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RIFIUTI TOSSICI
Il lago Baikal è in pericolo
MARINA FORTI
2000.12.28
È il più antico tra i grandi laghi del mondo, tiene un
quinto delle riserve mondiali di acqua dolce, ha più specie
endemiche di qualsiasi altro lago. Il lago Baikal è "un fenomeno
unico", sostengono gruppi ambientalisti russi come il Baikal
Environmental Wave ("Onda ambientalista del Baikal") o come la
sezione russa di Greenpeace. Ma proprio questi gruppi lanciano un
allarme sullo stato di questo specchio d'acqua lungo oltre 630
chilometri e largo circa 80, situato nella Siberia orientale
appena a nord delle catene montuose della Mongolia.
Le minacce che gravano sul lago, sono l'inquinamento industriale e agricolo portato dai 336 fiumi e torrenti che alimentano il lago, insieme alla caccia illegale che sta decimando alcune specie rare e alle annunciate operazioni minerarie e prospezioni per il gas naturale nel bacino del fiume Selenga, che scorre da sud-est e forma nel Baikal meridionale un grande delta. Tutto questo mette a repentaglio il lago: l'accusa rimbalza da Greenpeace a numerosi gruppi locali - come la piccola organizzazione per il "turismo sostenibile" che ha promosso una rete di "bed and breakfast" e cerca di valorizzare sul lago e le montagne che lo circondano, con i parchi nazionali di Zabaikalsky (sulla costa orientale) e Pribaikalsky (su quella occidentale): si veda il sito www.baikal.eastsib.ru. Non per nulla l'Unesco considera il Baikal un "patrimonio dell'umanità" ( World Heritage Site ), e ora Greenpeace chiede che lo includa nella lista dei siti minacciati.
Certo è un luogo particolare, il lago siberiano. La sua origine viene fatta risalire a movimenti tellurici avvenuti 25 milioni di anni fa. E' un lago assai profondo (fino a 1.500 metri) e circa l'80% della fauna che lo popola è unica, nel senso che non si trova altrove al mondo. La lista comincia con mammiferi della taiga come l'orso bruno ("il signore della taiga", il più grande mammifero carnivoro) e prosegue con alci, cervi e daini. Vive nel lago Baikal l'unica specie di foca d'acqua dolce conosciuta, la foca Nerpa: gli scienziati ancora non si spiegano come possa essere arrivata, in quel il lago distante centinaia di migliaia di chilometri da ogni mare (un'ipotesi è che la foca Nerpa appartenza alla fauna del Terziario). Nelle acque del lago poi vivono innumerevoli pesci tra cui una varietà di salmone e storioni e uno dei pochi pesci vivipari al mondo, la golomyanka.
Ma questa fauna è sottoposta a grave "stress". La foca è stata cacciata per millenni (sono state trovate testimonianze preistoriche di comunità cacciatrici). Ma oggi la popolazione delle foche Nerpa è diminuita di un terzo solo negli ultimi 6 anni, fa notare (all'agenzia Reuter ) Roman Pukalov, coordinatore della Campagna Baikal di Greenpeace. Sarebbe ammessa la caccia di 6.000 esemplari all'anno, ma il bracconaggio ne fa fuori molte di più (anche perché per ogni foca uccisa i cacciatori ne feriscono due o tre...). Sia la foca che orsi, alci e cervi sono pregiati in Cina settentrionale e Mongolia per la carne, le pelli e pellicce, le zanne, e questo alimenta la caccia illegale.
I gruppi ambientalisti del Baikal fanno notare che il lago siberiano era tutto sommato sopravvissuto ai decenni dell'industrializzazione sovietica. Certo, Irkutsk a ovest e Ulan Ude (sul fiume Selenga) a est del lago sono due centri industriali relativamente grandi, e il modello di sviluppo sovietico non ha badato molto al bilancio delle risorse naturali e all'inquinamento. Oggi la soglia d'allarme è toccata, accusa Greenpeace: l'amministrazione russa ha annunciato la decisione di bonificare i fiumi tributari del Baikal - o almeno così sostiene alla reuter un dirigente del dipartimento per l'analisi ambientale di Mosca - ma poi non è successo nulla. Per Greenpeace, questo è un ulteriore sintomo della mancanza di sensibilità ambientale del presidente russo Vladimir Putin. Se la perestroika del presidente (sovietico) Gorbaciov aveva sollevato il velo sulla vera e propria emergenza ambientale di tutta l'allora Urss, accusano gli ambientalisti russi, Putin ha invertito la tendenza e cancellato l'ambiente dalle priorità della politica russa. Il timore di vedere le trivelle nel bacino del Baikal non è così infondato...
Le minacce che gravano sul lago, sono l'inquinamento industriale e agricolo portato dai 336 fiumi e torrenti che alimentano il lago, insieme alla caccia illegale che sta decimando alcune specie rare e alle annunciate operazioni minerarie e prospezioni per il gas naturale nel bacino del fiume Selenga, che scorre da sud-est e forma nel Baikal meridionale un grande delta. Tutto questo mette a repentaglio il lago: l'accusa rimbalza da Greenpeace a numerosi gruppi locali - come la piccola organizzazione per il "turismo sostenibile" che ha promosso una rete di "bed and breakfast" e cerca di valorizzare sul lago e le montagne che lo circondano, con i parchi nazionali di Zabaikalsky (sulla costa orientale) e Pribaikalsky (su quella occidentale): si veda il sito www.baikal.eastsib.ru. Non per nulla l'Unesco considera il Baikal un "patrimonio dell'umanità" ( World Heritage Site ), e ora Greenpeace chiede che lo includa nella lista dei siti minacciati.
Certo è un luogo particolare, il lago siberiano. La sua origine viene fatta risalire a movimenti tellurici avvenuti 25 milioni di anni fa. E' un lago assai profondo (fino a 1.500 metri) e circa l'80% della fauna che lo popola è unica, nel senso che non si trova altrove al mondo. La lista comincia con mammiferi della taiga come l'orso bruno ("il signore della taiga", il più grande mammifero carnivoro) e prosegue con alci, cervi e daini. Vive nel lago Baikal l'unica specie di foca d'acqua dolce conosciuta, la foca Nerpa: gli scienziati ancora non si spiegano come possa essere arrivata, in quel il lago distante centinaia di migliaia di chilometri da ogni mare (un'ipotesi è che la foca Nerpa appartenza alla fauna del Terziario). Nelle acque del lago poi vivono innumerevoli pesci tra cui una varietà di salmone e storioni e uno dei pochi pesci vivipari al mondo, la golomyanka.
Ma questa fauna è sottoposta a grave "stress". La foca è stata cacciata per millenni (sono state trovate testimonianze preistoriche di comunità cacciatrici). Ma oggi la popolazione delle foche Nerpa è diminuita di un terzo solo negli ultimi 6 anni, fa notare (all'agenzia Reuter ) Roman Pukalov, coordinatore della Campagna Baikal di Greenpeace. Sarebbe ammessa la caccia di 6.000 esemplari all'anno, ma il bracconaggio ne fa fuori molte di più (anche perché per ogni foca uccisa i cacciatori ne feriscono due o tre...). Sia la foca che orsi, alci e cervi sono pregiati in Cina settentrionale e Mongolia per la carne, le pelli e pellicce, le zanne, e questo alimenta la caccia illegale.
I gruppi ambientalisti del Baikal fanno notare che il lago siberiano era tutto sommato sopravvissuto ai decenni dell'industrializzazione sovietica. Certo, Irkutsk a ovest e Ulan Ude (sul fiume Selenga) a est del lago sono due centri industriali relativamente grandi, e il modello di sviluppo sovietico non ha badato molto al bilancio delle risorse naturali e all'inquinamento. Oggi la soglia d'allarme è toccata, accusa Greenpeace: l'amministrazione russa ha annunciato la decisione di bonificare i fiumi tributari del Baikal - o almeno così sostiene alla reuter un dirigente del dipartimento per l'analisi ambientale di Mosca - ma poi non è successo nulla. Per Greenpeace, questo è un ulteriore sintomo della mancanza di sensibilità ambientale del presidente russo Vladimir Putin. Se la perestroika del presidente (sovietico) Gorbaciov aveva sollevato il velo sulla vera e propria emergenza ambientale di tutta l'allora Urss, accusano gli ambientalisti russi, Putin ha invertito la tendenza e cancellato l'ambiente dalle priorità della politica russa. Il timore di vedere le trivelle nel bacino del Baikal non è così infondato...





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