terra terra
ANIMALI
Pericolo Koala a Snake Island
FULVIO GIANETTO
2001.03.02
Snake Island, Australia. Il governo ha chiesto a un'impresa
biotecnologica, Ecoplan Australia, e al Centro di ricerche sulla
conservazione dei marsupiali di cercare una soluzione al
"problema" dei piccoli orsacchiotti. Snake Island è una piccola
isola disabitata vicino alla costa di Melbourne dove, all'ombra
di eucalipti, melaleuca e bankias endemiche - e senza la minaccia
di predatori e di malattie - i koala si sono moltiplicati molto
piú rapidamente degli alberi che li alimentano.
L'ultimo censimento del 1999 aveva contato 2400 koala sull'isola, il doppio di quanto questa possa ecologicamente sopportare. Secondo le autorità, la soluzione più semplice ed economica sarebbe stata mandare dei cacciatori a eliminarne una parte. Ma è scattato quello che gli esperti chiamano "effetto Bambi": proprio come sta accadendo negli Usa con i cerbiatti di coda bianca, anche se questi sconfinano nelle aree coltivate e in parchi e giardini, la gente non tollera che si uccidano animali così aggraziati e sensibili. Così in Australia. Quando lo scorso anno nell'Isola Canguro (Victoria) le autorità cercarono di ridurre la popolazione di koala, trasferendo parte dei marsupiali nei boschi interni per ucciderne una parte con impianti ormonali (anticoncezionali) ad effetto ritardato, scoppiò un putiferio. Una vera e propria valanga di proteste di ecologisti, gruppi ambientalisti, semplici cittadini e mass-media bloccò il progetto. Il ministero dell'ambiente constatò che il sistema biotech degli impianti ormonali non era così affidabile ed economico: bisognava catturare l'animale, collocargli gli impianti e poi sostituirli con regolarità. Tecniche contraccettive a parte, è certo che il koala ha tutto per intenerire: un simpatico corpo da orsacchiotto di peluche, grandi occhioni umidi, un comportamento mansueto, una delicata dieta vegetariana e, ulteriore elemento che desta innata simpatia agli umani, quando uno lo abbraccia lui si attacca al corpo come un bebè.
Ora, con l'ausilio dell'Ecoplan, le autorità hanno incominciato ad applicare ai prolifici e affamati koala un vaccino sintetico, il Z-018, chiamato tecnicamente immunocontraccettivo per marsupiali. Una proteina semi-sintetica, estratta dagli ovuli del maiale, che attacca il sistema immunologico del koala, facendogli sviluppare anticorpi estranei che trattano gli ovuli come se fossero invasori. Per ridurre i costi del trattamento sterilizzante, afferma la pubblicità tecnica dell'impresa, in Pennsylvania (Usa), si stanno sterilizzando cervi a 400 dollari la dose di vaccino, mentre in Sudafrica un simile immunocontraccettivo è sparato agli elefanti dagli elicotteri. Per non parlare dei nuovi prodotti fantascientifici pubblicizzati dal Centro nazionale di ricerche sulla fauna silvestre di Fort Collins (Colorado), dove per sterilizzare cervi e alci si sfornano vaccini a basi di lieviti che attraversano intatti gli acidi stomacali dei poveri animali, o i virus utilizzati in Nuova Zelanda contro i roditori selvatici. I candidati alle sperimentazioni di Fort Collins, secondo i ricercatori, non mancano: orsi neri, opossum, coyotes, conigli selvatici, tutti colpevoli di riprodursi troppo e di invadere gli spazi di attività degli umani. Dice la disinteressata pubblicità dell'impresa biotech: "Ogni anno 200 statunitensi muoiono e 29.000 si feriscono in incidenti stradali per scontri con cervi, alci e animali selvatici. Il costo totale di questi incidenti supera i mille milioni di dollari".
La Fondazione per il riscatto dei koala, che combatte queste sperimentazioni, segnala tutti i rischi ambientali possibili con i vaccini immunocontraccettivi: possibile trasmissione della proteina sterilizzante agli umani che casualmente si cibano del koala o dei cervi, alterazione di tutta la catena alimentaria predatori-prede, diffusione incontrollata di produzioni transgeniche in ecosistemi silvestri... Anche se, lasciata a sé, la popolazione dei koala di Snake Island sarà costretta a ridimensionarsi. Con un metodo naturale, la morte per fame.
L'ultimo censimento del 1999 aveva contato 2400 koala sull'isola, il doppio di quanto questa possa ecologicamente sopportare. Secondo le autorità, la soluzione più semplice ed economica sarebbe stata mandare dei cacciatori a eliminarne una parte. Ma è scattato quello che gli esperti chiamano "effetto Bambi": proprio come sta accadendo negli Usa con i cerbiatti di coda bianca, anche se questi sconfinano nelle aree coltivate e in parchi e giardini, la gente non tollera che si uccidano animali così aggraziati e sensibili. Così in Australia. Quando lo scorso anno nell'Isola Canguro (Victoria) le autorità cercarono di ridurre la popolazione di koala, trasferendo parte dei marsupiali nei boschi interni per ucciderne una parte con impianti ormonali (anticoncezionali) ad effetto ritardato, scoppiò un putiferio. Una vera e propria valanga di proteste di ecologisti, gruppi ambientalisti, semplici cittadini e mass-media bloccò il progetto. Il ministero dell'ambiente constatò che il sistema biotech degli impianti ormonali non era così affidabile ed economico: bisognava catturare l'animale, collocargli gli impianti e poi sostituirli con regolarità. Tecniche contraccettive a parte, è certo che il koala ha tutto per intenerire: un simpatico corpo da orsacchiotto di peluche, grandi occhioni umidi, un comportamento mansueto, una delicata dieta vegetariana e, ulteriore elemento che desta innata simpatia agli umani, quando uno lo abbraccia lui si attacca al corpo come un bebè.
Ora, con l'ausilio dell'Ecoplan, le autorità hanno incominciato ad applicare ai prolifici e affamati koala un vaccino sintetico, il Z-018, chiamato tecnicamente immunocontraccettivo per marsupiali. Una proteina semi-sintetica, estratta dagli ovuli del maiale, che attacca il sistema immunologico del koala, facendogli sviluppare anticorpi estranei che trattano gli ovuli come se fossero invasori. Per ridurre i costi del trattamento sterilizzante, afferma la pubblicità tecnica dell'impresa, in Pennsylvania (Usa), si stanno sterilizzando cervi a 400 dollari la dose di vaccino, mentre in Sudafrica un simile immunocontraccettivo è sparato agli elefanti dagli elicotteri. Per non parlare dei nuovi prodotti fantascientifici pubblicizzati dal Centro nazionale di ricerche sulla fauna silvestre di Fort Collins (Colorado), dove per sterilizzare cervi e alci si sfornano vaccini a basi di lieviti che attraversano intatti gli acidi stomacali dei poveri animali, o i virus utilizzati in Nuova Zelanda contro i roditori selvatici. I candidati alle sperimentazioni di Fort Collins, secondo i ricercatori, non mancano: orsi neri, opossum, coyotes, conigli selvatici, tutti colpevoli di riprodursi troppo e di invadere gli spazi di attività degli umani. Dice la disinteressata pubblicità dell'impresa biotech: "Ogni anno 200 statunitensi muoiono e 29.000 si feriscono in incidenti stradali per scontri con cervi, alci e animali selvatici. Il costo totale di questi incidenti supera i mille milioni di dollari".
La Fondazione per il riscatto dei koala, che combatte queste sperimentazioni, segnala tutti i rischi ambientali possibili con i vaccini immunocontraccettivi: possibile trasmissione della proteina sterilizzante agli umani che casualmente si cibano del koala o dei cervi, alterazione di tutta la catena alimentaria predatori-prede, diffusione incontrollata di produzioni transgeniche in ecosistemi silvestri... Anche se, lasciata a sé, la popolazione dei koala di Snake Island sarà costretta a ridimensionarsi. Con un metodo naturale, la morte per fame.





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