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BIOTECNOLOGIE
Chi controlla i semi transgenici?
MARINA FORTI
2000.05.04
L'amministrazione Clinton ha annunciato un piano per
"rispondere alle preoccupazioni dei consumatori" in materia di
cibi geneticamente modificati. L'annuncio è di ieri. I comunicati
della Casa Bianca parlano di nuove regolamentazioni: la
Food
and Drug Administration
(Fda, l'ente federale responsabile
della sicurezza di cibi e farmaci messi sul mercato) richiederà
dati più precisi alle aziende che chiedono di mettere in
commercio le proprie sementi transgeniche.
L'ente federale americano dovrebbe così mettere fine a una situazione scandalosa. Negli ultimi otto anni la Fda ha basato le sue autorizzazioni su un "sistema volontario". In sostanza, le aziende che producono piante geneticamente modificate sono state tenute a comunicare qualità e benefici delle proprie "creazioni" alla Fda, che si limitava a controllare se la sperimentazione in campo aperto aveva dato i risultati annunciati dal produttore. In pratica, l'ente federale concede le sue autorizzazioni sulla base dei dati forniti dall'azienda stessa - e si può scommettere che non sarà il produttore ad avanzare dubbi sulla sua merce.
Da qualche tempo questo sistema è sotto accusa, negli Stati uniti. La settimana scorsa i maggiori gruppi ambientalisti hanno firmato una petizione al Dipartimento all'Agricoltura per chiedere regolamentazioni più severe e puntuali, sulle specie transgeniche. Accusano l'amministrazione di aver lasciato mettere in commercio nuove piante prima di sapere se comportano rischi per l'ambiente. "Abbiamo bisogno di sapere molto di più sull'impatto a medio e lungo termine di queste nuove varietà, prima di metterle in circolazione", ha dichiarato David Adelman a nome di uno dei firmatari, il Natural Resources Defence Council (gli altri sono Greenpeace, Sierra Club, Environmental Defence e la Union for Concerned Scientists).
Le organizzazioni ambientaliste insomma chiedevano di adottare criteri più scientifici per accertare il potenziale rischio ecologico associato alle nuove specie. Hanno ottenuto soddisfazione? Sembra proprio di no. A quanto annunciato da Washington la Food and Drug Administration chiederà alle aziende più dati sperimentali sulle loro creazioni transgeniche, mentre il Dipartimento dell'agricoltura esaminerà meglio le sperimentazioni. Ci saranno indicazioni per le aziende che vogliano etichettare i loro prodotti per dire se contengono ingredienti transgenici (la cosa è del tutto volontaria). "Dobbiamo far capire agli americani che stiamo parlando di una tecnologia molto promettente", ha dichiarato Neil Lane, consigliere scientifico della Casa Bianca. Ma il nuovo "piano" non parla affatto di monitoraggio sugli effetti a lungo termine delle nuove specie modificate sull'ambiente e la salute.
Eppure è un elemento non secondario. Nella loro petizione, gli ambientalisti chiedevano ad esempio di revocare l'autorizzazione data di recente a due tipi di zucchina "modificata" per resistere a certi virus. Uno studio della National Academy of Sciences (l'Accademia delle scienze degli Stati uniti) afferma che non è stato valutato il rischio che la zucchina transgenica si incroci con quella selvatica e spontanea, con il risultato di trasferire il patrimonio genetico modificato alla specie endemica - che scomparirebbe.
Il caso della zucchina transgenica è citato dall'Accademia delle scienze in uno studio sulle regolamentazioni governative in materia di specie modificate. In quel caso, afferma lo studio, il Dipartimento dell'agricoltura ha ritenuto non rilevante il rischio di incrocio tra la specie transgenica e la sua cugina selvatica: ma sbaglia, e servono studi più a lungo termine per dire che il problema non sussiste. Ma su questo punto, l'amministrazione Usa ancora non ci sente.
L'ente federale americano dovrebbe così mettere fine a una situazione scandalosa. Negli ultimi otto anni la Fda ha basato le sue autorizzazioni su un "sistema volontario". In sostanza, le aziende che producono piante geneticamente modificate sono state tenute a comunicare qualità e benefici delle proprie "creazioni" alla Fda, che si limitava a controllare se la sperimentazione in campo aperto aveva dato i risultati annunciati dal produttore. In pratica, l'ente federale concede le sue autorizzazioni sulla base dei dati forniti dall'azienda stessa - e si può scommettere che non sarà il produttore ad avanzare dubbi sulla sua merce.
Da qualche tempo questo sistema è sotto accusa, negli Stati uniti. La settimana scorsa i maggiori gruppi ambientalisti hanno firmato una petizione al Dipartimento all'Agricoltura per chiedere regolamentazioni più severe e puntuali, sulle specie transgeniche. Accusano l'amministrazione di aver lasciato mettere in commercio nuove piante prima di sapere se comportano rischi per l'ambiente. "Abbiamo bisogno di sapere molto di più sull'impatto a medio e lungo termine di queste nuove varietà, prima di metterle in circolazione", ha dichiarato David Adelman a nome di uno dei firmatari, il Natural Resources Defence Council (gli altri sono Greenpeace, Sierra Club, Environmental Defence e la Union for Concerned Scientists).
Le organizzazioni ambientaliste insomma chiedevano di adottare criteri più scientifici per accertare il potenziale rischio ecologico associato alle nuove specie. Hanno ottenuto soddisfazione? Sembra proprio di no. A quanto annunciato da Washington la Food and Drug Administration chiederà alle aziende più dati sperimentali sulle loro creazioni transgeniche, mentre il Dipartimento dell'agricoltura esaminerà meglio le sperimentazioni. Ci saranno indicazioni per le aziende che vogliano etichettare i loro prodotti per dire se contengono ingredienti transgenici (la cosa è del tutto volontaria). "Dobbiamo far capire agli americani che stiamo parlando di una tecnologia molto promettente", ha dichiarato Neil Lane, consigliere scientifico della Casa Bianca. Ma il nuovo "piano" non parla affatto di monitoraggio sugli effetti a lungo termine delle nuove specie modificate sull'ambiente e la salute.
Eppure è un elemento non secondario. Nella loro petizione, gli ambientalisti chiedevano ad esempio di revocare l'autorizzazione data di recente a due tipi di zucchina "modificata" per resistere a certi virus. Uno studio della National Academy of Sciences (l'Accademia delle scienze degli Stati uniti) afferma che non è stato valutato il rischio che la zucchina transgenica si incroci con quella selvatica e spontanea, con il risultato di trasferire il patrimonio genetico modificato alla specie endemica - che scomparirebbe.
Il caso della zucchina transgenica è citato dall'Accademia delle scienze in uno studio sulle regolamentazioni governative in materia di specie modificate. In quel caso, afferma lo studio, il Dipartimento dell'agricoltura ha ritenuto non rilevante il rischio di incrocio tra la specie transgenica e la sua cugina selvatica: ma sbaglia, e servono studi più a lungo termine per dire che il problema non sussiste. Ma su questo punto, l'amministrazione Usa ancora non ci sente.




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