terra terra
ANIMALI
Le "fattorie" dell'orso bruno
MARINA FORTI
2000.07.28
L'ente cinese per la tutela della fauna selvatica ha annunciato la
prossima "liberazione" di cinquecento esemplari di orso bruno
asiatico tenuti in cattività nella provincia cinese del Sichuan.
La China Wildlife Conservation Association, ha dichiarato il
signor Huang Jian Hua alle agenzie di stampa, ha raggiunto un
accordo in tal senso con la Animal Asia Foundation (Aaf),
fondazione di Hong Kong per la protezione degli animali: i
fortunati orsi bruni saranno trasferiti in una riserva naturale
presso Ziyang entro i prossimi 5 anni. Il governo cinese, ha
aggiunto Huang, è "allarmato" dalle condizioni in cui gli animali
sono tenuti, e avvierà un programma decennale per liberarli.
La notizia è rimbalzata sui mass media dei cinque continenti: e si capisce. L'annuncio in effetti conferma la notizia che circola da mesi nelle reti di comunicazione elettronica, in infiniti messaggi che rimbalzano da una e-mail list all'altra: parlano degli orsi bruni e delle sofferenze loro inflitte, in Cina, negli allevamenti dove viene loro estratta la bile dalla cistifellea - la bile d'orso bruno è un ingrediente ricercato dalla farmacopea tradizionale cinese. Le "Fattorie della bile" sono descritte in modo raccapricciante. Si parla di orsi tenuti in gabbie talmente piccole da sembrare bare, dove gli animali possono stare solo orizzontali. Nella cistifellea gli è stato impiantato un tubicino, come un catetere. Secondo alcuni il tubicino è di metallo, ed è perennemente collegato a una macchina che estrae la bile: gli orsi sono sottoposti così a un dolore indicibile e continuo. Altri parlano invece di estrazione quotidiana del liquido verdastro. Molti aggiungono che i poveri orsi sono costretti ad avvicinarsi il cibo con una zampa attraverso le sbarre e leccare le sbarre per dissetarsi. Tutti sottolineano che gli orsi restano nelle "fabbriche della bile" tra i 15 e i 20 anni, e la sofferenza indicibile a cui sono sottoposti. Verità, esagerazioni? L'eccesso di dettagli truculenti lascia perplessi.
Gran parte della sofferenza inflitta agli orsi, se le cose stanno davvero così, sembra un inutile accanirsi. Colpisce anche il fatto che nessuno dei messaggi che abbiamo visto cita fonti precise: ma si sa, la Cina è un paese impenetrabile, da cui è difficile sapere davvero cosa succede... In effetti la prima denuncia circa gli allevamenti degli orsi risale al 1993 e si deve a Jill Robinson, fondatrice dell'Animal Asia Foundation di Hong Kong. Fu lei a parlare delle gabbie di ridotte dimensioni, del catetere, di 50 millilitri di bile estratti da ogni orso ogni giorno per una ventina d'anni. Massimiliano Rocco, del Wwf-Traffic (l'organismo che combatte il traffico di specie protette, animali o parti di animali), spiega che la "mungitura" avviene ogni qualche mese - le gabbie piccole e il catetere servono a facilitare la produzione.
E' noto che la medicina tradizionale cinese usa, accanto a molti ingredienti "ecologicamente corretti", anche parti di animali, spesso in via d'estinzione (si pensi alla tigre, di cui si usa tutto: dal pene ai peli, le ossa, i baffi, il fegato). Sorvoliamo sulla contraddizione di una medicina così antica e sofisticata che "cade" nella superstizione (come l'idea che un brodo di pene di tigre curi l'impotenza, quasi una trasfusione di maschilità dal grande felino all'umano che se ne ciba). E' un fatto che la domanda di farmaci tradizionali cinesi è aumentato in tempi recenti, in Cina e tra le comunità cinesi all'estero, dagli Stati uniti all'Europa. Gli allevamenti degli orsi sarebbero nati negli anni '80 proprio per rispondere al boom della domanda - e per salvaguardare la popolazione di orsi selvatici (si pensi di nuovo alle tigri: la domanda legata ai farmaci tradizionali alimenta un redditizio bracconaggio, grave minaccia per la sopravvivenza dei grandi felini). Secondo il responsabile della China Wildlife Conservation Association oggi gli allevamenti sono 274, con circa 7.000 orsi in cattività. Da tutto il mondo associazioni animaliste chiedono al governo cinese di chiuderli: anche se questo, paradossalmente, potrebbe provocare l'aumento della caccia (illegale) agli orsi. Per questo il Wwf-Traffic insiste: bisogna bloccare la "domanda", modificare le abitudini, sensibilizzare i medici e alchimisti cinesi.
La notizia è rimbalzata sui mass media dei cinque continenti: e si capisce. L'annuncio in effetti conferma la notizia che circola da mesi nelle reti di comunicazione elettronica, in infiniti messaggi che rimbalzano da una e-mail list all'altra: parlano degli orsi bruni e delle sofferenze loro inflitte, in Cina, negli allevamenti dove viene loro estratta la bile dalla cistifellea - la bile d'orso bruno è un ingrediente ricercato dalla farmacopea tradizionale cinese. Le "Fattorie della bile" sono descritte in modo raccapricciante. Si parla di orsi tenuti in gabbie talmente piccole da sembrare bare, dove gli animali possono stare solo orizzontali. Nella cistifellea gli è stato impiantato un tubicino, come un catetere. Secondo alcuni il tubicino è di metallo, ed è perennemente collegato a una macchina che estrae la bile: gli orsi sono sottoposti così a un dolore indicibile e continuo. Altri parlano invece di estrazione quotidiana del liquido verdastro. Molti aggiungono che i poveri orsi sono costretti ad avvicinarsi il cibo con una zampa attraverso le sbarre e leccare le sbarre per dissetarsi. Tutti sottolineano che gli orsi restano nelle "fabbriche della bile" tra i 15 e i 20 anni, e la sofferenza indicibile a cui sono sottoposti. Verità, esagerazioni? L'eccesso di dettagli truculenti lascia perplessi.
Gran parte della sofferenza inflitta agli orsi, se le cose stanno davvero così, sembra un inutile accanirsi. Colpisce anche il fatto che nessuno dei messaggi che abbiamo visto cita fonti precise: ma si sa, la Cina è un paese impenetrabile, da cui è difficile sapere davvero cosa succede... In effetti la prima denuncia circa gli allevamenti degli orsi risale al 1993 e si deve a Jill Robinson, fondatrice dell'Animal Asia Foundation di Hong Kong. Fu lei a parlare delle gabbie di ridotte dimensioni, del catetere, di 50 millilitri di bile estratti da ogni orso ogni giorno per una ventina d'anni. Massimiliano Rocco, del Wwf-Traffic (l'organismo che combatte il traffico di specie protette, animali o parti di animali), spiega che la "mungitura" avviene ogni qualche mese - le gabbie piccole e il catetere servono a facilitare la produzione.
E' noto che la medicina tradizionale cinese usa, accanto a molti ingredienti "ecologicamente corretti", anche parti di animali, spesso in via d'estinzione (si pensi alla tigre, di cui si usa tutto: dal pene ai peli, le ossa, i baffi, il fegato). Sorvoliamo sulla contraddizione di una medicina così antica e sofisticata che "cade" nella superstizione (come l'idea che un brodo di pene di tigre curi l'impotenza, quasi una trasfusione di maschilità dal grande felino all'umano che se ne ciba). E' un fatto che la domanda di farmaci tradizionali cinesi è aumentato in tempi recenti, in Cina e tra le comunità cinesi all'estero, dagli Stati uniti all'Europa. Gli allevamenti degli orsi sarebbero nati negli anni '80 proprio per rispondere al boom della domanda - e per salvaguardare la popolazione di orsi selvatici (si pensi di nuovo alle tigri: la domanda legata ai farmaci tradizionali alimenta un redditizio bracconaggio, grave minaccia per la sopravvivenza dei grandi felini). Secondo il responsabile della China Wildlife Conservation Association oggi gli allevamenti sono 274, con circa 7.000 orsi in cattività. Da tutto il mondo associazioni animaliste chiedono al governo cinese di chiuderli: anche se questo, paradossalmente, potrebbe provocare l'aumento della caccia (illegale) agli orsi. Per questo il Wwf-Traffic insiste: bisogna bloccare la "domanda", modificare le abitudini, sensibilizzare i medici e alchimisti cinesi.




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