terra terra
ANIMALI
Si allunga la Lista Rossa
FRANCO CARLINI
2000.10.03
Che la tendenza fosse quella era facile intuirlo,
ma quando ne parlano i numeri e segnalano un vistoso
deterioramento negli ultimi quattro anni, allora dovrebbe
scattare l'allarme rosso. E' stato dunque reso pubblico il
rapporto 2000 della Iucn (World Conservation Union), più
familiarmente noto come Lista Rossa. Contiene, come al solito,
gli elenchi delle specie animali e vegetali a rischio. Ci sono
quelle già estinte e ci sono i tre grandi gruppi definiti come
"Seriamente minacciati", "Minacciati", "Vulnerabili". Questi tre
formano la supercategoria delle specie minacciate.
Secondo il nuovo documento il totale delle specie a rischio è dunque passato da 5.205 a 5.435, nei quattri anni trascorsi dall'ultimo rapporto. E a risultare in lista d'attesa verso l'estinzione sono ormai una specie di mammiferi ogni 4 e una di uccelli su 8. E c'è di peggio: tra i mammiferi risultano oggi più esposti i primati, passando da 96 a 116. Facendo alcune semplici estrapolazioni delle tendenze attuali, entro il 2020 non esisterà più una grande scimmia (gorilla, orango, scimpanzé e bonobo) sulla faccia del pianeta.
La Iucn (www.iucn.org) è organismo autorevole e questo il suo allarme dovrebbe essere preso molto sul serio: fondata nel 1948, vi aderiscono 77 stati, 112 agenzie governative, 735 organizzazioni non governative, 35 affiliati e circa 10 mila singoli scienziati e ricercatori di 181 paesi. Un suo congresso annuale si terrà da 4 all'11 ottobre ad Amman in Giordania. Presentando il rapporto, Russell Mittermeier, il presidente, ha detto tra l'altro: "La Red List offre una solida documentazione della crisi globale di estinzione, ma rivela appena la punta dell'iceberg ... molto creature deliziose andranno perse per sempre nei primi decenni del ventunesimo secolo a meno che non si aumentino di molto i livelli di sostegno e di coinvolgimeneto nella conservazione". Sempre secondo Mittermeier questo comporterebbe il moltiplicare per 10 o 100 volte le risorse dedicate al problema.
Tra le creature minacciate alcune sono oramai arrivate al limite, come la volpe etiope (Canis simensis), che vive nelle terre alte di quel paese e di cui esistono ormai meno di 400 individui adulti. Oppure la tartaruga a tre strisce asiatica (Cuora trifasciata) e il Langur del sud est asiatico (Pygathrix nemaeus), una scimmia che oramai sopravvive soltanto in poche zone di Vietnam e Laos.
Le cause di questa accelerazione brusca sono purtroppo quelle note. Al primo posto c'è la progressiva distruzione o degrado dell'habitat originario, per effetto di disboscamenti e urbanizzazioni. Ma anche la caccia fa la sua parte: essa è svolta quasi sempre dalle popolazioni locali e per diversi motivi; in molti paesi dell'Asia serpenti e salamandre sono componenti essenziali della medicina tradizionale cinese. In altre zone, per esempio dell'Africa, molti animali sono considerati portentosi amuleti e vudu e liberamente venduti nei mercati locali (impagliati, imbalsamati, rinsecchiti); è famoso per esempio il mercatino specializzato di Lomè, capitale del Togo.
Ma in diversi paesi africani le scimmie sono oggi più minacciate di prima anche per effetto delle guerre locali: alla carestia e all'assenza di approvigionamenti le popolazioni fanno inevitabilmente fronte con il bracconaggio anche di specie protette.
Il penoso elenco potrebbe coltivare e una sua scorsa anche rapida conferma che la crisi della biodiversità è generale, anche se conosce delle zone calde, dove il fenomeno è più vistoso; per esempio l'Indonesia è il paese che ospita il maggior numero di mammiferi minacciati (135 specie), mentre l'India e il Brasile la tallonano con 80 e 75 specie rispettivamente. Questo non significa ovviamente che siano paesi peggiori degli altri: semplicemente avevano in partenza una maggiore varietà e ora questa è in crisi per effetto dei fenomeni nuovi.
La Red List esiste anche in forma di Cd Rom e di sito Internet liberamente consultabile all'indirizzo http://www.redlist.org e su tutte le specie offre una preziosa documentazione.
Secondo il nuovo documento il totale delle specie a rischio è dunque passato da 5.205 a 5.435, nei quattri anni trascorsi dall'ultimo rapporto. E a risultare in lista d'attesa verso l'estinzione sono ormai una specie di mammiferi ogni 4 e una di uccelli su 8. E c'è di peggio: tra i mammiferi risultano oggi più esposti i primati, passando da 96 a 116. Facendo alcune semplici estrapolazioni delle tendenze attuali, entro il 2020 non esisterà più una grande scimmia (gorilla, orango, scimpanzé e bonobo) sulla faccia del pianeta.
La Iucn (www.iucn.org) è organismo autorevole e questo il suo allarme dovrebbe essere preso molto sul serio: fondata nel 1948, vi aderiscono 77 stati, 112 agenzie governative, 735 organizzazioni non governative, 35 affiliati e circa 10 mila singoli scienziati e ricercatori di 181 paesi. Un suo congresso annuale si terrà da 4 all'11 ottobre ad Amman in Giordania. Presentando il rapporto, Russell Mittermeier, il presidente, ha detto tra l'altro: "La Red List offre una solida documentazione della crisi globale di estinzione, ma rivela appena la punta dell'iceberg ... molto creature deliziose andranno perse per sempre nei primi decenni del ventunesimo secolo a meno che non si aumentino di molto i livelli di sostegno e di coinvolgimeneto nella conservazione". Sempre secondo Mittermeier questo comporterebbe il moltiplicare per 10 o 100 volte le risorse dedicate al problema.
Tra le creature minacciate alcune sono oramai arrivate al limite, come la volpe etiope (Canis simensis), che vive nelle terre alte di quel paese e di cui esistono ormai meno di 400 individui adulti. Oppure la tartaruga a tre strisce asiatica (Cuora trifasciata) e il Langur del sud est asiatico (Pygathrix nemaeus), una scimmia che oramai sopravvive soltanto in poche zone di Vietnam e Laos.
Le cause di questa accelerazione brusca sono purtroppo quelle note. Al primo posto c'è la progressiva distruzione o degrado dell'habitat originario, per effetto di disboscamenti e urbanizzazioni. Ma anche la caccia fa la sua parte: essa è svolta quasi sempre dalle popolazioni locali e per diversi motivi; in molti paesi dell'Asia serpenti e salamandre sono componenti essenziali della medicina tradizionale cinese. In altre zone, per esempio dell'Africa, molti animali sono considerati portentosi amuleti e vudu e liberamente venduti nei mercati locali (impagliati, imbalsamati, rinsecchiti); è famoso per esempio il mercatino specializzato di Lomè, capitale del Togo.
Ma in diversi paesi africani le scimmie sono oggi più minacciate di prima anche per effetto delle guerre locali: alla carestia e all'assenza di approvigionamenti le popolazioni fanno inevitabilmente fronte con il bracconaggio anche di specie protette.
Il penoso elenco potrebbe coltivare e una sua scorsa anche rapida conferma che la crisi della biodiversità è generale, anche se conosce delle zone calde, dove il fenomeno è più vistoso; per esempio l'Indonesia è il paese che ospita il maggior numero di mammiferi minacciati (135 specie), mentre l'India e il Brasile la tallonano con 80 e 75 specie rispettivamente. Questo non significa ovviamente che siano paesi peggiori degli altri: semplicemente avevano in partenza una maggiore varietà e ora questa è in crisi per effetto dei fenomeni nuovi.
La Red List esiste anche in forma di Cd Rom e di sito Internet liberamente consultabile all'indirizzo http://www.redlist.org e su tutte le specie offre una preziosa documentazione.




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