebbe avvenire a lungo termine se i suoi pesci saranno diffusi negli allevamenti. Anche perché non lo sa e non gliene importa molto - basta poterli mettere subito in vendita.
Secondo le notizie finora diffuse (dalla stessa Af Protein), nel patrimonio genetico del comune Salmone Atlantico sono stati inseriti due geni estranei, entrambi presi da altre specie di pesci. Uno produce un ormone della crescita; l'altro attiva quell'ormone. La ditta sostiene che la sua tecnologia è abbastanza precisa da garantire che solo il salmone modificato geneticamente può produrre l'ormone della crescita; garantisce altresì che il salmone "modificato" è sterile. Così non ci sarà rischio di "inquinamento", cioè che il pesce transgenico si mescoli con i salmoni normali (e così, aggiungiamo noi, la ditta che avrà brevettato la sua nuova creatura potrà venderla a ogni generazione agli allevatori, senza rischio che quelli moltiplichino "gratis" il loro stock).
La notizia è stata ripresa dalla Bbc e dall'agenzia Reuter, che ieri davano conto anche delle polemiche nate attorno al salmone supercresciuto. La ditta produtrice sottolinea il vantaggio commerciale: il "nuovo" salmone (ma la modifica potrebbe essere sperimentata anche sulle cugine trote) crescerà così in fretta che i costi di produzione per gli allevatori crolleranno, e il prezzo del salmone per i consumatori sarà ridotto (anche tolte le royalties? Boh).
Ma diverse organizzazioni ambientaliste chiedono che il pesce modificato non sia immesso nell'ambiente, negli allevamenti, nei supermercati. "Non è possibile garantire al cento per cento che quel salmone sia sterile. E una volta che metti un organismo in natura non lo puoi richiamare indietro: si riproduce, si dissemina, muta", ha dichiarato alla Bbc Andrew Kimbrell, del Centro per la Sicurezza Alimentare di Washington: "Ammettiamo che la porbabilità sia bassa. Resta però che se anche pochi esemplari del pesce modificato scappano nell'ambiente e si mescolano alla popolazione nativa, nulla potrà impedire che quell'inquinamento genetico distrugga la specie".
Altrettanto preoccupati sono gli ambientalisti britannici - già l'anno scorso aveva suscitato vive proteste la notizia che le autorità del Regno unito avevano autorizzati la sperimentazione di salmoni transgenici in Scozia.
La cosa più preoccupante è che le autorità pubbliche tendono a fidarsi molto della documentazione fornita dalle stesse aziende biotecnologiche, quando si tratta di autorizzare prima le sperimentazioni, poi la diffusione commerciale della specie modificate. Ora la Af Protein dice che non sono necessari esami tossicologici sui suoi salmoni superveloci, oerché non solo in nulla diversi da quelli normali. Salvo che per quel paio di geni. Ma certo non sarà la ditta americana a dirci cosa potrebbe avvenire a lungo termine se i suoi pesci saranno diffusi negli allevamenti. Anche perché non lo sa e non gliene importa molto - basta poterli mettere subito in vendita.





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