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SANITA
Un virus a Manhattan
MARINA FORTI
2000.07.27
È diventata un affare serio la lotta alle zanzare, a New York. Sabato scorso elicotteri hanno sorvolato la città
scaricando tonnellare di insetticida. Lunedì poi le autorità
hanno chiuso al pubblico Central Park, il grande polmone verde di
Manhattan, per procedere a una disinfestazione radicale.
Annullato il concerto all'aperto della New York Philarmonic
Orchestra a cui erano attesi 40mila spettatori. Sospese le
attività musicali che animano ogni estate il parco, i giochi per
bambini, le attività sportive, il refrigerio.
Il sindaco di New York Rudolph Giuliani ha un bel dire di restare calmi: la chiusura di Central Park non è un buon segno. A suscitare paura è un virus di cui le zanzare newyorkesi - in sé normalisime - sono portatrici: il West Nile virus, o virus del Nilo occidentale, che causa encefalite, o infiammazione cerebrale. Il West Nile è un virus comune in Africa e Asia. Ma è comparso per la prima volta nell'emisfero occidentale l'estate scorsa, quando è stato segnalato per l'appunto a New York. Come sia arrivato e da dove non è chiaro. E' noto però che la "febbre del Nilo" è una malattia virale degli uccelli, e che sono le zanzare a trasmetterla agli umani con i loro morsi: da animale infetto a umano, mai da umano a umano. Una volta entrato nel sangue, il virus va a insediarsi nel cervello. L'estate scorsa sette persone sono morte di encefalite, a New York. All'inizio però le autorità sanitarie erano rimaste incerte circa il tipo di infezione: poteva essere il virus dell'encefalite di St. Louis (così chiamato dal nome della città americana dove era stata per la prima volta individuato nel 1933). Anche quel virus è portato dagli uccelli ed è trasmesso dalle zanzare, ed è il tipo di encefalite più diffuso nel nord America. I due virus sono geneticamente simili, e i test diagnostici possono "confonderli". Così, solo alla fine dell'estate gli scienziati del Centre for Disease Control (l'istituto pubblico per il controllo delle malattie infettive) sono giunti a conclusione che era stato invece il West Nile virus a causare quelle vittime, e a provocare una mortalità insolitamente alta tra gli uccelli nell'area newyorkese.
Questa volta le autorità sanitarie della città non vogliono sentirsi accusare di ritardi. Così, dai primi caldi è cominciata una campagna pubblica. I cittadini di New York sono invitati a vestirsi con maniche lunghe e pantaloni all'aperto, e coprire la pelle esposta con repellenti anti-zanzara. E' consigliato stare il meno possibile all'aperto all'alba, al tramonto e di sera. Una massiccia campagna pubblicitaria chiede di eliminare i ristagni d'acqua nei giardini e di segnalare ogni sintomo sospetto: l'encefalite si manifesta con mal di testa, debolezza, febbre e a volte nausea e vomito. Tra i tipi di encefalite noti, quella del Nilo è tra le più leggere: il tasso di mortalità è attorno al 10%, inferiore anche a quella di St. Louis (altre encefaliti, come quella giapponese, sono assai più letali). Ma è chiaro che anche solo il 10% di possibilità di morire di febbri dopo una puntura di zanzara non lasci tranquilli gli americani.
Centinaia di persone sono state esaminate: finora nessun caso di infezione è segnalato tra gli umani. Ma il virus della "febbre del Nilo" non è scomparso, ucciso dal freddo invernale come qualcuno sperava: è già stato segnalato su uccelli trovati morti e su zanzare. Anche perché gli uccelli emigrano, vanno a svernare a sud, e ora il problema è proprio stabilire quanto il virus esotico abbia viaggiato in America. Nel dicembre scorso gli scienziati del Geological Survey degli Stati uniti avevano diagnosticato il West Nile virus in 18 specie indigene di uccelli nello stato di New York, nel vicino New Jersey, nel Connecticut e nel Maryland. Le agenzie federali per l'ambiente hanno avviato una sorveglianza lungo tutta la costa Atlantica: si pensa che il virus abbia viaggiato a sud fino alla Florida, e forse anche verso ovest all'interno degli Stati uniti. E' sorvegliato in particolare il corvo americano: quasi la metà dei corvi morti esaminati l'autunno scorso nell'area di New York erano risultati positivi al virus. Il corvo americano è particolarmente sensibile al virus, e di solito si sposta su distanze non superiori ai 300 chilometri: è una buona "sentinella locale" del contagio. Certo è che il virus "esotico" sembra ormai ben insediato sul continente americano.
Il sindaco di New York Rudolph Giuliani ha un bel dire di restare calmi: la chiusura di Central Park non è un buon segno. A suscitare paura è un virus di cui le zanzare newyorkesi - in sé normalisime - sono portatrici: il West Nile virus, o virus del Nilo occidentale, che causa encefalite, o infiammazione cerebrale. Il West Nile è un virus comune in Africa e Asia. Ma è comparso per la prima volta nell'emisfero occidentale l'estate scorsa, quando è stato segnalato per l'appunto a New York. Come sia arrivato e da dove non è chiaro. E' noto però che la "febbre del Nilo" è una malattia virale degli uccelli, e che sono le zanzare a trasmetterla agli umani con i loro morsi: da animale infetto a umano, mai da umano a umano. Una volta entrato nel sangue, il virus va a insediarsi nel cervello. L'estate scorsa sette persone sono morte di encefalite, a New York. All'inizio però le autorità sanitarie erano rimaste incerte circa il tipo di infezione: poteva essere il virus dell'encefalite di St. Louis (così chiamato dal nome della città americana dove era stata per la prima volta individuato nel 1933). Anche quel virus è portato dagli uccelli ed è trasmesso dalle zanzare, ed è il tipo di encefalite più diffuso nel nord America. I due virus sono geneticamente simili, e i test diagnostici possono "confonderli". Così, solo alla fine dell'estate gli scienziati del Centre for Disease Control (l'istituto pubblico per il controllo delle malattie infettive) sono giunti a conclusione che era stato invece il West Nile virus a causare quelle vittime, e a provocare una mortalità insolitamente alta tra gli uccelli nell'area newyorkese.
Questa volta le autorità sanitarie della città non vogliono sentirsi accusare di ritardi. Così, dai primi caldi è cominciata una campagna pubblica. I cittadini di New York sono invitati a vestirsi con maniche lunghe e pantaloni all'aperto, e coprire la pelle esposta con repellenti anti-zanzara. E' consigliato stare il meno possibile all'aperto all'alba, al tramonto e di sera. Una massiccia campagna pubblicitaria chiede di eliminare i ristagni d'acqua nei giardini e di segnalare ogni sintomo sospetto: l'encefalite si manifesta con mal di testa, debolezza, febbre e a volte nausea e vomito. Tra i tipi di encefalite noti, quella del Nilo è tra le più leggere: il tasso di mortalità è attorno al 10%, inferiore anche a quella di St. Louis (altre encefaliti, come quella giapponese, sono assai più letali). Ma è chiaro che anche solo il 10% di possibilità di morire di febbri dopo una puntura di zanzara non lasci tranquilli gli americani.
Centinaia di persone sono state esaminate: finora nessun caso di infezione è segnalato tra gli umani. Ma il virus della "febbre del Nilo" non è scomparso, ucciso dal freddo invernale come qualcuno sperava: è già stato segnalato su uccelli trovati morti e su zanzare. Anche perché gli uccelli emigrano, vanno a svernare a sud, e ora il problema è proprio stabilire quanto il virus esotico abbia viaggiato in America. Nel dicembre scorso gli scienziati del Geological Survey degli Stati uniti avevano diagnosticato il West Nile virus in 18 specie indigene di uccelli nello stato di New York, nel vicino New Jersey, nel Connecticut e nel Maryland. Le agenzie federali per l'ambiente hanno avviato una sorveglianza lungo tutta la costa Atlantica: si pensa che il virus abbia viaggiato a sud fino alla Florida, e forse anche verso ovest all'interno degli Stati uniti. E' sorvegliato in particolare il corvo americano: quasi la metà dei corvi morti esaminati l'autunno scorso nell'area di New York erano risultati positivi al virus. Il corvo americano è particolarmente sensibile al virus, e di solito si sposta su distanze non superiori ai 300 chilometri: è una buona "sentinella locale" del contagio. Certo è che il virus "esotico" sembra ormai ben insediato sul continente americano.




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