terra terra
BIOTECNOLOGIE
Un nuovo brevetto Terminator
MARINA FORTI
2001.03.14
Il nome è eufemistico: "Metodo per controllare la fertilità
di una pianta". Si chiama così il brevetto numero 6.147.282,
concesso il 14 novembre scorso dall'ufficio statunitense dei
brevetti a Syngenta, azienda agrochimica. "Metodo per controllare
la fertilità", in questo caso, significa una cosa sola: la
modifica genetica che rende la pianta sterile alla seconda
generazione, meglio nota come
Terminator
. Con quello del
novembre scorso i brevetti per tecnologie Terminator salgono a
14, di cui due rilasciati dopo il solenne annuncio dell'ottobre
del 1999: le due maggiori aziende del settore, Monsanto e Astra
Zeneca, si impegnavano a non mettere in commercio i semi
Terminator.
Eppure la ricerca su tecnologie per controllare la fertilità delle piante è continuata ( e nessuno chiede un brevetto se non ha scopi commerciali). Intanto è cambiato il panorama del settore, con una serie di fusioni fatte per parare la crisi che aveva colpito l'agro-biotech. Così la divisione bioingegneria di Monsanto è stata rilevata da Pharmacia Upjohn e ora si chiama semplicemente Pharmacia (la nuova azienda ha rilevato anche i brevetti, tra cui il primo Terminator, del novembre 1997). Astra Zeneca si è fusa con Novartis dando vita a Syngenta, che con 7 miliardi di dollari di vendite pro-forma nel 1999 è la più grande azienda agrochimica al mondo e la terza produttrice di sementi (la fusione è stata formalizzata il 13 novembre scorso, il brevetto è stato rilasciato il giorno dopo, a Novartis).
"Il nuovo brevetto Terminator di Syngenta dovrebbe far scattare un allarme per i governi preoccupati dalla salvaguardia della biodiversità e dai diritti dei loro agricoltori", commenta Julie Delahanty di Rafi, Rural Advancement Foundation International (Fondazione internazionale per la promozione rurale), organizzazione che ha sede in Canada e si preoccupa di biodiversità e dell'impatto dei "diritti di proprietà intellettuale" sui contadini e la sicurezza alimentare. Il motivo dell'allarme è semplice. Se una pianta non si riproduce l'agricoltore non può conservarne i semi per piantarli alla stagione successiva, ma dovrà ricomprarli ogni stagione. Per l'azienda produttrice è un reddito rinnovato a ogni semina. Per il miliardo e mezzo di persone che vive coltivando i semi conservati dalla stagione precedente, è un attentato alla sicurezza alimentare.
Nonostante le promesse pubbliche, "i semi Terminator sono sempre più vicini alla commercializzazione", fa notare Rafi. Syngenta possiede ormai sei brevetti su tecnologie Terminator (due attribuiti a Novartis, quattro a Astra Zeneca), ottenuti tra il 1997 e il 2000. Altre tre brevetti appartengono congiuntamente a Delta & Pine Land e al Dipartimento all'agricoltura del governo Usa; uno è di DuPont (rilevato da Pioneer Hi-Bred), uno della Cornell Research Foundation, uno della Purdue Research Foundation.
Del resto, le piante sterili non sono l'unica minaccia all'agricoltura mondiale. C'è quella che Rafi chiama tecnologia dei semi "traditori", modificati in modo che le caratteristiche fondamentali o la fertilità dipendano dall'applicazione di una sostanza che funge da catalizzatore. E' il concetto dell'interruttore: il seme "funziona" solo se irrorato con un certo prodotto chimico. Dei semi "traditori" si occupa un rapporto diffuso nell'ottobre 2000 ( Syngenta: Switching off Farmers' Rights? , di Hugh Warwick, pubblicato da Berne Declaration, Swedish Society for Nature Conservation e GeneWatch Uk). Secondo Rafi, "se i governi non agiscono subito per bandire queste tecnologie, saranno messe in commercio presto, con un potenziale impatto devastante sugli agricoltori, la biodiversità e la sicurezza alimentare".
Ma i governi si rendono conto del rischio? Lo vedremo in almeno tre scadenze imminenti: il nuovo Vertice alimentare mondiale, presso la Fao a Roma nel novembre 2001; la prossima conferenza sulla biodiversità, all'Aja nell'aprile 2002, e il Vertice della Terra, dieci anni dopo Rio, in Sud Africa nel giugno 2002. Sempre che per quella data i semi Terminator non siano sul mercato...
Eppure la ricerca su tecnologie per controllare la fertilità delle piante è continuata ( e nessuno chiede un brevetto se non ha scopi commerciali). Intanto è cambiato il panorama del settore, con una serie di fusioni fatte per parare la crisi che aveva colpito l'agro-biotech. Così la divisione bioingegneria di Monsanto è stata rilevata da Pharmacia Upjohn e ora si chiama semplicemente Pharmacia (la nuova azienda ha rilevato anche i brevetti, tra cui il primo Terminator, del novembre 1997). Astra Zeneca si è fusa con Novartis dando vita a Syngenta, che con 7 miliardi di dollari di vendite pro-forma nel 1999 è la più grande azienda agrochimica al mondo e la terza produttrice di sementi (la fusione è stata formalizzata il 13 novembre scorso, il brevetto è stato rilasciato il giorno dopo, a Novartis).
"Il nuovo brevetto Terminator di Syngenta dovrebbe far scattare un allarme per i governi preoccupati dalla salvaguardia della biodiversità e dai diritti dei loro agricoltori", commenta Julie Delahanty di Rafi, Rural Advancement Foundation International (Fondazione internazionale per la promozione rurale), organizzazione che ha sede in Canada e si preoccupa di biodiversità e dell'impatto dei "diritti di proprietà intellettuale" sui contadini e la sicurezza alimentare. Il motivo dell'allarme è semplice. Se una pianta non si riproduce l'agricoltore non può conservarne i semi per piantarli alla stagione successiva, ma dovrà ricomprarli ogni stagione. Per l'azienda produttrice è un reddito rinnovato a ogni semina. Per il miliardo e mezzo di persone che vive coltivando i semi conservati dalla stagione precedente, è un attentato alla sicurezza alimentare.
Nonostante le promesse pubbliche, "i semi Terminator sono sempre più vicini alla commercializzazione", fa notare Rafi. Syngenta possiede ormai sei brevetti su tecnologie Terminator (due attribuiti a Novartis, quattro a Astra Zeneca), ottenuti tra il 1997 e il 2000. Altre tre brevetti appartengono congiuntamente a Delta & Pine Land e al Dipartimento all'agricoltura del governo Usa; uno è di DuPont (rilevato da Pioneer Hi-Bred), uno della Cornell Research Foundation, uno della Purdue Research Foundation.
Del resto, le piante sterili non sono l'unica minaccia all'agricoltura mondiale. C'è quella che Rafi chiama tecnologia dei semi "traditori", modificati in modo che le caratteristiche fondamentali o la fertilità dipendano dall'applicazione di una sostanza che funge da catalizzatore. E' il concetto dell'interruttore: il seme "funziona" solo se irrorato con un certo prodotto chimico. Dei semi "traditori" si occupa un rapporto diffuso nell'ottobre 2000 ( Syngenta: Switching off Farmers' Rights? , di Hugh Warwick, pubblicato da Berne Declaration, Swedish Society for Nature Conservation e GeneWatch Uk). Secondo Rafi, "se i governi non agiscono subito per bandire queste tecnologie, saranno messe in commercio presto, con un potenziale impatto devastante sugli agricoltori, la biodiversità e la sicurezza alimentare".
Ma i governi si rendono conto del rischio? Lo vedremo in almeno tre scadenze imminenti: il nuovo Vertice alimentare mondiale, presso la Fao a Roma nel novembre 2001; la prossima conferenza sulla biodiversità, all'Aja nell'aprile 2002, e il Vertice della Terra, dieci anni dopo Rio, in Sud Africa nel giugno 2002. Sempre che per quella data i semi Terminator non siano sul mercato...





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