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AGRICOLTURA
Elogio degli erbivori
FULVIO GIOANETTO
2000.07.11
Alcuni recenti studi sulla produttività delle
praterie stanno demolendo molte delle intoccabili teorie
ecologiche sulla biodiversitá.
Queste teorie sono state costruite sulla constatazione che gli erbivori sono un fattore limitante della biodiversità e che la produttività di questi ecosistemi non sia direttamente in relazione con il numero di differenti specie di piante che crescono.
Queste ricerche sul terreno stanno facendo letteralmente a pezzi non solamente l'ecologia teorica. Ma stanno anche obbligando, come ad esempio sta accedendo in Francia, a rivedere molte pratiche e progettualità ambientaliste di conservazione delle praterie.
Se finora pensavamo che cavalli, pecore, conigli, bisonti ed altri erbivori a quattro zampe erano i responsabili dell'impoverimento vegetale di una prateria, beh ci stavamo sbagliando.
Al contrario, sembra proprio che i voraci ghiottoni erbivori siano uno degli elementi chiave per il mantenimento e il risanamento della biodiversità di questi preziosi e delicati spazi aperti.
Praterie, prati alpini, spazi erbosi stanno scomparendo in tutta Europa ad un ritmo impressionante. Una scomparsa dovuta sia all'abbandono (con la conseguente colonizazzione di erbacee comuni) sia all'industrializzazione eccessiva per produrre fieno; nel nordovest della Francia, per esempio, si valuta questa perdita pari ad un 60 per cento del territorio .
Le attivitá e la presenza degli erbivori in una prateria, soprattutto ruminanti, creano a mantengono tutta una serie di microecosistemi (microrganismi e batteri, funghi ed insetti parassiti, fauna e flora delle feci) indispensabili alla vita della prateria.
Per esempio, nel marais Vernier, in Normandia, è stato calcolato che nello sterco delle mucche che pascolano vivono piú di 200 specie di funghi fumicoli, una trentina fra muschi e licheni, una quarantina di distinte famiglie di mosche e coleotteri, un centinaio di specie di altri insetti ed una impressionante biomassa di lombrichi (piú di 2 tonnellate all'ettaro in una prateria umida, paragonata a 150 chilogrammi in una prateria falciata).
Si sono creati così giá numerosi gruppi di valorizazzione dell'opera degli erbivori e della transumanza in diversi parchi e riserve naturali francesi, gruppi pastoralisti come il "Brouteur fan club" ed una rete europea (si chiama Espace) che stanno sviluppando pratiche agroecologiche e agrosilvopastorali, dove gli erbivori sono introdotti deliberatamente nel bosco e nelle praterie per aumentarne la produttività.
Altri studi svolti su cinquecento parcelle di praterie in tutta Europa, dalla Grecia alla Scozia (si veda Nature numero 288), hanno dimostrato che la produttività di una prateria si riduceva di piú della metà quando si eliminavano alcune erbacee e leguminose silvestri.
Non solo. Provando poi a mescolare le specie studiate (leguminose, graminacee ed erbacee) fra loro, hanno dimostrato che tutti i coltivi misti provati, superavano in biomassa qualsiasi monocultivo della specie la più produttiva.
Questo esperimento costituisce ancora di più un'ulteriore prova della validità delle tecniche dell'agricoltura organica, dove non solamente le piante silvestri sono mescolate con leguminose e specie coltivate per accrescere la produttivitá, ma anche perché le piante si aiutano spontaneamente fra di loro contro parassiti e predatori secretando e producendo sostanze allelopatiche.
Queste teorie sono state costruite sulla constatazione che gli erbivori sono un fattore limitante della biodiversità e che la produttività di questi ecosistemi non sia direttamente in relazione con il numero di differenti specie di piante che crescono.
Queste ricerche sul terreno stanno facendo letteralmente a pezzi non solamente l'ecologia teorica. Ma stanno anche obbligando, come ad esempio sta accedendo in Francia, a rivedere molte pratiche e progettualità ambientaliste di conservazione delle praterie.
Se finora pensavamo che cavalli, pecore, conigli, bisonti ed altri erbivori a quattro zampe erano i responsabili dell'impoverimento vegetale di una prateria, beh ci stavamo sbagliando.
Al contrario, sembra proprio che i voraci ghiottoni erbivori siano uno degli elementi chiave per il mantenimento e il risanamento della biodiversità di questi preziosi e delicati spazi aperti.
Praterie, prati alpini, spazi erbosi stanno scomparendo in tutta Europa ad un ritmo impressionante. Una scomparsa dovuta sia all'abbandono (con la conseguente colonizazzione di erbacee comuni) sia all'industrializzazione eccessiva per produrre fieno; nel nordovest della Francia, per esempio, si valuta questa perdita pari ad un 60 per cento del territorio .
Le attivitá e la presenza degli erbivori in una prateria, soprattutto ruminanti, creano a mantengono tutta una serie di microecosistemi (microrganismi e batteri, funghi ed insetti parassiti, fauna e flora delle feci) indispensabili alla vita della prateria.
Per esempio, nel marais Vernier, in Normandia, è stato calcolato che nello sterco delle mucche che pascolano vivono piú di 200 specie di funghi fumicoli, una trentina fra muschi e licheni, una quarantina di distinte famiglie di mosche e coleotteri, un centinaio di specie di altri insetti ed una impressionante biomassa di lombrichi (piú di 2 tonnellate all'ettaro in una prateria umida, paragonata a 150 chilogrammi in una prateria falciata).
Si sono creati così giá numerosi gruppi di valorizazzione dell'opera degli erbivori e della transumanza in diversi parchi e riserve naturali francesi, gruppi pastoralisti come il "Brouteur fan club" ed una rete europea (si chiama Espace) che stanno sviluppando pratiche agroecologiche e agrosilvopastorali, dove gli erbivori sono introdotti deliberatamente nel bosco e nelle praterie per aumentarne la produttività.
Altri studi svolti su cinquecento parcelle di praterie in tutta Europa, dalla Grecia alla Scozia (si veda Nature numero 288), hanno dimostrato che la produttività di una prateria si riduceva di piú della metà quando si eliminavano alcune erbacee e leguminose silvestri.
Non solo. Provando poi a mescolare le specie studiate (leguminose, graminacee ed erbacee) fra loro, hanno dimostrato che tutti i coltivi misti provati, superavano in biomassa qualsiasi monocultivo della specie la più produttiva.
Questo esperimento costituisce ancora di più un'ulteriore prova della validità delle tecniche dell'agricoltura organica, dove non solamente le piante silvestri sono mescolate con leguminose e specie coltivate per accrescere la produttivitá, ma anche perché le piante si aiutano spontaneamente fra di loro contro parassiti e predatori secretando e producendo sostanze allelopatiche.





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