terra terra
AGRICOLTURA
La marcia dell'India rurale
MARINELLA CORREGGIA
2000.05.05
Marceranno per dieci giorni sulle strade surriscaldate e inquinate
di New Delhi: vogliono sensibilizzare i politici nazionali sul
quella che considerano un'emergenza, il moltiplicarsi di
allevamenti industriali di gamberetti sulle coste indiane, con
serie ripercussioni sull'ambiente e il benessere delle comunità
locali. Ma non solo. Alla
padyatra
(marcia a piedi, in
lingua hindi), partecipano centinaia di attivisti rurali
gandhiani, arrivati nella capitale in treno e in bus da vari
stati dell'Unione indiana. Fra di loro l'ottuagenario S.
Jagannathan, alle spalle sessant'anni di lotte per la riforma
agraria e per il
Graw Swaraj
o "governo popolare dei
villaggi".
Prima con il Mahatma Gandhi e Vinoba Bhave, poi con Jayaprakash Narayan e la sua rivoluzione totale, Jagannathan ha sempre lavorato con gli abitanti delle zone rurali. Tradizionali i suoi metodi di vita e di lotta: niente Internet né telefonini ma padyatra , digiuni, resistenza attiva (carcere compreso) e quotidiano lavoro manuale all'arcolaio - come faceva Gandhi.
Nella capitale indiana, i marciatori hanno due obiettivi. Il primo è la chiusura degli allevamenti di gamberetti da esportazione, impiantati sulle coste dell'India da imprenditori locali e multinazionali. Dice Jagannathan: "Sono come le bombe. Hanno distrutto le foreste di mangrovie, hanno inquinato l'acqua dei villaggi, hanno sottratto terre agricole ai piccoli produttori".
Dopo anni di mobilitazione nelle aree rurali coinvolte, il movimento ha chiamato in causa la Corte Suprema indiana: e questa, grazie all'impegno volontario di un bravo avvocato ambientalista, M.C. Mehta (soprannominato il "guerriero verde"), ha ordinato la chiusura di tutti gli impianti entro il marzo 1997. Son passati tre anni ma la decisione è tuttora in gran parte disattesa, per connivenze e negligenze politiche. La padyatra chiede dunque il rispetto di una sentenza dell'alta Corte: ma che chances ha in una Delhi dove, a dirla con una partecipante, "Gandhi è stato dimenticato per seguire Clinton"?
Nel governo centrale indiano, guidato dal partito della destra hindu Bjp, solo il ministro dell'agricoltura ha dato attenzione al tema, e ha caldeggiato la manifestazione sperando di sensibilizzare i suoi colleghi. Fra gli altri partiti, solo i comunisti del Cpi-m sono dalla parte dei manifestanti; garantito poi l'appoggio attivo di movimenti contadini e di numerosi ambientalisti.
Il secondo obiettivo della padyatra è ben più vasto e a lungo termine. E' il Graw Swaraj . I villaggi in India sono una realtà molto concreta: sono 600.000 in India e là vive la maggior parte della popolazione.
I tre concetti base del Graw Swaraj sono un misto di antiche tradizioni (i consigli elettivi di villaggio esistevano già migliaia di anni fa) e di socialismo gandhiano. Primo concetto: la terra a chi la coltiva (oggi in molta parte dell'India la riforma agraria è aggirata e disattesa).
Secondo concetto, "invece del capitalismo e della globalizzazione": industrie e unità produttive di villaggio per l'offerta di beni e servizi essenziali; statali le industrie e i servizi di grandi dimensioni (ma l'India di oggi è sempre più liberista).
Terzo concetto: il decentramento del potere politico fino ai villaggi (in effetti i consigli di villaggio, o panchayat , hanno una certa importanza in India, ma non sulle questioni economiche).
E le città? Il movimento gandhiano propone il Nadar Swaraj o autogoverno popolare per le metropoli di più di un milione di abitanti.
Prima con il Mahatma Gandhi e Vinoba Bhave, poi con Jayaprakash Narayan e la sua rivoluzione totale, Jagannathan ha sempre lavorato con gli abitanti delle zone rurali. Tradizionali i suoi metodi di vita e di lotta: niente Internet né telefonini ma padyatra , digiuni, resistenza attiva (carcere compreso) e quotidiano lavoro manuale all'arcolaio - come faceva Gandhi.
Nella capitale indiana, i marciatori hanno due obiettivi. Il primo è la chiusura degli allevamenti di gamberetti da esportazione, impiantati sulle coste dell'India da imprenditori locali e multinazionali. Dice Jagannathan: "Sono come le bombe. Hanno distrutto le foreste di mangrovie, hanno inquinato l'acqua dei villaggi, hanno sottratto terre agricole ai piccoli produttori".
Dopo anni di mobilitazione nelle aree rurali coinvolte, il movimento ha chiamato in causa la Corte Suprema indiana: e questa, grazie all'impegno volontario di un bravo avvocato ambientalista, M.C. Mehta (soprannominato il "guerriero verde"), ha ordinato la chiusura di tutti gli impianti entro il marzo 1997. Son passati tre anni ma la decisione è tuttora in gran parte disattesa, per connivenze e negligenze politiche. La padyatra chiede dunque il rispetto di una sentenza dell'alta Corte: ma che chances ha in una Delhi dove, a dirla con una partecipante, "Gandhi è stato dimenticato per seguire Clinton"?
Nel governo centrale indiano, guidato dal partito della destra hindu Bjp, solo il ministro dell'agricoltura ha dato attenzione al tema, e ha caldeggiato la manifestazione sperando di sensibilizzare i suoi colleghi. Fra gli altri partiti, solo i comunisti del Cpi-m sono dalla parte dei manifestanti; garantito poi l'appoggio attivo di movimenti contadini e di numerosi ambientalisti.
Il secondo obiettivo della padyatra è ben più vasto e a lungo termine. E' il Graw Swaraj . I villaggi in India sono una realtà molto concreta: sono 600.000 in India e là vive la maggior parte della popolazione.
I tre concetti base del Graw Swaraj sono un misto di antiche tradizioni (i consigli elettivi di villaggio esistevano già migliaia di anni fa) e di socialismo gandhiano. Primo concetto: la terra a chi la coltiva (oggi in molta parte dell'India la riforma agraria è aggirata e disattesa).
Secondo concetto, "invece del capitalismo e della globalizzazione": industrie e unità produttive di villaggio per l'offerta di beni e servizi essenziali; statali le industrie e i servizi di grandi dimensioni (ma l'India di oggi è sempre più liberista).
Terzo concetto: il decentramento del potere politico fino ai villaggi (in effetti i consigli di villaggio, o panchayat , hanno una certa importanza in India, ma non sulle questioni economiche).
E le città? Il movimento gandhiano propone il Nadar Swaraj o autogoverno popolare per le metropoli di più di un milione di abitanti.





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