terra terra
ENERGIA
Un biodisel brasiliano
FULVIO GIOANETTO
2000.10.08
Sembra che nuove prospettive di mercato per le benzine
verdi ed i biocarburanti ad alcool vegetale prodotti in Brasile
si siano definitivamente aperte.
Nel paese sudamericano, perlomeno fino agli anni '90, tutto sembrava andare a gonfie vele per i progetti produttivi eco compatibili detti del "gasohol". Si tratta di un'energia pulita e rinnovabile che garantisce anche un possibile riciclaggio del biossido di carbonio risultante dalla combustione del motore. Questa trasformazione consentiva uno sbocco commerciale alle infinite superfici di canna da zucchero che oramai risultavano in larga misura obsolete. Si delineava dunque una risposta concreta all'inquinamento energetico, alla dipendenza petroliera dalle transnazionali e alla volatilità dell'economia delle produzioni agricole. Il modello veniva portato come fiore all'occhiello da ambientalisti alternativi e internazionalisti.
Poi ecco la dilagante globalizzazione, le galoppanti inflazioni sudamericane, l'aumento delle riserve petroliere e il lievitare dei prezzi internazionali dello zucchero: il sogno poco a poco s'infranse.
Adesso nello stato del Paranà, anche per aumentare la domanda nell'ozioso ingranaggio del mercato dell'olio di soia all'interno del Brasile, l'Istituto di tecnologia ha incominciato a produrre su larga scala una nuova benzina vegetale a base d'olio di soia, il "biodisel". Questo, a differenza dell'etanolo, richiede motori o veicoli adattati, ma lo si può anche tranquillamente mescolare all'etanolo. I bus speciali che circolano nelle megalopoli di Curitiba, Sao Paolo, Porto Alegre e Rio de Janeiro, riducono l'inquinamento energetico urbano di un 20-30%.
Secondo l'austero "Oil and Gas Journal" statunitense, questo biodisel sarebbe il primo reale rimedio all'inquinamento urbano, oltre che essere in regola con le normative energetiche del Clean Air Act: i prodotti tossici della combustione vengono ridotti addirittura del 90 per cento.
Nel paese sudamericano, perlomeno fino agli anni '90, tutto sembrava andare a gonfie vele per i progetti produttivi eco compatibili detti del "gasohol". Si tratta di un'energia pulita e rinnovabile che garantisce anche un possibile riciclaggio del biossido di carbonio risultante dalla combustione del motore. Questa trasformazione consentiva uno sbocco commerciale alle infinite superfici di canna da zucchero che oramai risultavano in larga misura obsolete. Si delineava dunque una risposta concreta all'inquinamento energetico, alla dipendenza petroliera dalle transnazionali e alla volatilità dell'economia delle produzioni agricole. Il modello veniva portato come fiore all'occhiello da ambientalisti alternativi e internazionalisti.
Poi ecco la dilagante globalizzazione, le galoppanti inflazioni sudamericane, l'aumento delle riserve petroliere e il lievitare dei prezzi internazionali dello zucchero: il sogno poco a poco s'infranse.
Adesso nello stato del Paranà, anche per aumentare la domanda nell'ozioso ingranaggio del mercato dell'olio di soia all'interno del Brasile, l'Istituto di tecnologia ha incominciato a produrre su larga scala una nuova benzina vegetale a base d'olio di soia, il "biodisel". Questo, a differenza dell'etanolo, richiede motori o veicoli adattati, ma lo si può anche tranquillamente mescolare all'etanolo. I bus speciali che circolano nelle megalopoli di Curitiba, Sao Paolo, Porto Alegre e Rio de Janeiro, riducono l'inquinamento energetico urbano di un 20-30%.
Secondo l'austero "Oil and Gas Journal" statunitense, questo biodisel sarebbe il primo reale rimedio all'inquinamento urbano, oltre che essere in regola con le normative energetiche del Clean Air Act: i prodotti tossici della combustione vengono ridotti addirittura del 90 per cento.





• 