terra terra
BIOTECNOLOGIE
L'anomalia brasiliana
PAOLA DESAI
2001.04.26
Il Brasile è l'unico tra i grandi produttori ed
esportatori di soia che non abbia (ancora?) autorizzato la
coltivazione di sementi transgeniche. Dal punto di vista
dell'agro-industria mondiale è un'anomalia, ed è oggetto di
battaglie commerciali, legali e politiche ormai feroci - tra i
protagonisti ci sono associazioni di agricoltori, gruppi
ambientalisti, forze politiche, e aziende straniere come
Monsanto
, prima produttrice mondiale di sementi di soia
geneticamente modificata. Poiché la soia è la varietà transgenica
più coltivata, è ovvio che il Brasile, secondo produttore di soia
al mondo, sia un mercato che dà l'acquolina. Certo, altre
considerazioni di mercato consigliano ai brasiliani di andarci
piano. Ormai gran parte degli importatori di granaglie in Europa
e Giappone chiedono merce senza ogm, per poter rifornire
un'industria alimentare che si è vista costretta dal favore del
pubblico a offrire prodotti "non transgenici". Negli Stati uniti
(primo produttore di soia) non è obbligatorio separare i prodotti
transgenici e non, anche se molti grossisti hanno cominciato a
farlo per rispondere alla richiesta degli acquirenti. Il Brasile
ha già il vantaggio di avere una produzione "Ogm-free"...
La battaglia è feroce, e la decisione (ormai imminente) del governo brasiliano non sarà indolore - anche perché quello che fa il Brasile avrà un'influenza su tutti i paesi in via di sviluppo. Oggi in Brasile è tecnicamente illegale coltivare sementi transgeniche. Il governo aveva autorizzato nel '98 l'uso di sementi di soia della Monsanto , ma una coalizione di gruppi di consumatori e ambientalisti ha fatto ricorso alla Corte federale citando tra l'altro la mancanza di meccanismi regolatori complessivi di questa nuova tecnologia: in attesa della sentenza, la coltivazione di soia Monsanto è sospesa in tutto il territorio nazionale. La Corte suprema ha poi giudicato che non erano ancora stati condotti tutti i test e gli studi necessari a escludere con certezza ogni danno ai consumatori e all'ambiente.
La battaglia ha diversi aspetti. Uno stato brasiliano, il Rio Grande do Sul, ha deciso di passare a una politica attiva e ha dichiarato due anni fa lo stato "libero da organismi transgenici". Il Mato Grosso do Sul ha seguito l'esempio: in entrambi gli stati ispettori pubblici girano nelle campagne a controllare che le aziende agricole non usino semi transgenici. I governi locali hanno tentato di convincere i propri agricoltori che "Ogm-free" poteva diventare un vantaggio commerciale, ora che l'Europa chiede prodotti non transgenici. La realtà è che dalla vicina Argentina le sementi transgeniche sono arrivate, di contrabbando, acquistate da proprietari agricoli che considerano più competitive le coltivazioni transgeniche dei vicini. Neanche i coltivatori però sono unanimi. Nel Parana, altro stato meridionale, un gruppo di 300 agricoltori di recente ha preso una decisione opposta: sono passati all'agricoltura "organica", ed esportano i loro raccolti in Europa attraverso un progetto chiamato Terra Preservada ("Terra protetta"), o vendono l'olio dei semi di soia organica alla catena britannica di cosmetici naturali The Body Shop . Si tratta di piccoli coltivatori, 15 o 20 ettari ciascuno, nulla in confronto alle gigantesche fazende che determinano il mercato. Ma è un segnale importante: e per i produttori organici l'introduzione di coltivazioni transgeniche sarebbe un disastro, perché è impossibile evitare del tutto la contaminazione attraverso i pollini.
La Società rurale brasiliana , associazione di coltivatori, è favorevole all'uso di sementi transgeniche: ma allo stesso tempo sostiene che la decisione dev'essere politica, e va fatta tenendo conto dell'opinione dei consumatori - e non imposta con arroganza attraverso il contrabbando. Nel frattempo il governo brasiliano sta finanziando in modo generoso programmi di ricerca su modifiche genetiche di un'ampia varietà di specie vegetali tropicali: dal batterio che produce nitrati nel terreno, evitando così l'uso di fertilizzanti azotati che inquinano le falde acquifere, a varietà di agrumi e di papaya resistenti ai parassiti al girasole multicolore...
La battaglia è feroce, e la decisione (ormai imminente) del governo brasiliano non sarà indolore - anche perché quello che fa il Brasile avrà un'influenza su tutti i paesi in via di sviluppo. Oggi in Brasile è tecnicamente illegale coltivare sementi transgeniche. Il governo aveva autorizzato nel '98 l'uso di sementi di soia della Monsanto , ma una coalizione di gruppi di consumatori e ambientalisti ha fatto ricorso alla Corte federale citando tra l'altro la mancanza di meccanismi regolatori complessivi di questa nuova tecnologia: in attesa della sentenza, la coltivazione di soia Monsanto è sospesa in tutto il territorio nazionale. La Corte suprema ha poi giudicato che non erano ancora stati condotti tutti i test e gli studi necessari a escludere con certezza ogni danno ai consumatori e all'ambiente.
La battaglia ha diversi aspetti. Uno stato brasiliano, il Rio Grande do Sul, ha deciso di passare a una politica attiva e ha dichiarato due anni fa lo stato "libero da organismi transgenici". Il Mato Grosso do Sul ha seguito l'esempio: in entrambi gli stati ispettori pubblici girano nelle campagne a controllare che le aziende agricole non usino semi transgenici. I governi locali hanno tentato di convincere i propri agricoltori che "Ogm-free" poteva diventare un vantaggio commerciale, ora che l'Europa chiede prodotti non transgenici. La realtà è che dalla vicina Argentina le sementi transgeniche sono arrivate, di contrabbando, acquistate da proprietari agricoli che considerano più competitive le coltivazioni transgeniche dei vicini. Neanche i coltivatori però sono unanimi. Nel Parana, altro stato meridionale, un gruppo di 300 agricoltori di recente ha preso una decisione opposta: sono passati all'agricoltura "organica", ed esportano i loro raccolti in Europa attraverso un progetto chiamato Terra Preservada ("Terra protetta"), o vendono l'olio dei semi di soia organica alla catena britannica di cosmetici naturali The Body Shop . Si tratta di piccoli coltivatori, 15 o 20 ettari ciascuno, nulla in confronto alle gigantesche fazende che determinano il mercato. Ma è un segnale importante: e per i produttori organici l'introduzione di coltivazioni transgeniche sarebbe un disastro, perché è impossibile evitare del tutto la contaminazione attraverso i pollini.
La Società rurale brasiliana , associazione di coltivatori, è favorevole all'uso di sementi transgeniche: ma allo stesso tempo sostiene che la decisione dev'essere politica, e va fatta tenendo conto dell'opinione dei consumatori - e non imposta con arroganza attraverso il contrabbando. Nel frattempo il governo brasiliano sta finanziando in modo generoso programmi di ricerca su modifiche genetiche di un'ampia varietà di specie vegetali tropicali: dal batterio che produce nitrati nel terreno, evitando così l'uso di fertilizzanti azotati che inquinano le falde acquifere, a varietà di agrumi e di papaya resistenti ai parassiti al girasole multicolore...





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