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BIOTECNOLOGIE
L'azione diretta di Nanjundaswami
MARINA FORTI
2000.05.27
Viviamo in una democrazia rappresentativa, fa notare il
professor Nanjundaswami: "ma se i rappresentanti da noi eletti
lavorano contro di noi cosa ci resta? La democrazia diretta". E'
democrazia diretta, spiega, l'azione di centinaia di contadini
indiani della sua India, che poco più di un anno fa hanno
estirpato pianticelle di cotone transgenico della Monsanto e le
hanno bruciate.
Il professor Nanjundaswami è il fondatore di un sindacato rurale, l'Associazione dei contadini del Karnataka (Krrs), nell'India meridionale. Ieri era a Genova, su invito delle organizzazioni che da tre giorni assediano il Tebio, la mostra delle biotecnologie allestita alla Fiera: gli attivisti di Mobilitebio ci tenevano a sentire il punto di vista di un sindacato rurale dell'India, il nord e il sud del mondo. E Nanjundaswami, un signore dagli occhi vivaci, gli dà ragione: "Stiamo parlando di problemi globali, e la battaglia dev'essere globale". E parla della rivoluzione verde cominciata quarant'anni fa in paesi come il suo, di multinazionali che controllano il mercato delle sementi ibride ad alto rendimento, e di come quei semi "miracolosi" abbiano portato ad aumentare l'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. "Dicevano che con quei semi miracolosi avrebbero sfamato il mondo. Ma il Vertice mondiale sull'alimentazione, qualche anno fa, ha constatato che sul pianeta 800 milioni di persone sono alla fame", fa notare.
Ora quelle stesse multinazionali parlano di una "seconda rivoluzione verde", quella delle sementi transgeniche. La prima era controllata dallo stato - la seconda è promossa direttamente dalle aziende di sementi, poche grandi multinazionali che possono controllare l'agricoltura di paesi grandi e popolosi come l'India. E' contro questo potere smisurato che si rivoltano i contadini del Karnataka.
Nanjundaswami l'aveva chiamata "operazione cremate Monsanto". E' cominciata nel novembre del '98, quando un giornale della sua città, Bangalore, ha rivelato che in India da qualche tempo la multinazionale delle biotecnologie stava sperimentando il suo cotone Bt, quello modificato per produrre la tossina del Bacillus Thurigensis (un efficace insetticida naturale).
La rivelazione scatenò un putiferio, finché il ministro dell'agricoltura fu costretto ad ammettere che era vero, e dire dove si trovavano quei campi sperimentali. Risultò che la Monsanto aveva regalato le sementi ai contadini, che le coltivavano senza sapere cosa fossero. Risultò anche che quel cotone "miracoloso" era ugualmente infestato dal parassita della "bolla" contro cui la tossina del Bt doveva proteggerlo (era successo così anche negli Stati uniti, dove il cotone Bt era stato coltivato nel delta del Mississippi: la differenza è che là i farmers hanno preteso e ottenuto i dovuti risarcimenti dalla Monsanto). Ma il governo indiano aveva autorizzato quelle coltivazioni. E' allora che il sindacato di Nanjundaswami ha deciso di applicare la sua democrazia diretta: "Abbiamo discusso con quei contadini, che erano stati turlupinati. Gli abbiamo spiegato cosa stavano coltivando e il rischio di quella roba. Li abbiamo convinti. Insieme, abbiamo estirpato quelle piante e le abbiamo bruciate".
Come ha reagito Monsanto? "In modo assai intelligente: col silenzio". Né il sindacato dei contadini del Karnataka si limita alle azioni clamorose per cui è famoso in India, estirpare il cotone transgenico o attaccare il Kentuky Fried Chicken e l'uffisio della Cargill (altra multinazionale delle sementi): "Abbiamo avviato una rete di banche dei semi nei villaggi, l'unico modo per salvare un'agricoltura sostenibile", spiega. Nanjundaswami si definisce gandhiano, "la nostra ideologia è non violenta. Bruciare le piantine è un'azione violenta? No. Distruggere un pericolo per la collettività non è violenza".
Il professor Nanjundaswami è il fondatore di un sindacato rurale, l'Associazione dei contadini del Karnataka (Krrs), nell'India meridionale. Ieri era a Genova, su invito delle organizzazioni che da tre giorni assediano il Tebio, la mostra delle biotecnologie allestita alla Fiera: gli attivisti di Mobilitebio ci tenevano a sentire il punto di vista di un sindacato rurale dell'India, il nord e il sud del mondo. E Nanjundaswami, un signore dagli occhi vivaci, gli dà ragione: "Stiamo parlando di problemi globali, e la battaglia dev'essere globale". E parla della rivoluzione verde cominciata quarant'anni fa in paesi come il suo, di multinazionali che controllano il mercato delle sementi ibride ad alto rendimento, e di come quei semi "miracolosi" abbiano portato ad aumentare l'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. "Dicevano che con quei semi miracolosi avrebbero sfamato il mondo. Ma il Vertice mondiale sull'alimentazione, qualche anno fa, ha constatato che sul pianeta 800 milioni di persone sono alla fame", fa notare.
Ora quelle stesse multinazionali parlano di una "seconda rivoluzione verde", quella delle sementi transgeniche. La prima era controllata dallo stato - la seconda è promossa direttamente dalle aziende di sementi, poche grandi multinazionali che possono controllare l'agricoltura di paesi grandi e popolosi come l'India. E' contro questo potere smisurato che si rivoltano i contadini del Karnataka.
Nanjundaswami l'aveva chiamata "operazione cremate Monsanto". E' cominciata nel novembre del '98, quando un giornale della sua città, Bangalore, ha rivelato che in India da qualche tempo la multinazionale delle biotecnologie stava sperimentando il suo cotone Bt, quello modificato per produrre la tossina del Bacillus Thurigensis (un efficace insetticida naturale).
La rivelazione scatenò un putiferio, finché il ministro dell'agricoltura fu costretto ad ammettere che era vero, e dire dove si trovavano quei campi sperimentali. Risultò che la Monsanto aveva regalato le sementi ai contadini, che le coltivavano senza sapere cosa fossero. Risultò anche che quel cotone "miracoloso" era ugualmente infestato dal parassita della "bolla" contro cui la tossina del Bt doveva proteggerlo (era successo così anche negli Stati uniti, dove il cotone Bt era stato coltivato nel delta del Mississippi: la differenza è che là i farmers hanno preteso e ottenuto i dovuti risarcimenti dalla Monsanto). Ma il governo indiano aveva autorizzato quelle coltivazioni. E' allora che il sindacato di Nanjundaswami ha deciso di applicare la sua democrazia diretta: "Abbiamo discusso con quei contadini, che erano stati turlupinati. Gli abbiamo spiegato cosa stavano coltivando e il rischio di quella roba. Li abbiamo convinti. Insieme, abbiamo estirpato quelle piante e le abbiamo bruciate".
Come ha reagito Monsanto? "In modo assai intelligente: col silenzio". Né il sindacato dei contadini del Karnataka si limita alle azioni clamorose per cui è famoso in India, estirpare il cotone transgenico o attaccare il Kentuky Fried Chicken e l'uffisio della Cargill (altra multinazionale delle sementi): "Abbiamo avviato una rete di banche dei semi nei villaggi, l'unico modo per salvare un'agricoltura sostenibile", spiega. Nanjundaswami si definisce gandhiano, "la nostra ideologia è non violenta. Bruciare le piantine è un'azione violenta? No. Distruggere un pericolo per la collettività non è violenza".




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