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ENERGIA
Defezioni alla diga di Maheshwar
MARINA FORTI
2000.12.19
Per la Ogden Corporation di New York è una questione di
conti. L'azienda, del Ogden Energy Group, ha deciso di ritirarsi
dall'impresa della diga di Maheshwar, sul fiume Narmada in India,
"a causa di crescenti preoccupazioni sull'economia del progetto".
Il messaggio è chiaro. "Ecco un'altra prova della non convenienza
di quest'impresa, e dei grandi progetti idroelettrici in genere",
commenta Patrick McCully, del
International Rivers
Network
(una delle più autorevoli reti di organizzazioni che
combattono le grandi dighe).
E' una storia accidentata quella di Maheshwar. Si tratta di una delle grandi dighe che compongono lo sciagurato "Progetto di sviluppo della valle di Narmada", un insieme di trenta grandi dighe e oltre cento minori sul fiume Narmada e i suoi affluenti, con centrali elettriche e progetti di irrigazione. Le dighe maggiori, come la Sardar Sarovar, comportano l'esodo di centinaia di migliaia di persone, costrette a lasciare villaggi e terre sommerse dal lago artificiale (questo "costo umano" era stato determinante, nei primi anni '90, nel costringere la Banca mondiale a ritirarsi dal progetto). Nel caso di Maheshwar, una diga alta 35 metri e una centrale con turbine da 400 megawatt allagheranno 61 villaggi, togliendo terre e sostentamento a 40mila persone.
Maheshwar è anche il primo progetto energetico privatizzato in India: e con esiti tutt'altro che positivi. Nella corsa a vendere, nel 1997 il governo attribuì il progetto a un'industria tessile, la S. Kumar, che non aveva né i capitali né l'esperienza necessari a un'opera idroelettrica. Fu dunque formata la società Shree Maheshwar Hydropower, che ha cercato partner all'estero. Parecchie aziende, in particolare statunitensi, sono entrate in trattative per poi ritirarsi: nel '98 Pacgen, società sussidiaria dell'ente elettrico Pacificorp (Oregon), accettò di entrare con il 49% del capitale ma poi decise di lasciar perdere. La sua partecipazione fu ripresa dalle tedesche Bayernwerk e Vew Energie, che a loro volta si sono ritirate nel '99. Apparve allora all'orizzonte la Ogden Corp., che accettò di mettere il 49% del capitale arrivando fino a firmare un memorandum d'intesa, nel marzo di quest'anno: ma ora dà forfait. Restano in gioco altre aziende straniere e in particolare Siemens, che dovrebbe fornire le turbine della centrale.
Ma proprio dalla Germania è venuto qualche tempo fa un colpo considerevole al progetto di Maheshwar. Il contratto con la Siemens era stato in principio finanziato dalla banca Hypovereinsbank, che aveva chiesto per questo una "garanzia all'export" al governo tedesco. Per valutare la richiesta di credito, il ministero alla cooperazione di Berlino aveva commissionato un rapporto indipendente, per stabilire se i diritti della popolazione locale sono tutelati. Così, nel giugno scorso tre esperti indipendenti hanno visitato per conto del governo tedesco il sito di Maheshwar; hanno incontrato i dirigenti della diga, i pubblici ufficiali, i movimenti civici e ambientalisti, i comitati della popolazione locale: infine hanno concluso che il progetto della diga non tutela affatto i diritti della popolazione. In particolare, hanno argomentato che il governo del Madhya Pradesh - lo stato indiano in cui si trova Maheshwar - ha sottovalutato il numero di persone che vivono di attività legate al fiume e al territorio destinato a essere sommerso (pesca, agricoltura); inoltre non ha correttamente informato dei propri diritti le persone costrette a sloggiare, indotte ad accettare piccoli compensi in denato invece che altre terre coltivabili. Un risarcimento equo sarebbe di due ettari di terra coltivabile per famiglia, incluse le famiglie di coloni informali (cioè senza titoli di proprietà della terra), facevano notare gli esperti sentite tutte le fonti locali. Ma per questo servirebbe un budget 7 volte più alto di quello effettivamente stanziato per risarcire questo "effetto collaterale" della diga.
Sono le accuse sollevate da anni dal Movimento per la rinascita del fiume Narmada. Ora hanno avuto effetto: Hypovereinsbank ha ritirato il suo finanziamento e Siemens ha dovuto rinunciare a chiedere la garanzia di Berlino. Se deciderà nonostante tutto di vendere le sue turbine alla società di Maheshwar, sarà a suo rischio.
E' una storia accidentata quella di Maheshwar. Si tratta di una delle grandi dighe che compongono lo sciagurato "Progetto di sviluppo della valle di Narmada", un insieme di trenta grandi dighe e oltre cento minori sul fiume Narmada e i suoi affluenti, con centrali elettriche e progetti di irrigazione. Le dighe maggiori, come la Sardar Sarovar, comportano l'esodo di centinaia di migliaia di persone, costrette a lasciare villaggi e terre sommerse dal lago artificiale (questo "costo umano" era stato determinante, nei primi anni '90, nel costringere la Banca mondiale a ritirarsi dal progetto). Nel caso di Maheshwar, una diga alta 35 metri e una centrale con turbine da 400 megawatt allagheranno 61 villaggi, togliendo terre e sostentamento a 40mila persone.
Maheshwar è anche il primo progetto energetico privatizzato in India: e con esiti tutt'altro che positivi. Nella corsa a vendere, nel 1997 il governo attribuì il progetto a un'industria tessile, la S. Kumar, che non aveva né i capitali né l'esperienza necessari a un'opera idroelettrica. Fu dunque formata la società Shree Maheshwar Hydropower, che ha cercato partner all'estero. Parecchie aziende, in particolare statunitensi, sono entrate in trattative per poi ritirarsi: nel '98 Pacgen, società sussidiaria dell'ente elettrico Pacificorp (Oregon), accettò di entrare con il 49% del capitale ma poi decise di lasciar perdere. La sua partecipazione fu ripresa dalle tedesche Bayernwerk e Vew Energie, che a loro volta si sono ritirate nel '99. Apparve allora all'orizzonte la Ogden Corp., che accettò di mettere il 49% del capitale arrivando fino a firmare un memorandum d'intesa, nel marzo di quest'anno: ma ora dà forfait. Restano in gioco altre aziende straniere e in particolare Siemens, che dovrebbe fornire le turbine della centrale.
Ma proprio dalla Germania è venuto qualche tempo fa un colpo considerevole al progetto di Maheshwar. Il contratto con la Siemens era stato in principio finanziato dalla banca Hypovereinsbank, che aveva chiesto per questo una "garanzia all'export" al governo tedesco. Per valutare la richiesta di credito, il ministero alla cooperazione di Berlino aveva commissionato un rapporto indipendente, per stabilire se i diritti della popolazione locale sono tutelati. Così, nel giugno scorso tre esperti indipendenti hanno visitato per conto del governo tedesco il sito di Maheshwar; hanno incontrato i dirigenti della diga, i pubblici ufficiali, i movimenti civici e ambientalisti, i comitati della popolazione locale: infine hanno concluso che il progetto della diga non tutela affatto i diritti della popolazione. In particolare, hanno argomentato che il governo del Madhya Pradesh - lo stato indiano in cui si trova Maheshwar - ha sottovalutato il numero di persone che vivono di attività legate al fiume e al territorio destinato a essere sommerso (pesca, agricoltura); inoltre non ha correttamente informato dei propri diritti le persone costrette a sloggiare, indotte ad accettare piccoli compensi in denato invece che altre terre coltivabili. Un risarcimento equo sarebbe di due ettari di terra coltivabile per famiglia, incluse le famiglie di coloni informali (cioè senza titoli di proprietà della terra), facevano notare gli esperti sentite tutte le fonti locali. Ma per questo servirebbe un budget 7 volte più alto di quello effettivamente stanziato per risarcire questo "effetto collaterale" della diga.
Sono le accuse sollevate da anni dal Movimento per la rinascita del fiume Narmada. Ora hanno avuto effetto: Hypovereinsbank ha ritirato il suo finanziamento e Siemens ha dovuto rinunciare a chiedere la garanzia di Berlino. Se deciderà nonostante tutto di vendere le sue turbine alla società di Maheshwar, sarà a suo rischio.




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