terra terra
ANIMALI
I luoghi comuni sui rettili
GIULIANO SADAR
2001.04.12
Cronache di una vergogna che non
appare
.
Il commercio illegale di rettili e animali esotici è secondo per
"volume d'affari" solo a quello della droga. Ed è quindi
vergognoso. Quello legale invece? Rispettabile. Innocuo.
Trendy.
Tanto che serpenti, iguana, gechi, tartarughe e
altre specie "legali" vengono strappate a milioni dai luoghi
d'origine per finire nei negozi di animali e soddisfare la fame
di esotico dell'Occidente. I rettili sono l'ultima frontiera del
pet trade
. Merce vivente e senziente, decine di milioni
di animali all'anno, fra legale e illegale.
Le differenze sostanziali, a parte l'infrazione o meno delle leggi? Minime. Una breve vita di stress attende gran parte degli animali. Le tartarughe sopravvivono in cattività in media sino a 4 anni. Gli iguana sino a 2 e mezzo. I serpenti sino a 3 e mezzo. Sopravvive molto di più la credenza che sia possibile l'allevamento "sostenibile" degli animali a sangue freddo, alimentata da una lobby internazionale che va dai cacciatori agli allevatori, passa per gli importatori, i grossisti, molti negozianti di animali. E spesso diventa un alibi per chi li acquista. Una credenza demolita da Clifford Warwick, biologo inglese studioso dell'interferenza umana sulla vita dei rettili. Sul numero di marzo di Bbc Wildlife , Warvick ha smantellato punto per punto i luoghi comuni sulla condizione di cattività.
Luogo comune numero 1: la vita in cattività non è stressante come la vita in natura . In natura - dice Warwick - il tempo in cui una preda animale percepisce una minaccia e alla fine viene uccisa è relativamente breve. Inoltre, in una situazione naturale, il sistema biologico è in grado di bloccare lo stress psicologico della preda e il dolore fisico. Quindi anche le morti più tremende in apparenza non sono così terribili come possono sembrare. In cattività, questo meccanismo non funziona, dato che le interazioni fra predatore e preda sono annullate, le opportunità di comportamento "naturale" manomesse, e alterati i processi mentali naturali. Gli animali in cattività probabilmente vivono le sofferenze fisiche e psichiche in modo più netto, e il loro stress è continuo e innaturale dalla cattura alla morte. Luogo comune n. 2: pochi rettili muoiono durante il trasporto . I rettili sono eterotermi: essi hanno necessità di temperature molto specifiche, e sono quindi molto più sensibili ai cambi di temperatura dei mammiferi e degli uccelli. Inoltre, essi hanno un metabolismo estremamente lento, e ciò - sostiene Warwick - significa che sebbene spesso sopravvivano al trasporto, l'avvento della malattia è solo ritardato. Luogo comune n. 3: i rettili non hanno percezione del loro stato di cattività . Ciò che sappiamo della percezione nei rettili dell'ambiente in cui vivono mostra che sono, per esempio, estremamente sensibili a ogni sottile cambiamento chimico, sismico, tattile e visuale. Le differenze fisiche tra la condizione in natura e in cattività, luce, temperatura, umidità, il non poter comportarsi naturalmente e la mancanza di stimoli, sono fattori che l'animale nota, sia psicologicamente che fisicamente. Luogo comune n. 4: i rettili in cattività vivono più a lungo . Poco si sa sulla longevità in natura. I rettili sono animali estremamente timidi, e le attività umane, industria, agricoltura intensiva, urbanizzazione, li hanno progressivamente allontanati verso siti più protetti. Ma è probabile che i vivano molto più a lungo in natura che in cattività. In termini di qualità di vita - ancora Warwick - basterebbe semplicemente sfogliare un buon libro di patologia per vedere cosa la cattività fa ai rettili. Luogo comune n. 5: un animale che si alimenta, cresce e si riproduce, è sano . Anche gli animali che appaiono a posto, spesso soffrono di traumi e malattie nascoste derivanti dagli stenti e dallo stress subiti durante il trasporto e lo "stoccaggio". Infine, luogo comune
n. 6: i rettili non hanno bisogno di molto spazio . I rettili in natura spesso si spostano lungo distanze di molte centinaia di metri, anche chilometri, ogni giorno. Piccole specie, o giovani, possono essere tanto attive come le specie più grandi, o adulte, a volte di più. Neppure le gabbie più spaziose possono riprodurre ciò. Sei luoghi comuni smantellati. Basterebbe per un approccio etico, ecologico, politico che faccia finire questi mercati di esseri. E invece sembra occorra molto di più.
Le differenze sostanziali, a parte l'infrazione o meno delle leggi? Minime. Una breve vita di stress attende gran parte degli animali. Le tartarughe sopravvivono in cattività in media sino a 4 anni. Gli iguana sino a 2 e mezzo. I serpenti sino a 3 e mezzo. Sopravvive molto di più la credenza che sia possibile l'allevamento "sostenibile" degli animali a sangue freddo, alimentata da una lobby internazionale che va dai cacciatori agli allevatori, passa per gli importatori, i grossisti, molti negozianti di animali. E spesso diventa un alibi per chi li acquista. Una credenza demolita da Clifford Warwick, biologo inglese studioso dell'interferenza umana sulla vita dei rettili. Sul numero di marzo di Bbc Wildlife , Warvick ha smantellato punto per punto i luoghi comuni sulla condizione di cattività.
Luogo comune numero 1: la vita in cattività non è stressante come la vita in natura . In natura - dice Warwick - il tempo in cui una preda animale percepisce una minaccia e alla fine viene uccisa è relativamente breve. Inoltre, in una situazione naturale, il sistema biologico è in grado di bloccare lo stress psicologico della preda e il dolore fisico. Quindi anche le morti più tremende in apparenza non sono così terribili come possono sembrare. In cattività, questo meccanismo non funziona, dato che le interazioni fra predatore e preda sono annullate, le opportunità di comportamento "naturale" manomesse, e alterati i processi mentali naturali. Gli animali in cattività probabilmente vivono le sofferenze fisiche e psichiche in modo più netto, e il loro stress è continuo e innaturale dalla cattura alla morte. Luogo comune n. 2: pochi rettili muoiono durante il trasporto . I rettili sono eterotermi: essi hanno necessità di temperature molto specifiche, e sono quindi molto più sensibili ai cambi di temperatura dei mammiferi e degli uccelli. Inoltre, essi hanno un metabolismo estremamente lento, e ciò - sostiene Warwick - significa che sebbene spesso sopravvivano al trasporto, l'avvento della malattia è solo ritardato. Luogo comune n. 3: i rettili non hanno percezione del loro stato di cattività . Ciò che sappiamo della percezione nei rettili dell'ambiente in cui vivono mostra che sono, per esempio, estremamente sensibili a ogni sottile cambiamento chimico, sismico, tattile e visuale. Le differenze fisiche tra la condizione in natura e in cattività, luce, temperatura, umidità, il non poter comportarsi naturalmente e la mancanza di stimoli, sono fattori che l'animale nota, sia psicologicamente che fisicamente. Luogo comune n. 4: i rettili in cattività vivono più a lungo . Poco si sa sulla longevità in natura. I rettili sono animali estremamente timidi, e le attività umane, industria, agricoltura intensiva, urbanizzazione, li hanno progressivamente allontanati verso siti più protetti. Ma è probabile che i vivano molto più a lungo in natura che in cattività. In termini di qualità di vita - ancora Warwick - basterebbe semplicemente sfogliare un buon libro di patologia per vedere cosa la cattività fa ai rettili. Luogo comune n. 5: un animale che si alimenta, cresce e si riproduce, è sano . Anche gli animali che appaiono a posto, spesso soffrono di traumi e malattie nascoste derivanti dagli stenti e dallo stress subiti durante il trasporto e lo "stoccaggio". Infine, luogo comune
n. 6: i rettili non hanno bisogno di molto spazio . I rettili in natura spesso si spostano lungo distanze di molte centinaia di metri, anche chilometri, ogni giorno. Piccole specie, o giovani, possono essere tanto attive come le specie più grandi, o adulte, a volte di più. Neppure le gabbie più spaziose possono riprodurre ciò. Sei luoghi comuni smantellati. Basterebbe per un approccio etico, ecologico, politico che faccia finire questi mercati di esseri. E invece sembra occorra molto di più.





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