terra terra
RIFIUTI TOSSICI
Canada, discarica Usa
MARINA FORTI
2000.08.04
Le norme ambientali sono più permissive, ad esempio è permesso
depositare rifiuti tossici e nocivi in discariche all'aperto. La
burocrazia è più "amichevole". Gli accordi di libero scambio nel
Nordamerica hanno reso più facili gli scambi transfrontalieri. La
valuta locale è più debole del dollaro degli Stati uniti.
Insomma, per le imprese Usa è assai conveniente esportare i
propri rifiuti tossici oltre frontiera: tanto che le autorità
locali cominciano a temere di diventare una grande pattumiera per
rifiuti velenosi...
Vecchia storia. Eppure questa volta non stiamo parlando del Messico, il partner meridionale e più dipendente dell'area di "libero scambio" nordamericana, bensì del Canada. La quantità di rifiuti tossici e nocivi importata in Canada dagli Stati uniti è aumentata nel 1999 rispetto all'anno prima, rivelano alcuni dati appena diffusi dal governo federale canadese: in media del 18 per cento, ma in alcune regioni è raddoppiata o triplicata. Una quantità considerevole, 663mila tonnellate nel '99 (erano 545mila l'anno precedente). Non solo: nel '98 circa il 60 per cento dei rifiuti tossici importati era avviato al riciclaggio. Nel '99 la percentuale è scesa al 40%, il resto va semplicemente a giacere in discariche, e questo soprattutto nelle province del Quebec e dell'Ontario (che sono anche tra le più popolate e disseminate di città). Nel Quebec l'import di rifiuti tossici destinati a discarica è quasi triplicato, da 57mila a 151mila tonnellate. In Ontario è passato da 174mila a 240mila. Le altre province combinate contano per meno dell'uno per cento dell'import totale, 5.200 tonnellate di cui l'80 per cento è stato riciclato.
Queste statistiche hanno sollevato polemiche in Canada. Il ministro per l'ambiente David Anderson si è detto assai preoccupato, e ha dichiarato di voler consultare le sue controparti provinciali, i responsabili per l'ambiente dei governi locali. "Il Canada non vuole diventare un porto d'arrivo per l'inquinamento", ha detto: "Il continuo aumento dell'importazione di rifiuti pericolosi solleva problemi di sicurezza e di responsabilità". Già: i rifiuti importati sono per lo più residuo dell'industria chimica: solventi usati, acidi e basi, residui della raffinazione di petrolio e delle manifatture chimiche o della lavorazione di metalli. Ci sono anche prodotti di uso domestico, come batterie d'auto o vernici oleose. E molti di questi rifiuti sono inquinanti e potenzialmente pericolosi per la salute umana. Negli Stati uniti è stato vietato depositare rifiuti simili in discariche nel terreno, mentre in Canada resta permesso. Non solo: negli Usa le aziende sottostanno a norme più severe circa la responsabilità civile e penale per i rifiuti che producono, di cui restano responsabili anche quando sono arrivati nei luoghi di riciclaggio o stoccaggio. E' questo, oltre alla convenienza economica (il dollaro canadese è più debole di quello statunitense) a spiegare il traffico - del resto perfettamente legale. Quanto all'aumentata tendenza a depositare tutto in discarica senza riciclare, una portavoce del ministero dell'ambiente canadese fa notare che in parte si spiega con il tipo di rifiuti tossici importati: in Quebec, ad esempio, si tratta spesso di terreno contaminato, ed è roba che non si ricicla.
Così il ministro Anderson ha lanciato una campagna perché i rifiuti tossici siano almeno pre-trattati, prima di essere depositati in discarica, per renderli meno dannosi - e questo dovrà applicarsi sia alla roba importata che ai 6 milioni di tonnellate di rifiuti tossici prodotti dal Canada stesso. Il ministro ambientale vuole usare a questo scopo la nuova Environment protection act , la legge per la protezione ambientale dello stato canadese, che prevede piani di riduzione dei danni per i rifiuti destinati alla discarica e introduce un regime di responsabilità civile e penale più ampio a carico di chi produce i rifiuti (ma non parla di vietare che i rifiuti tossici siano semplicemente buttati in discariche nel terreno). Ma si scontra con un ostacolo non da poco, che sta nella natura del federalismo canadese: le discariche, e in genere la gestione dei rifiuti più o meno tossici e nocivi, ricade sotto la giurisdizione delle province. Dunque il ministro non potrà far applicare la legge nazionale, a meno di convincere i suoi omologhi provinciali e territoriali. E' il bello delle autonomie...
Vecchia storia. Eppure questa volta non stiamo parlando del Messico, il partner meridionale e più dipendente dell'area di "libero scambio" nordamericana, bensì del Canada. La quantità di rifiuti tossici e nocivi importata in Canada dagli Stati uniti è aumentata nel 1999 rispetto all'anno prima, rivelano alcuni dati appena diffusi dal governo federale canadese: in media del 18 per cento, ma in alcune regioni è raddoppiata o triplicata. Una quantità considerevole, 663mila tonnellate nel '99 (erano 545mila l'anno precedente). Non solo: nel '98 circa il 60 per cento dei rifiuti tossici importati era avviato al riciclaggio. Nel '99 la percentuale è scesa al 40%, il resto va semplicemente a giacere in discariche, e questo soprattutto nelle province del Quebec e dell'Ontario (che sono anche tra le più popolate e disseminate di città). Nel Quebec l'import di rifiuti tossici destinati a discarica è quasi triplicato, da 57mila a 151mila tonnellate. In Ontario è passato da 174mila a 240mila. Le altre province combinate contano per meno dell'uno per cento dell'import totale, 5.200 tonnellate di cui l'80 per cento è stato riciclato.
Queste statistiche hanno sollevato polemiche in Canada. Il ministro per l'ambiente David Anderson si è detto assai preoccupato, e ha dichiarato di voler consultare le sue controparti provinciali, i responsabili per l'ambiente dei governi locali. "Il Canada non vuole diventare un porto d'arrivo per l'inquinamento", ha detto: "Il continuo aumento dell'importazione di rifiuti pericolosi solleva problemi di sicurezza e di responsabilità". Già: i rifiuti importati sono per lo più residuo dell'industria chimica: solventi usati, acidi e basi, residui della raffinazione di petrolio e delle manifatture chimiche o della lavorazione di metalli. Ci sono anche prodotti di uso domestico, come batterie d'auto o vernici oleose. E molti di questi rifiuti sono inquinanti e potenzialmente pericolosi per la salute umana. Negli Stati uniti è stato vietato depositare rifiuti simili in discariche nel terreno, mentre in Canada resta permesso. Non solo: negli Usa le aziende sottostanno a norme più severe circa la responsabilità civile e penale per i rifiuti che producono, di cui restano responsabili anche quando sono arrivati nei luoghi di riciclaggio o stoccaggio. E' questo, oltre alla convenienza economica (il dollaro canadese è più debole di quello statunitense) a spiegare il traffico - del resto perfettamente legale. Quanto all'aumentata tendenza a depositare tutto in discarica senza riciclare, una portavoce del ministero dell'ambiente canadese fa notare che in parte si spiega con il tipo di rifiuti tossici importati: in Quebec, ad esempio, si tratta spesso di terreno contaminato, ed è roba che non si ricicla.
Così il ministro Anderson ha lanciato una campagna perché i rifiuti tossici siano almeno pre-trattati, prima di essere depositati in discarica, per renderli meno dannosi - e questo dovrà applicarsi sia alla roba importata che ai 6 milioni di tonnellate di rifiuti tossici prodotti dal Canada stesso. Il ministro ambientale vuole usare a questo scopo la nuova Environment protection act , la legge per la protezione ambientale dello stato canadese, che prevede piani di riduzione dei danni per i rifiuti destinati alla discarica e introduce un regime di responsabilità civile e penale più ampio a carico di chi produce i rifiuti (ma non parla di vietare che i rifiuti tossici siano semplicemente buttati in discariche nel terreno). Ma si scontra con un ostacolo non da poco, che sta nella natura del federalismo canadese: le discariche, e in genere la gestione dei rifiuti più o meno tossici e nocivi, ricade sotto la giurisdizione delle province. Dunque il ministro non potrà far applicare la legge nazionale, a meno di convincere i suoi omologhi provinciali e territoriali. E' il bello delle autonomie...




• 