terra terra
ANIMALI
Tigri indiane braccate
MARINA FORTI
2000.04.13
All'inizio del secolo scorso le tigri erano circa
100mila e vivevano in gran parte dell'Asia, dall'India alla
Russia, alla Cina, fino al sud-est asiatico. Oggi si stima che ne
restino tra 6 e 7.000 in tutto il mondo. E ora un rapporto
dell'Onu afferma che senza urgenti contromisure il grande felino
è destinato a estinguersi. Il rapporto preparato da una speciale
commissione della Cites (la Convenzione sul commercio
internazionale di specie minacciate) punta il dito in particolare
sull'India. Accusa le autorità indiane di permettere, per
"inefficenza e indifferenza", che il bracconaggio organizzato
distrugga la popolazione dei grandi felini. "Il pericolo è che le
tigri siano ridotte in numeri tanto piccoli da sopravvivere in
pratica solo negli zoo, e che la popolazione di tigri selvatiche
declini al punto da diventare geneticamente irriproducibile",
afferma John Sellars, uno degli autori del rapporto. Era stata la
Cites, un anno fa, a ordinare l'indagine sullo stato della
popolazione mondiale di tigri. Gli autori hanno deciso di
concentrarsi su India, Cina e Giappone: il primo è il paese dove
sopravvive circa la metà dell'attuale popolazione dei felini; gli
altri due sono il maggiore mercato per il commercio di parti di
tigre. In effetti la caccia alla tigre è ormai illegale in tutto
il mondo, ma ad alimentare il bracconaggio (la caccia illegale) è
la forte richieste di pelli, ossa, peli e altre parti del grande
felino, venduti sia come trofei, sia come ingredienti per
medicamenti tradizionali, rimedi, amuleti. La medicina
tradizionale cinese usa le ossa tritate come cura per i
reumatismi, il pene come elisir di forza e mascolinità. E la
domanda aumenta anche in Occidente, dove quella cinese si va
diffondendo come una medicina alternativa. Così oggi il commercio
illegale è la prima minaccia per la tigre - oltre al degrado
degli habitat naturali e al restringersi dello spazio vitale per
molte specie selvatiche.
Il rapporto sulla tigre è stato presentato alla riunione della
Cites appena cominciata a Nairobi, in Kenya, e ha subito
suscitato polemica. Nella capitale kenyota, infatti, circa 2.500
delegati dei 150 paesi firmatari della Convenzione sono impegnati
nel periodico riesame della situazione, le richieste di deroghe e
le nuove specie da includere nelle liste di attenzione. Ebbene,
il rapporto sullo stato della tigre avanza proposte drastiche:
chiedere all'India di istituire unità specializzate per la lotta
al bracconaggio e, se non si mostrerà adempiente, comminare
sanzioni o tagliare i sussidi finanziari al Progetto Tigre del
governo indiano. Le accuse sono dure. Il rapporto minimizza
alcune delle previsioni più catastrofiche - che la maestosa tigre
del Bengala sarà estinta nei prossimi dieci anni, ad esempio - ma
avverte che i funzionari governativi nascondono sistematicamente
le cifre sulle tigri uccise di frodo, mentre gonfiano quelle
sulle tigri ancora in buona salute. "Non c'è traccia di un lavoro
coordinato, moderno e professionale sia nelle operazioni
antibracconaggio che nell'investigazione dei crimini di commercio
illecito". E poi: solo in alcuni parchi e riserve naturali, fiore
all'occhiello della conservazione (e meta di un fiorente turismo
naturalista), i controlli sono efficienti e ben organizzati.
Mentre nella maggioranza dei parchi indiani solo poche guardie
dovrebbero controllare la caccia illegale, sprovvisti di veicoli,
armi e comunicazioni radio. E' insorta la delegazione indiana a
Nairobi, guidata dal direttore del Progetto Tigre, P.K. Sen.
Togliere i fondi al progetto di conservazione, ha detto,
"equivale a uccidere le tigri, non a salvarle": e ha aggiunto che
l'India fa quello che può, con i mezzi che ha, per proteggere uno
dei suoi più preziosi animali selvatici, e che la vera minaccia è
proprio la domanda di oltre un centinaio di paesi "consumatori".




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