terra terra
ANIMALI
Undici nuovi primati già a rischio
FRANCO CARLINI
2001.01.30
Continuano le sorprese: dal 7 al 12 gennaio si è tenuto a
Adelaide, in Australia, il congresso della International
Primatological Society, l'associazione che riunisce gli studiosi
dei primati. E lì è stato annunciata la scoperta di nove specie
di lèmuri e di due callitricidi. I callitricidi (in inglese
marmoset
) sono piccole scimmie delle dimensioni di uno
scoiattolo e sono stati trovati nel bacino del fiume Madewira,
nell'Amazzonia del centro sud, mentre i nuovi lèmuri vengono dal
Madagascar, l'isola staccatasi a suo tempo dal continente
africano, che da allora ha sviluppato una sua specificità,
ospitando piante e animali che non esistono in alcuna altra parte
del mondo.
"La cosa notevole è che questo è il più grande numero di primati scoperti nell'ultimo secolo ed è una indicazione di quanto poco conosciamo della vita", ha dichiarato al servizio di notizie ambientali Ens , Russell Mittermeier, presidente di Conservation International.
Grazie a queste scoperte salgono a 61 le specie di lèmuri conosciute e ciò pone il Madagascar al secondo posto, dopo il Brasile, tra i paesi con la maggiore biodiversità nei primati; 79 sono le specie note in Brasile.
La buona notizia, tuttavia, pone anche qualche preoccupazione in più: infatti quasi tutte queste specie appena scoperte andranno immediatamente inserite nell'elenco di quelle a rischio se non addirittura in via di estinzione. Infatti le rilevazioni più recenti, che sono state condotte dallo Iucn/Ssc (Species Survival Commission) indicano che circa 150 scimmie cadono nella categoria delle specie minacciate: in pratica una su quattro. La categoria superiore, quella delle specie criticamente minacciate, raccoglie 55 primati, ovvero una specie su 10. Non per caso la stessa conferenza internazionale ha rivolto un appello alle Nazioni Unite e in particolare all'Unesco perché le aree naturali dove queste specie vivono siano tutte inserite negli elenchi del Patrimonio mondiale (World Heritage), il che garantirebbe loro uno status speciale di protezione e permetterebbe di attivare azioni penali contro ogni deterioramento. Finora l'elenco dell'Unesco contiene soprattutto manufatti della specie umana, grandi monumenti che vanno dalla Basilica di Assisi alle Piramidi, ma negli ultimi tempi altre aree, di elevato valore naturalistico, sono state inserite. Per esempio nella sessione del novembre scorso, sono entrate a far parte della lista le isole Eolie e numerosi parchi dell'America Latina. L'elenco completo dei 690 siti si può consultare sulle pagine web dell'Unesco, all'indirizzo http://www.unesco.org/whc/nwhc/pages/sites/main.htm.
Le minacce alle specie appena scoperte sono putroppo le solite: l'espansione incontrollata della presenza umana, a detrimento di un habitat delicato e critico. E' il caso del Madagascar, dove il 90% dell'ambiente naturale precedente è stato seriamente compromesso. E si badi bene, il Madagascar non è affatto il paese peggiore, anzi: negli ultimi anni i parchi naturali qui esistenti sono stati meglio protetti e nuovi ne sono stati creati. Ovunque c'è stato un forte coinvolgimento della popolazione locale, che viene impiegata nelle riserve, sia come custodi che come guide naturalistiche. Il governo ha chiaramente deciso che quello del turismo ambientale è un business e continua a promuoverlo. Ma c'è anche un'altra faccia, forse inevitabile: i leggendari lèmuri, ormai confinati in spazi ridotti, hanno ben imparato (non sono mica scemi) a vivere in simbiosi con l'uomo in queste aree che troppo spesso sono più simili a degli zoo all'aperto che a delle vere riserve. Saltellano graziosamente e di sbieco, tra automobili, bungalow e prelibati cassonetti della spazzatura; fanno sorridere, si fanno fotografare volentieri, esibiscono i denti in un sorriso, ma sono ormai un'altra cosa: sopravvissuti sì, ma al prezzo di una domesticazione forzata. Capita per esempio nella riserva privata di Berenty, nell'estremo sud del paese, premiata persino dal Wwf e tuttavia così deludente e artificiosa: apparteneva a un grosso proprietario terriero, già coltivatore di agave, che tempestivamente ne intuì il potenziale turistico, fin dagli anni '40 del secolo scorso.
"La cosa notevole è che questo è il più grande numero di primati scoperti nell'ultimo secolo ed è una indicazione di quanto poco conosciamo della vita", ha dichiarato al servizio di notizie ambientali Ens , Russell Mittermeier, presidente di Conservation International.
Grazie a queste scoperte salgono a 61 le specie di lèmuri conosciute e ciò pone il Madagascar al secondo posto, dopo il Brasile, tra i paesi con la maggiore biodiversità nei primati; 79 sono le specie note in Brasile.
La buona notizia, tuttavia, pone anche qualche preoccupazione in più: infatti quasi tutte queste specie appena scoperte andranno immediatamente inserite nell'elenco di quelle a rischio se non addirittura in via di estinzione. Infatti le rilevazioni più recenti, che sono state condotte dallo Iucn/Ssc (Species Survival Commission) indicano che circa 150 scimmie cadono nella categoria delle specie minacciate: in pratica una su quattro. La categoria superiore, quella delle specie criticamente minacciate, raccoglie 55 primati, ovvero una specie su 10. Non per caso la stessa conferenza internazionale ha rivolto un appello alle Nazioni Unite e in particolare all'Unesco perché le aree naturali dove queste specie vivono siano tutte inserite negli elenchi del Patrimonio mondiale (World Heritage), il che garantirebbe loro uno status speciale di protezione e permetterebbe di attivare azioni penali contro ogni deterioramento. Finora l'elenco dell'Unesco contiene soprattutto manufatti della specie umana, grandi monumenti che vanno dalla Basilica di Assisi alle Piramidi, ma negli ultimi tempi altre aree, di elevato valore naturalistico, sono state inserite. Per esempio nella sessione del novembre scorso, sono entrate a far parte della lista le isole Eolie e numerosi parchi dell'America Latina. L'elenco completo dei 690 siti si può consultare sulle pagine web dell'Unesco, all'indirizzo http://www.unesco.org/whc/nwhc/pages/sites/main.htm.
Le minacce alle specie appena scoperte sono putroppo le solite: l'espansione incontrollata della presenza umana, a detrimento di un habitat delicato e critico. E' il caso del Madagascar, dove il 90% dell'ambiente naturale precedente è stato seriamente compromesso. E si badi bene, il Madagascar non è affatto il paese peggiore, anzi: negli ultimi anni i parchi naturali qui esistenti sono stati meglio protetti e nuovi ne sono stati creati. Ovunque c'è stato un forte coinvolgimento della popolazione locale, che viene impiegata nelle riserve, sia come custodi che come guide naturalistiche. Il governo ha chiaramente deciso che quello del turismo ambientale è un business e continua a promuoverlo. Ma c'è anche un'altra faccia, forse inevitabile: i leggendari lèmuri, ormai confinati in spazi ridotti, hanno ben imparato (non sono mica scemi) a vivere in simbiosi con l'uomo in queste aree che troppo spesso sono più simili a degli zoo all'aperto che a delle vere riserve. Saltellano graziosamente e di sbieco, tra automobili, bungalow e prelibati cassonetti della spazzatura; fanno sorridere, si fanno fotografare volentieri, esibiscono i denti in un sorriso, ma sono ormai un'altra cosa: sopravvissuti sì, ma al prezzo di una domesticazione forzata. Capita per esempio nella riserva privata di Berenty, nell'estremo sud del paese, premiata persino dal Wwf e tuttavia così deludente e artificiosa: apparteneva a un grosso proprietario terriero, già coltivatore di agave, che tempestivamente ne intuì il potenziale turistico, fin dagli anni '40 del secolo scorso.




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