terra terra
ANIMALI
La grande caccia al lupo
MARINA FORTI
2001.02.11
La caccia è cominciata. Un gruppo di uomini, in sci e
slitte a motore, da ieri è sulle tracce dei lupi che popolano la
regione sud-orientale della Norvegia. L'obiettivo fissato dalle
autorità è ucciderne nove entro aprile, quando il permesso di
caccia scadrà. L'avvio della caccia ha però scatenato polemiche e
proteste. E decine di ambientalisti da ieri si sono ugualmente
messi sulle tracce dei lupi in sci o slitte, spesso armati di
tende per accamparsi nella notte, con l'obiettivo di intralciare
e impedire quella che considerano una mattanza insensata. Gli
animi si stanno scaldando - mentre la temperatura è scesa nelle
foreste innevate della Scandinavia fino a raggiungere i 30 gradi
centigradi sotto zero.
Con questa speciale caccia al lupo il governo norvegese ha interrotto la politica inaugurata a metà degli anni '90, di comune accordo con la confinante Svezia, per incoraggiare il ritorno del predatore nella Scandinavia meridionale, suo antico habitat, da cui era stato quasi cancellato prima che negli anni '70 Oslo e Stoccolma ne vietassero la caccia. Ora però la Norvegia dice che la popolazione è cresciuta, e che in Scandinavia meridionale si contano ormai 12 branchi, ovvero tra cento e 120 individui. Sostengono anche che nella regione sud-orientale della Norvegia, intorno alla cittadina di Koppang, i lupi hanno ucciso l'anno scorso 612 pecore. Gli allevatori ovviamente si lamentano: "Entrano nei nostri vivai, nelle nostre stalle, uccidono il nostro bestiame accanto alle nostre case, e poi stanno mettendo a repentaglio la caccia ai cervi", spiegava ieri alla Bbc il signor Erling Myhre, sindaco di Rendalen, una delle cittadine coinvolte nella grande caccia. All'inizio il governo aveva autorizzato l'uccisione di 12 lupi, poi di fronte alle polemiche ha ridimensionato l'obiettivo a nove. Ma le autorità insistono: i predatori hanno sconfinato in una vallata fuori dalla zona loro assegnata.
Così ieri l'operazione è cominciata. Per il momento si sono mossi gli avvistatori, perché in primo luogo si tratta di localizzare i lupi: se necessario i cacciatori saranno appoggiati da elicotteri, con perfino il permesso di sparare dall'alto (cosa che ha suscitato dubbi perfino in qualche cacciatore). Anche gli ambientalisti stanno progettando di affittare un aeroplanino, per individuare dall'alto i branchi e metterli in fuga prima che i cacciatori li trovino. "Non ce ne andremo, resisteremo qui finché sarà necessario", dicono gli ambientalisti, intervistati da agenzie e giornali locali. "E' un bene che faccia freddo", ha ribattuto il capo della squadra di cacciatori, Leonhard Mikalsen (le identità degli altri è tenuta segreta per loro sicurezza): gli ambientalisti si stancheranno presto, "finita la loro azione dimostrativa noi potremo fare il nostro lavoro".
Ma la caccia al lupo non ha suscitato solo la protesta di qualche ambientalista. La Svezia ad esempio è nettamente contraria, e dice che la caccia mette a repentaglio la sopravvivenza della specie che i due paesi hanno finora collaborato per gestire lungo la frontiera comune. Il Wwf internazionale poi contesta le cifre del governo di Oslo. I lupi tornati a popolare la Scandinavia meridionale sono attualmente un'ottantina (e sono dislocati per lo più in territorio svedese), dice il responsabile del Wwf norvegese Rasmus Hansson. E' una popolazione troppo esigua per sopportare la caccia. "Quanto a predatori, in Norvegia il lupo è il problema minore", aggiunge Hansson: ogni anno circa 130mila pecore (su 2,2 milioni) vanno perse da quando prevale la politica di farle pascolare libere senza la sorveglianza di pastori. Circa 33mila sono uccise da predatori, per lo più linci e in minor misura lupi. "La caccia è un segnale sciocco al resto del mondo su come la Norvegia sta gestendo una delle sue popolazioni animali più rare". In effetti, come segnale non aiuta certo la decisione da poco annunciata dal governo di Oslo, di recovare il divieto di esportare carne di balena - altra popolazione animale che la Norvegia non tiene affatto da conto...
Con questa speciale caccia al lupo il governo norvegese ha interrotto la politica inaugurata a metà degli anni '90, di comune accordo con la confinante Svezia, per incoraggiare il ritorno del predatore nella Scandinavia meridionale, suo antico habitat, da cui era stato quasi cancellato prima che negli anni '70 Oslo e Stoccolma ne vietassero la caccia. Ora però la Norvegia dice che la popolazione è cresciuta, e che in Scandinavia meridionale si contano ormai 12 branchi, ovvero tra cento e 120 individui. Sostengono anche che nella regione sud-orientale della Norvegia, intorno alla cittadina di Koppang, i lupi hanno ucciso l'anno scorso 612 pecore. Gli allevatori ovviamente si lamentano: "Entrano nei nostri vivai, nelle nostre stalle, uccidono il nostro bestiame accanto alle nostre case, e poi stanno mettendo a repentaglio la caccia ai cervi", spiegava ieri alla Bbc il signor Erling Myhre, sindaco di Rendalen, una delle cittadine coinvolte nella grande caccia. All'inizio il governo aveva autorizzato l'uccisione di 12 lupi, poi di fronte alle polemiche ha ridimensionato l'obiettivo a nove. Ma le autorità insistono: i predatori hanno sconfinato in una vallata fuori dalla zona loro assegnata.
Così ieri l'operazione è cominciata. Per il momento si sono mossi gli avvistatori, perché in primo luogo si tratta di localizzare i lupi: se necessario i cacciatori saranno appoggiati da elicotteri, con perfino il permesso di sparare dall'alto (cosa che ha suscitato dubbi perfino in qualche cacciatore). Anche gli ambientalisti stanno progettando di affittare un aeroplanino, per individuare dall'alto i branchi e metterli in fuga prima che i cacciatori li trovino. "Non ce ne andremo, resisteremo qui finché sarà necessario", dicono gli ambientalisti, intervistati da agenzie e giornali locali. "E' un bene che faccia freddo", ha ribattuto il capo della squadra di cacciatori, Leonhard Mikalsen (le identità degli altri è tenuta segreta per loro sicurezza): gli ambientalisti si stancheranno presto, "finita la loro azione dimostrativa noi potremo fare il nostro lavoro".
Ma la caccia al lupo non ha suscitato solo la protesta di qualche ambientalista. La Svezia ad esempio è nettamente contraria, e dice che la caccia mette a repentaglio la sopravvivenza della specie che i due paesi hanno finora collaborato per gestire lungo la frontiera comune. Il Wwf internazionale poi contesta le cifre del governo di Oslo. I lupi tornati a popolare la Scandinavia meridionale sono attualmente un'ottantina (e sono dislocati per lo più in territorio svedese), dice il responsabile del Wwf norvegese Rasmus Hansson. E' una popolazione troppo esigua per sopportare la caccia. "Quanto a predatori, in Norvegia il lupo è il problema minore", aggiunge Hansson: ogni anno circa 130mila pecore (su 2,2 milioni) vanno perse da quando prevale la politica di farle pascolare libere senza la sorveglianza di pastori. Circa 33mila sono uccise da predatori, per lo più linci e in minor misura lupi. "La caccia è un segnale sciocco al resto del mondo su come la Norvegia sta gestendo una delle sue popolazioni animali più rare". In effetti, come segnale non aiuta certo la decisione da poco annunciata dal governo di Oslo, di recovare il divieto di esportare carne di balena - altra popolazione animale che la Norvegia non tiene affatto da conto...





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