terra terra
ENERGIA
Scienziati disturbatori
FRANCO CARLINI
2000.11.21
A sorpresa uno studio ufficiale emesso dai laboratori nazionali di
ricerca di Oak Ridge e che era stato commissionato dal
Dipartimento americano dell'Energia, mette in serio imbarazzo i
diplomatici statunitensi confluiti a The Hague in Olanda per la
contrastata sessione internazionale sul Protocollo di Kyoto. I
dati scientifici e le proiezioni, frutto di due anni di lavoro,
contraddicono infatti in molti aspetti la posizione ufficiale
dell'amministrazione Clinton, la cui linea si può condensare in
una sola parola, ripetuta tre volte: rinviare, rinviare,
rinviare.
E' probabile tuttavia che nemmeno questo incidente di percorso riesca a scuotere questo incontro i cui partecipanti sembrano in maggioranza rassegnati all'affondamento per impotenza di ogni seria politica sull'effetto serra e sulla riduzione globale delle emissioni di CO2.
Il rapporto, intitolato "Strategie per un futuro energetico pulito" è stato coordinato da Marilyn Brown, che dirige il laboratorio, ed è stato reso pubblico, a sorpresa, mercoledì scorso, giusto mentre i diplomatici stavano facendo le valigie per l'Olanda. Si legge in rete all'indirizzo www.ornl.gov/ORNL/Energy_Eff/CEF.htm. "Perché non prima, mi chiedono i colleghi?" dice la ricercatrice, consapevole che c'è qualcosa di anomalo in tutto ciò. Anche perché lo studio era pronto da tempo. Quello che Marilyn Brown non può dire è che la messa in pubblico dei risultati e delle proposte era stata rinviata a dopo le elezioni presidenziali, per non gettare altra benzina sul fuoco della questione economica-ambientale. Meglio scivolare sulle grandi questioni, che hanno un costo inevitabile per i cittadini, tanto più con il gallone arrivato a livelli impensabili per l'automobilista medio.
Sembra ragionevole anche l'ipotesi che questi scienziati, che credono nel proprio lavoro e nella fondatezza delle proprie idee, abbiano deciso di pubblicare comunque, per sottrarsi al ricatto dei politici. E' un altro di quei casi in cui due logiche si scontrano: da un lato ci sono i governanti, il cui orizzonte temporale è lungo quanto una tornata elettorale, e dall'altro ci sono ambientalisti e ricercatori, che guardano più in là, alle generazioni future e persino alla fine del secolo.
La cosa apparentemente paradossale, infatti, è che la conferenza olandese ha adesso a disposizione due documenti freschi sulla cui base scegliere, ma che, verosimilmente, nulla deciderà. Il primo è l'aggiornamento delle previsioni climatiche realizzato dallo Intergovernmental Panel on Climate Change, la commissione internazionale delle Nazioni Unite che ha il compito di dare fondamento scientifico al controllo e alle previsioni sull'effetto serra. Ebbene, l'ultima versione fa un bel salto in avanti: alla fine del secolo, se continueranno le tendenze in atto, l'aumento di temperatura non sarà più contenuto tra 1e 3,6 gradi centigradi ma potrebbe arrivare a 6,1 gradi.
Non solo: tutti i dati e le analisi ora confermano con assoluta chiarezza che l'origine di tale aumento (che è già in corso), è essenzialmente dovuta all'opera dell'uomo: a poco vale consolarsi con il fatto che nella sua lunga storia la Terra ha conosciuto grandi e piccole glaciazioni, seguite da periodi di riscaldamento; l'effetto c'è ed è il risultato del più grande e terribile esperimento che l'uomo sta spensieratamente conducendo, a spese e danno del suo ambiente e della generazioni a venire.
Quanto al rapporto di Oak Ridge, immediatamente Roger Ballentine, coordinatore della Casa Bianca sui temi del riscaldamento globale, è stato assai veloce nel dichiarare che "esso non riflette la politica dell'amministrazione". E ben si capisce il perché: la ricerca infatti contraddice l'asserzione di molte compagnie petrolifere e di altri rappresentanti dell'industria secondo i quali ogni sforzo di abbattere le emissioni di gas serra provocherebbe un drastico aumento nei prezzi energetici. Aggiunge anzi che significative riduzioni sarebbero realistiche, offrendo incentivi finanziari, promuovendo ricerche alternative e spingendo un consumo energetico più efficiente.
E' probabile tuttavia che nemmeno questo incidente di percorso riesca a scuotere questo incontro i cui partecipanti sembrano in maggioranza rassegnati all'affondamento per impotenza di ogni seria politica sull'effetto serra e sulla riduzione globale delle emissioni di CO2.
Il rapporto, intitolato "Strategie per un futuro energetico pulito" è stato coordinato da Marilyn Brown, che dirige il laboratorio, ed è stato reso pubblico, a sorpresa, mercoledì scorso, giusto mentre i diplomatici stavano facendo le valigie per l'Olanda. Si legge in rete all'indirizzo www.ornl.gov/ORNL/Energy_Eff/CEF.htm. "Perché non prima, mi chiedono i colleghi?" dice la ricercatrice, consapevole che c'è qualcosa di anomalo in tutto ciò. Anche perché lo studio era pronto da tempo. Quello che Marilyn Brown non può dire è che la messa in pubblico dei risultati e delle proposte era stata rinviata a dopo le elezioni presidenziali, per non gettare altra benzina sul fuoco della questione economica-ambientale. Meglio scivolare sulle grandi questioni, che hanno un costo inevitabile per i cittadini, tanto più con il gallone arrivato a livelli impensabili per l'automobilista medio.
Sembra ragionevole anche l'ipotesi che questi scienziati, che credono nel proprio lavoro e nella fondatezza delle proprie idee, abbiano deciso di pubblicare comunque, per sottrarsi al ricatto dei politici. E' un altro di quei casi in cui due logiche si scontrano: da un lato ci sono i governanti, il cui orizzonte temporale è lungo quanto una tornata elettorale, e dall'altro ci sono ambientalisti e ricercatori, che guardano più in là, alle generazioni future e persino alla fine del secolo.
La cosa apparentemente paradossale, infatti, è che la conferenza olandese ha adesso a disposizione due documenti freschi sulla cui base scegliere, ma che, verosimilmente, nulla deciderà. Il primo è l'aggiornamento delle previsioni climatiche realizzato dallo Intergovernmental Panel on Climate Change, la commissione internazionale delle Nazioni Unite che ha il compito di dare fondamento scientifico al controllo e alle previsioni sull'effetto serra. Ebbene, l'ultima versione fa un bel salto in avanti: alla fine del secolo, se continueranno le tendenze in atto, l'aumento di temperatura non sarà più contenuto tra 1e 3,6 gradi centigradi ma potrebbe arrivare a 6,1 gradi.
Non solo: tutti i dati e le analisi ora confermano con assoluta chiarezza che l'origine di tale aumento (che è già in corso), è essenzialmente dovuta all'opera dell'uomo: a poco vale consolarsi con il fatto che nella sua lunga storia la Terra ha conosciuto grandi e piccole glaciazioni, seguite da periodi di riscaldamento; l'effetto c'è ed è il risultato del più grande e terribile esperimento che l'uomo sta spensieratamente conducendo, a spese e danno del suo ambiente e della generazioni a venire.
Quanto al rapporto di Oak Ridge, immediatamente Roger Ballentine, coordinatore della Casa Bianca sui temi del riscaldamento globale, è stato assai veloce nel dichiarare che "esso non riflette la politica dell'amministrazione". E ben si capisce il perché: la ricerca infatti contraddice l'asserzione di molte compagnie petrolifere e di altri rappresentanti dell'industria secondo i quali ogni sforzo di abbattere le emissioni di gas serra provocherebbe un drastico aumento nei prezzi energetici. Aggiunge anzi che significative riduzioni sarebbero realistiche, offrendo incentivi finanziari, promuovendo ricerche alternative e spingendo un consumo energetico più efficiente.




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