terra terra
ANIMALI
Le tartarughe di Karachi
MARINA FORTI
2000.07.12
Una gigantesca macchia nera e oleosa ha ricoperto negli
ultimi giorni alcune spiagge non lontano da Karachi, Pakistan,
sulla costa del mare Arabico. Una "marea nera" misteriosa, perché
nessuno ancora ne conosce l'origine. Ma disastrosa per quei venti
chilometri di costa, dove usano nidificare due specie di rare
tartarughe marine, la Olive Ridley (
lepidochelys
olivacea
) e la tartaruga verde (
chelonia mydas
).
La notizia viene dal Marine Turtle Conservation Project, ente per la protezione delle tartarughe che lavora sotto gli auspici dell'agenzia statale per la protezione della natura (Karachi è la capitale del Sindh, provincia meridionale del Pakistan). Le zone inquinate sono Hawks Bay e la spiaggia di Sandspit, nota agli abitanti di Karachi come luogo di gite al mare. Fehmida Asrar Ghori, responsabile dell'ente per la protezione delle tartarughe, ha trovato perfino un delfino morto su quella spiaggia: "Una prova eloquente, se ce n'era bisogno di quanto sia letale quella roba", ha dichiarato al Environment News Service (Ens). Già, ma cos'è "quella roba"? Il corrispondente pakistano del Ens , Ahmar Mustikhan, ha cercato di capirlo, di rintracciare l'origine di quella roba oleosa come bitume e nera come carbone e di parlare con le autorità responsabili. Il risultato è sconsolante.
Il brigadiere Akhtar Zamin, capo della Environment Protection Acency (ente per la protezione dell'ambiente) del Sindh, interpellato ha risposto di non avere notizie di prima mano: "Domani, quando andrò in ufficio, forse potrò dire qualcosa". Ma la sua agenzia ha compiti di controllo e non è certo responsabile di compiti operativi come ripulire la marea nera. Il direttore generale della Maritime Security Agency, l'ente per la sicurezza marittima, ammiraglio Akhtar Jamil, ha dichiarato che la sua agenzia non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale circa la marea nera. Appena riceverà una notificazione, potrà "assistere" il ministero dell'ambiente e l'Epa nel vedere cosa fare... Ripulire? Bisogna prima individuare i responsabili, dice il capo dell'Epa.
L'origine della macchia nera è sconosciuta, ma certo non ci vuole una grande fantasia per fare delle ipotesi. Fehmida Asrar Ghori ha raccolto campioni del materiale oleoso (e li ha spediti a quelle autorità che cascavano dalle nuvole quando interpellate dal cronista ambientale). Lei attribuisce il rilascio di quella roba alle navi che transitano vicino alla costa (il porto di Karachi è un transito importante) e ripuliscono stive e serbatoi. I rifiuti delle navi non sono trattati in nessun modo, né c'è alcun controllo su cosa le imbarcazioni scaricano. Poi ci sono i rifiuti scaricati da terra: "Sono stata attonita nel vedere con i miei occhi un camion della Karachi Metropolitan Corporation (il municipio, ndr ) scaricare direttamente i rifiuti nel mare. Senza contare tutti i rifiuti dell'area portuale e industriale", ha dichiarato al Ens . Il porto e le industrie scaricano in mare, le navi scaricano vicino alla costa: i brigadieri e ammiragli interpellati dal cronista pakistano non fanno difficoltà ad ammetterlo. Anzi, aggiungono che un altro problema sono le navi trainate nel porto di Gadani, un po' più a ovest (nella provincia del Baluchistan), dove saranno smontate: in genere disperdono in mare i residui e acque sporche prima di essere trainare a riva.
Il cronista pakistano ci ricorda che le tartarughe annafiate da quella marea nera sono specie rare: la Cites (Convenzione sul traffico di specie minacciate) le include nella lista di quelle da proteggere. La tartaruga verde misura da adulta tra 90 e 110 centimetri, e pesa fino a 140 chili. La tartaruga Ridley misura tra 70 e 75 centimetri e pesa fino a 70 chili. Entrambe sono protette dalla legistazione ambientale del Sindh. Nidificano tutto l'anno, ma soprattutto tra luglio e l'autunno. Ma sono minacciate - oltre che dalle maree di bitume - dai predatori come cani randagi e gabbiani, e dagli umani. il cronista pakistano forse ci ricorda anche un'altra cosa, anche se non la dice in modo esplicito: che pure in un paese alle prese con crisi politiche, governi militari e un'economia a pezzi, le battaglie per la democrazia passano anche per le tartarughe verdi e i porti inquinati.
La notizia viene dal Marine Turtle Conservation Project, ente per la protezione delle tartarughe che lavora sotto gli auspici dell'agenzia statale per la protezione della natura (Karachi è la capitale del Sindh, provincia meridionale del Pakistan). Le zone inquinate sono Hawks Bay e la spiaggia di Sandspit, nota agli abitanti di Karachi come luogo di gite al mare. Fehmida Asrar Ghori, responsabile dell'ente per la protezione delle tartarughe, ha trovato perfino un delfino morto su quella spiaggia: "Una prova eloquente, se ce n'era bisogno di quanto sia letale quella roba", ha dichiarato al Environment News Service (Ens). Già, ma cos'è "quella roba"? Il corrispondente pakistano del Ens , Ahmar Mustikhan, ha cercato di capirlo, di rintracciare l'origine di quella roba oleosa come bitume e nera come carbone e di parlare con le autorità responsabili. Il risultato è sconsolante.
Il brigadiere Akhtar Zamin, capo della Environment Protection Acency (ente per la protezione dell'ambiente) del Sindh, interpellato ha risposto di non avere notizie di prima mano: "Domani, quando andrò in ufficio, forse potrò dire qualcosa". Ma la sua agenzia ha compiti di controllo e non è certo responsabile di compiti operativi come ripulire la marea nera. Il direttore generale della Maritime Security Agency, l'ente per la sicurezza marittima, ammiraglio Akhtar Jamil, ha dichiarato che la sua agenzia non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale circa la marea nera. Appena riceverà una notificazione, potrà "assistere" il ministero dell'ambiente e l'Epa nel vedere cosa fare... Ripulire? Bisogna prima individuare i responsabili, dice il capo dell'Epa.
L'origine della macchia nera è sconosciuta, ma certo non ci vuole una grande fantasia per fare delle ipotesi. Fehmida Asrar Ghori ha raccolto campioni del materiale oleoso (e li ha spediti a quelle autorità che cascavano dalle nuvole quando interpellate dal cronista ambientale). Lei attribuisce il rilascio di quella roba alle navi che transitano vicino alla costa (il porto di Karachi è un transito importante) e ripuliscono stive e serbatoi. I rifiuti delle navi non sono trattati in nessun modo, né c'è alcun controllo su cosa le imbarcazioni scaricano. Poi ci sono i rifiuti scaricati da terra: "Sono stata attonita nel vedere con i miei occhi un camion della Karachi Metropolitan Corporation (il municipio, ndr ) scaricare direttamente i rifiuti nel mare. Senza contare tutti i rifiuti dell'area portuale e industriale", ha dichiarato al Ens . Il porto e le industrie scaricano in mare, le navi scaricano vicino alla costa: i brigadieri e ammiragli interpellati dal cronista pakistano non fanno difficoltà ad ammetterlo. Anzi, aggiungono che un altro problema sono le navi trainate nel porto di Gadani, un po' più a ovest (nella provincia del Baluchistan), dove saranno smontate: in genere disperdono in mare i residui e acque sporche prima di essere trainare a riva.
Il cronista pakistano ci ricorda che le tartarughe annafiate da quella marea nera sono specie rare: la Cites (Convenzione sul traffico di specie minacciate) le include nella lista di quelle da proteggere. La tartaruga verde misura da adulta tra 90 e 110 centimetri, e pesa fino a 140 chili. La tartaruga Ridley misura tra 70 e 75 centimetri e pesa fino a 70 chili. Entrambe sono protette dalla legistazione ambientale del Sindh. Nidificano tutto l'anno, ma soprattutto tra luglio e l'autunno. Ma sono minacciate - oltre che dalle maree di bitume - dai predatori come cani randagi e gabbiani, e dagli umani. il cronista pakistano forse ci ricorda anche un'altra cosa, anche se non la dice in modo esplicito: che pure in un paese alle prese con crisi politiche, governi militari e un'economia a pezzi, le battaglie per la democrazia passano anche per le tartarughe verdi e i porti inquinati.




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