terra terra
BIOTECNOLOGIE
Germania, gli ogm sono in tavola
PAOLA DESAI
2000.08.06
Arrivano troppo tardi gli appelli al "principio
precauzionale", i divieti a mettere in commercio organismi
geneticamente modificati (sementi, cibi) finché non sarà stato
provato scientificamente che non c'è rischio, o almeno che è un
rischio controllabile e gestibile. Rischiano di essere in ritardo
anche le nuove norme sugli Ogm che l'Unione europea sta
elaborando. La notizia giunta dalla Germania è chiarissima: gli
Ogm li stiamo già mangiando. Un'organizzazione di consumatori,
che ha condotto un'indagine sui cibi più comuni nei supermercati,
ha trovato che oltre un terzo dei prodotti alimentari contengono
o soia o mais geneticamente modificati, in percentuali variabili
ma in molti casi superiori all'uno per cento - la soglia oltre la
quale, secondo una direttiva europea dello scorso autunno,
sull'etichetta del prodotto bisognerebbe segnalare che contiene
ingredienti derivati da Ogm.
L'indagine è della Stiftung Warentest , fondazione tedesca di consumatori che ha sostegni governativi. I risultati del'indagine diffusa giovedì scorso a Berlino dicono che 31 su 82 prodotti analizzati non erano "Ogm free", liberi da Ogm, ma ne contengono in percentuale inferiore alla soglia dell'1%. Un numero non irrilevante ne contiene assai di più: così ad esempio una miscela per pancake americana, "Bisquiq Shake'n pour", che contiene ingredienti geneticamente modificati fino al 20%. E poi un gelato di soja di fabbricazione olandese chiamato Tofutti, e una merenda al cioccolato britannica di nome Sis, "Science in Sport Go Bar".
La Stiftung Warentest è una di quelle organizzazioni che esaminano, analizzano e confrontano i prodotti messi in commercio, e riferisce periodicamente delle sue indagini sui suoi mensili, Test e FinanzTest . Non è in grado di eseguire in proprio le analisi di laboratorio, che commissiona a istituti specializzati indipendenti. Periodicamente consulta i cittadini su quali prodotti o servizi vorrebbero veder analizzati, e poi si dà da fare. Questa era la volta dei cibi geneticamente modificati: e la fondazione tedesca ne conclude che il cibo Ogm sta "conquistando" i supermarkets della Germania (ma la conclusione andrà estesa a tutta l'Europa occidentale, dove i prodotti industriali circolano liberamente).
Stiftung Warentest sostiene che la soglia dell'1% andrebbe abbassata: bisognerebbe segnalare con apposite etichette i prodotti che contengono oltre lo 0,5% di derivati da Ogm. E rinnova l'appello, che già viene da tutto il mondo ambientalista e verde in Europa, a non autorizzare la coltivazione commerciale di sementi transgeniche - sappiamo che soja e mais sono le due piante più importanti per l'agricoltura intensiva, e dunque per le aziende dell'agro-biotech. Insomma, a mantenere la "moratoria" di fatto dichiarata alla fine del '98 da cinque paesi dell'Unione, che hanno deciso di non concedere autorizzazioni (la moratoria non riguarda le coltivazioni sperimentali, che infatti proseguono). Quella decisione fu una risposta allo scetticismo, se non ostilità, mostrato dai consumatori europei. E fu per lo stesso motivo che nel marzo 1999 diverse catene europee della grande distribuzione decisero di consorziarsi per cercate sui mercati materie prime non transgeniche, in modo da mettere sui propri scaffali prodotti alimentari "Ogm free" (il consorzio include per l'Italia la Esselunga).
Già, perché la soja e mais che continuiamo a importare dagli Stati uniti o dal Canada non sono necessariamente "segregati", la brutta parola invalsa per dire la separazione di granaglie transgeniche e naturali. E sono quel mais e quella soia che la fondazione tedesca ha incontrato nella sua indagine, trasformate in farina, amido, lecitina e perfino in tofu (il cosiddetto formaggio di soia) e quindi in merende e miscele per dolci.
L'indagine è della Stiftung Warentest , fondazione tedesca di consumatori che ha sostegni governativi. I risultati del'indagine diffusa giovedì scorso a Berlino dicono che 31 su 82 prodotti analizzati non erano "Ogm free", liberi da Ogm, ma ne contengono in percentuale inferiore alla soglia dell'1%. Un numero non irrilevante ne contiene assai di più: così ad esempio una miscela per pancake americana, "Bisquiq Shake'n pour", che contiene ingredienti geneticamente modificati fino al 20%. E poi un gelato di soja di fabbricazione olandese chiamato Tofutti, e una merenda al cioccolato britannica di nome Sis, "Science in Sport Go Bar".
La Stiftung Warentest è una di quelle organizzazioni che esaminano, analizzano e confrontano i prodotti messi in commercio, e riferisce periodicamente delle sue indagini sui suoi mensili, Test e FinanzTest . Non è in grado di eseguire in proprio le analisi di laboratorio, che commissiona a istituti specializzati indipendenti. Periodicamente consulta i cittadini su quali prodotti o servizi vorrebbero veder analizzati, e poi si dà da fare. Questa era la volta dei cibi geneticamente modificati: e la fondazione tedesca ne conclude che il cibo Ogm sta "conquistando" i supermarkets della Germania (ma la conclusione andrà estesa a tutta l'Europa occidentale, dove i prodotti industriali circolano liberamente).
Stiftung Warentest sostiene che la soglia dell'1% andrebbe abbassata: bisognerebbe segnalare con apposite etichette i prodotti che contengono oltre lo 0,5% di derivati da Ogm. E rinnova l'appello, che già viene da tutto il mondo ambientalista e verde in Europa, a non autorizzare la coltivazione commerciale di sementi transgeniche - sappiamo che soja e mais sono le due piante più importanti per l'agricoltura intensiva, e dunque per le aziende dell'agro-biotech. Insomma, a mantenere la "moratoria" di fatto dichiarata alla fine del '98 da cinque paesi dell'Unione, che hanno deciso di non concedere autorizzazioni (la moratoria non riguarda le coltivazioni sperimentali, che infatti proseguono). Quella decisione fu una risposta allo scetticismo, se non ostilità, mostrato dai consumatori europei. E fu per lo stesso motivo che nel marzo 1999 diverse catene europee della grande distribuzione decisero di consorziarsi per cercate sui mercati materie prime non transgeniche, in modo da mettere sui propri scaffali prodotti alimentari "Ogm free" (il consorzio include per l'Italia la Esselunga).
Già, perché la soja e mais che continuiamo a importare dagli Stati uniti o dal Canada non sono necessariamente "segregati", la brutta parola invalsa per dire la separazione di granaglie transgeniche e naturali. E sono quel mais e quella soia che la fondazione tedesca ha incontrato nella sua indagine, trasformate in farina, amido, lecitina e perfino in tofu (il cosiddetto formaggio di soia) e quindi in merende e miscele per dolci.




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