terra terra
AGRICOLTURA
Le tortillas della discordia
FRANCO CARLINI
2000.11.28
ry9C è il nome della proteina che da un mese sta creando
allarme tra i consumatori e ora anche tra gli agricoltori
americani. Il contesto è quello degli organismi geneticamente
manipolati, e precisamente di quelle piante il cui patrimonio
ereditario è stato artificialmente alterato, mettendole in grado
di produrre da sole il proprio insetticida, senza spruzzature né
innaffiamenti. Il
Bacillus Thurigiensis
è il batterio che
produce tali sostanze e la
Cry9C
è uno dei prodotti di
tali manipolazioni. Molti di questi esperimenti e immissioni sul
libero mercato sono stati autorizzati dall'agenzia americana per
il controllo ambientale, l'
Epa
, e da quella dei cibi, la
Fda
, ma la "povera"
Cry9C
ha dovuto subìre una
particolare restrizione: i cereali che la contengono possono
essere usati solo per l'alimentazione animale e non direttamente
nei cibi destinati agli uomini (e alle donne). C'è infatti il
sospetto che negli umani produca allergie. Si tratta di una
invenzione della casa farmaceutica europea
Aventis
, ma
sono gli Stati uniti che più entusiasticamente ne hanno
autorizzato l'uso in una particolare varietà di grano, chiamata
Starlink
.
In ottobre è scattato il primo allarme: in alcune taco shell e tortilla (le sfoglie di pasta di grano messicane, vendute con diversi marchi in tutti i supermercati) vennero trovate tracce della proteina inopportuna e da lì partì una massiccia operazione di ritiro dai canali distributivi per 300 diversi tipi di prodotto. Il costo è stato enorme: Mission Foods , uno degli utilizzatori più grandi, ai primi di novembre aveva destinato allo scopo 200 persone, richiamando e distruggendo 27 mila quintali di merce contaminata. Per parte sua Aventis , il fornitore delle sementi, valutava di dover spendere almeno 100 milioni di dollari per richiamare i cereali in circolazione; ai coltivatori assicurava un indennizzo di 25 centesimi per ogni bushel ritirato (il bushel è l'unità di misura dei cereali e corriponde a 36 litri). Aventis si affrettava comunque a precisare che certo non era colpa sua - che aveva tutte le carte in regola - ma dei coltivatori: le istruzioni precisavano infatti che tra i campi con semi manipolati e gli altri ci dovesse essere una zona tampone, per impedire che accidentalmente le piante dei primi impollinassero anche quelle dei secondi. Un'altra possibilità è che il mescolamento sia avvenuto nei silos all'ingrosso e anche in questo caso Aventis si ritiene esente da responsabilità. Di fronte alla proteste crescenti qualcuno tra i lobbisti delle biotecnologie nel frattempo cercava una soluzione tipicamente all'italiana, premendo sulle autorità federali perché dichiarassero retroattivamente sani e adatti al consumo umano i grani Starlink , in tal modo si sarebbe annullato per decreto ogni "allarmismo". La manovra per fortuna è stata sventata, ma non è detto che non venga riproposta.
Poiché il motore del mercato è il denaro, questo incidente sta avendo effetti molto negativi sulle azioni delle società biotech e sul loro fatturato. Ai sospettosi europei si sono ora uniti altri paesi come il Giappone e il loro rifiuto di ricevere semi non certificati sta creando una vera crisi di nervi tra i coltivatori americani, sì che una colazione è appena nata, il cui scopo è di ottenere dai rispettivi stati americani leggi adeguate che permettano di addebitare i danni al venditore di semi.
Martedì scorso un altro colpo di scena: una società di sementi della Iowa, la Garst Seed , controllata dal gruppo europeo Advanta , ha annunciato di aver trovato tracce della proteina proibita anche in altri semi diversi dallo Starlink e di avere subito avvertito i rivenditori e i clienti. Questa volta erano in partite del 1998 di una varietà di grano chiamata 8481IT. Dunque la contaminazione è più vasta di quanto si era creduto in un primo tempo. A meno che, dicono i sospettosi, la nuova denuncia non sia un malefico artificio per ottenere il via libera: se la Cry9C compare anche in altri grani, allora, dicono i produttori, forse è naturale, magari fa persino bene.
In ottobre è scattato il primo allarme: in alcune taco shell e tortilla (le sfoglie di pasta di grano messicane, vendute con diversi marchi in tutti i supermercati) vennero trovate tracce della proteina inopportuna e da lì partì una massiccia operazione di ritiro dai canali distributivi per 300 diversi tipi di prodotto. Il costo è stato enorme: Mission Foods , uno degli utilizzatori più grandi, ai primi di novembre aveva destinato allo scopo 200 persone, richiamando e distruggendo 27 mila quintali di merce contaminata. Per parte sua Aventis , il fornitore delle sementi, valutava di dover spendere almeno 100 milioni di dollari per richiamare i cereali in circolazione; ai coltivatori assicurava un indennizzo di 25 centesimi per ogni bushel ritirato (il bushel è l'unità di misura dei cereali e corriponde a 36 litri). Aventis si affrettava comunque a precisare che certo non era colpa sua - che aveva tutte le carte in regola - ma dei coltivatori: le istruzioni precisavano infatti che tra i campi con semi manipolati e gli altri ci dovesse essere una zona tampone, per impedire che accidentalmente le piante dei primi impollinassero anche quelle dei secondi. Un'altra possibilità è che il mescolamento sia avvenuto nei silos all'ingrosso e anche in questo caso Aventis si ritiene esente da responsabilità. Di fronte alla proteste crescenti qualcuno tra i lobbisti delle biotecnologie nel frattempo cercava una soluzione tipicamente all'italiana, premendo sulle autorità federali perché dichiarassero retroattivamente sani e adatti al consumo umano i grani Starlink , in tal modo si sarebbe annullato per decreto ogni "allarmismo". La manovra per fortuna è stata sventata, ma non è detto che non venga riproposta.
Poiché il motore del mercato è il denaro, questo incidente sta avendo effetti molto negativi sulle azioni delle società biotech e sul loro fatturato. Ai sospettosi europei si sono ora uniti altri paesi come il Giappone e il loro rifiuto di ricevere semi non certificati sta creando una vera crisi di nervi tra i coltivatori americani, sì che una colazione è appena nata, il cui scopo è di ottenere dai rispettivi stati americani leggi adeguate che permettano di addebitare i danni al venditore di semi.
Martedì scorso un altro colpo di scena: una società di sementi della Iowa, la Garst Seed , controllata dal gruppo europeo Advanta , ha annunciato di aver trovato tracce della proteina proibita anche in altri semi diversi dallo Starlink e di avere subito avvertito i rivenditori e i clienti. Questa volta erano in partite del 1998 di una varietà di grano chiamata 8481IT. Dunque la contaminazione è più vasta di quanto si era creduto in un primo tempo. A meno che, dicono i sospettosi, la nuova denuncia non sia un malefico artificio per ottenere il via libera: se la Cry9C compare anche in altri grani, allora, dicono i produttori, forse è naturale, magari fa persino bene.




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