terra terra
AGRICOLTURA
I benefici della mescolanza
MARINA FORTI
2000.08.19
Era una pratica antica. Tutti i contadini hanno sempre
seminato specie diverse sui propri campi, prima che la
meccanizzazione dell'agricoltura e gli ibridi ad alto rendimento
spingessero verso coltivazioni sempre più uniformi. Ora i
contadini di alcuni villaggi dello Yunnan, in Cina, sono tornati
a farlo: da tre anni piantano diverse varietà di riso invece
della monocoltura che si era imposta col tempo. E hanno trovato
che il loro raccolto è meno attaccato dalle malattie. Il successo
è tale da spingere la rivista scientifica
Nature
a
riferirne in un articolo firmato da un'équipe di biologi cinesi,
filippini e americani (Youyong Zhu e altri, "
Genetic
diversity and disease control in rice
", 17 agosto 2000).
L'esperimento riguarda il riso, Oryzae Sativa , alimento di base di metà del genere umano. Il riso è vulnerabile a un certo fungo, magnaporthe grisea , che si diffonde per microscopiche spore durante la stagione del raccolto e causa la necrosi delle foglie e della spiga. Esistono diversi ceppi del fungo, ciascuno attacca con più o meno successo diverse varietà di riso. In Yunnan, regione calda e umida, il fungo attacca in particolare un riso glutinoso ("appicicoso") che ha valore commerciale più alto delle altre varietà (non glutinose), ed è molto apprezzato nella cucina di quella zona. Solo che coltivarlo è talmente difficile che prima dell'esperimento, riferiscono i ricercatori, il 98% dei campi della regione erano seminati a ibridi, meno redditizi ma più produttivi, e solo una piccola estensione con il riso glutinoso, meno produttivo e bisognoso di grandi dosi di fungicida.
Ebbene, l'esperimento consiste nel seminare il riso glutinoso (più vulnerabile al fungo) circondato dagli ibridi più resistenti: ogni fila del riso glutinoso circondata da quattro file di ibrido. Per controprova, altri campi sono stati seminati a monocoltura del solo riso glutinoso. Il risultato è stupefacente. La varietà più suscettibile di ammalarsi, se circondata dagli ibridi resistenti, ha un rendimento dell'89% più alto, e l'incidenza della malattia è del 94% meno grave che quando è in monocoltura.
L'esperimento è importante anche per l'area su cui si è sviluppato: i benefici della diversificazione delle colture sono noti, ma non erano mai stati provati empiricamente su estensioni così vaste. L'esperimento è cominciato nel 1998 con 5 villaggi mobilitati e 800 ettari di risaie coinvolti. L'anno successivo, osservato che il raccolto era ottimo e la spesa per i fungicidi era crollata, 10 villaggi hanno accettato di partecipare, con 3.000 ettari. Pare che quest'anno 40mila ettari siano coinvolti. Secondo gli agronomi, le diverse specie di riso si proteggono l'un l'altra e proteggono quella più vulnerabile. Il fungo non riesce a lanciare un attacco massiccio, e uno dei motivi è quello osservato con l'analisi genetica della popolazione patogena: in un campo dove sono presenti diverse varietà di riso nessuno dei ceppi del fungo riesce a diventare dominante - al contrario di quanto avviene in una monocoltura. L'esperimento ha avuto un tale successo che il primo anno i contadini si sono limitati a un'applicazione di fungicida, il secondo anno neppure quella. Uno svantaggio c'è, dal punto di vista della produzione intensiva: le diverse varietà di riso vanno raccolte separatamente, per avere un prodotto commerciabile - cosa non troppo grave nello Yunnan, dove il raccolto è fatto comunque a mano.
"I nostri risultati sostengono l'opinione che la diversificazione intraspecifica delle coltivazioni costituisce un approccio ecologico al controllo delle malattie che può essere molto efficace su un'ampia area", concludono i ricercatori. Certo, per trasferire altrove questo principio bisogna prima capire quali varietà coltivabili sono meglio adattate al terreno, quali ceppi di funghi o parassiti le attaccano, e quali sono più resistenti. Non ci sono formule universali. Quelo che è dimostrato è un principio, commenta - sempre su Nature - il professor Martin Wolfe (del Wakelyns Agroforestry di Pressingfield, Inghilterra): "A volte soluzioni semplici ed essenziali hanno molto più senso della ricerca di sistemi high-tech".
L'esperimento riguarda il riso, Oryzae Sativa , alimento di base di metà del genere umano. Il riso è vulnerabile a un certo fungo, magnaporthe grisea , che si diffonde per microscopiche spore durante la stagione del raccolto e causa la necrosi delle foglie e della spiga. Esistono diversi ceppi del fungo, ciascuno attacca con più o meno successo diverse varietà di riso. In Yunnan, regione calda e umida, il fungo attacca in particolare un riso glutinoso ("appicicoso") che ha valore commerciale più alto delle altre varietà (non glutinose), ed è molto apprezzato nella cucina di quella zona. Solo che coltivarlo è talmente difficile che prima dell'esperimento, riferiscono i ricercatori, il 98% dei campi della regione erano seminati a ibridi, meno redditizi ma più produttivi, e solo una piccola estensione con il riso glutinoso, meno produttivo e bisognoso di grandi dosi di fungicida.
Ebbene, l'esperimento consiste nel seminare il riso glutinoso (più vulnerabile al fungo) circondato dagli ibridi più resistenti: ogni fila del riso glutinoso circondata da quattro file di ibrido. Per controprova, altri campi sono stati seminati a monocoltura del solo riso glutinoso. Il risultato è stupefacente. La varietà più suscettibile di ammalarsi, se circondata dagli ibridi resistenti, ha un rendimento dell'89% più alto, e l'incidenza della malattia è del 94% meno grave che quando è in monocoltura.
L'esperimento è importante anche per l'area su cui si è sviluppato: i benefici della diversificazione delle colture sono noti, ma non erano mai stati provati empiricamente su estensioni così vaste. L'esperimento è cominciato nel 1998 con 5 villaggi mobilitati e 800 ettari di risaie coinvolti. L'anno successivo, osservato che il raccolto era ottimo e la spesa per i fungicidi era crollata, 10 villaggi hanno accettato di partecipare, con 3.000 ettari. Pare che quest'anno 40mila ettari siano coinvolti. Secondo gli agronomi, le diverse specie di riso si proteggono l'un l'altra e proteggono quella più vulnerabile. Il fungo non riesce a lanciare un attacco massiccio, e uno dei motivi è quello osservato con l'analisi genetica della popolazione patogena: in un campo dove sono presenti diverse varietà di riso nessuno dei ceppi del fungo riesce a diventare dominante - al contrario di quanto avviene in una monocoltura. L'esperimento ha avuto un tale successo che il primo anno i contadini si sono limitati a un'applicazione di fungicida, il secondo anno neppure quella. Uno svantaggio c'è, dal punto di vista della produzione intensiva: le diverse varietà di riso vanno raccolte separatamente, per avere un prodotto commerciabile - cosa non troppo grave nello Yunnan, dove il raccolto è fatto comunque a mano.
"I nostri risultati sostengono l'opinione che la diversificazione intraspecifica delle coltivazioni costituisce un approccio ecologico al controllo delle malattie che può essere molto efficace su un'ampia area", concludono i ricercatori. Certo, per trasferire altrove questo principio bisogna prima capire quali varietà coltivabili sono meglio adattate al terreno, quali ceppi di funghi o parassiti le attaccano, e quali sono più resistenti. Non ci sono formule universali. Quelo che è dimostrato è un principio, commenta - sempre su Nature - il professor Martin Wolfe (del Wakelyns Agroforestry di Pressingfield, Inghilterra): "A volte soluzioni semplici ed essenziali hanno molto più senso della ricerca di sistemi high-tech".




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