terra terra
AGRICOLTURA
Una "bomba" tossica in Etiopia
MARINA FORTI -
2001.05.01
Quei pesticidi "sono una bomba a orologeria", ha commentato
il viceministro dell'agricoltura Belay Ejigu, a Addis Abeba,
Etiopia. Si riferisce a quasi 3.000 tonnellate di insetticidi e
antiparassitari per uso agricolo sparsi per il paese: vecchi
prodotti accumulati nel corso di oltre quarant'anni e abbandonati
come capita. Un corrispondente dell'agenzia
Reuter
(19
aprile) ha visitato un sito proprio vicino a Addis Abeba: vi ha
trovato fusti di metallo in pessimo stato, rovesciati, che
perdono liquami, ad appena 500 metri da un silo di grano
dell'impresa di stato per il commercio di cereali (Ethiopian
Grain Trade Enterprise). Il luogo emana una puzza penetrante ed è
sorvegliato da guardiani senza protezioni. L'agenzia riferisce
anche la visita di Erwin Northoff, funzionario della Fao, nel
villaggio di Arjo nella regione di Wollega orientale (Etiopia
occidentale): "Nel centro di Arjo un odore orrendo e fortissimo
riempie l'aria. Circa 5 tonnellate e mezzo di vecchi pesticidi
inutilizzati sono buttati in due magazzini, in fusti metallici
che perdono o in sacchi aperti". Il funzionario dice che "tra
quei vecchi prodotti chimici ci sono 11 pesticidi noti, come Ddt
e Sumithion ... I due magazzini sono circondati da capanne
abitate da famiglie. ... I bambini giocano tra i magazzini, le
donne preparano il cibo, le capre pascolano... Non ci sono
particolari misure di sicurezza". Gli abitanti del villaggio
lamentano mal di testa, nausee, tosse. Il pericolo è evidente: i
veleni abbandonati in vecchi magazzini o all'aperto cominciano a
percolare nel terreno, si infiltrano nelle falde acquifere,
inquinano l'acqua. E' questa la "bomba a orologeria": una
minaccia per la salute di migliaia di persone.
L'Etiopia è il paese africano più colpito dall'accumulo di vecchi pesticidi, dice la Fao - benché certo non l'unico. Un accumulo dovuto a "cattiva gestione delle forniture di prodotti agrochimici da parte del governo e dei donatori", dicono i funzionari della Fao: e per "cattiva gestione" bisogna intendere un marketing senza scrupoli, per cui i "governi donatori" finanziano l'acquisto di prodotti agrochimici spesso non necessari e comunque in eccesso, chiamandoli aiuti, sotto la spinta delle aziende produttrici. Secondo dati resi noti dalla Fao, tra i fornitori di pesticidi all'Etiopia ci sono i big dell'agrochimica mondiale: AgrEvo, Monsanto, Novartis, Royal Dutch/Shell, Zeneca, Bayer e Dow Agro Sciences.
Ora anche il governo di Addis Abeba comincia a preoccuparsi. Ma che fare? Due settimane fa un'azienda finlandese specializzata in trattamento di rifiuti tossici pericolosi, Ekokem, ha cominciato le operazioni di bonifica. Ma per completarle servono soldi, e il governo etiopico fa appello alla comunità internazionale. Ieri un'associazione internazionale di industrie agro-chimiche ha annunciato il suo contributo: è la Global Crop Protection Federation (gli eufemismi vanno forte: "Federazione globale per la protezione dei raccolti"), di cui fanno parte le grandi aziende agrochimiche mondiali (incluse quelle che hanno esportato in Etiopia). Interrogato dalla Reuter , un portavoce della federazione ha dichiarato che le aziende "si sono impegnate ad assistere le autorità in Etiopia a risolvere il problema degli stock obsoleti"; l'assistenza "include contributi finanziari su base volontaria", ma in ogni caso non include riprendersi indietro la propria robaccia ("incoraggerebbe i governi locali a aumentare le ordinazioni", è l'ipocrita scusa: ipocrita perché nessuna azienda si è mai tirata indietro quando si tratta di vendere).
Dunque dei veleni sparsi per l'Etiopia si occuperà l'azienda finlandese, che li riconfezionerà e li porterà in Finlandia per incenerirli, grazie a finanziamenti di Stati uniti, Olanda e Svezia. Finora i "donatori" hanno garantito 4,5 milioni di dollari, sufficenti a ripulire 1.500 tonnellate di veleni in 458 siti (poco più della metà del totale di 2.800 tonnellate in 949 siti censiti dalla Fao). Il viceministro Belay ha detto che il suo governo emanerà regole più restrittive per l'importazione di pesticidi. E vuole incoraggiare la "gestione integrata dei parassiti", per diminuire l'uso di agrochimici. Ma intanto deve disinescare quella "bomba".
L'Etiopia è il paese africano più colpito dall'accumulo di vecchi pesticidi, dice la Fao - benché certo non l'unico. Un accumulo dovuto a "cattiva gestione delle forniture di prodotti agrochimici da parte del governo e dei donatori", dicono i funzionari della Fao: e per "cattiva gestione" bisogna intendere un marketing senza scrupoli, per cui i "governi donatori" finanziano l'acquisto di prodotti agrochimici spesso non necessari e comunque in eccesso, chiamandoli aiuti, sotto la spinta delle aziende produttrici. Secondo dati resi noti dalla Fao, tra i fornitori di pesticidi all'Etiopia ci sono i big dell'agrochimica mondiale: AgrEvo, Monsanto, Novartis, Royal Dutch/Shell, Zeneca, Bayer e Dow Agro Sciences.
Ora anche il governo di Addis Abeba comincia a preoccuparsi. Ma che fare? Due settimane fa un'azienda finlandese specializzata in trattamento di rifiuti tossici pericolosi, Ekokem, ha cominciato le operazioni di bonifica. Ma per completarle servono soldi, e il governo etiopico fa appello alla comunità internazionale. Ieri un'associazione internazionale di industrie agro-chimiche ha annunciato il suo contributo: è la Global Crop Protection Federation (gli eufemismi vanno forte: "Federazione globale per la protezione dei raccolti"), di cui fanno parte le grandi aziende agrochimiche mondiali (incluse quelle che hanno esportato in Etiopia). Interrogato dalla Reuter , un portavoce della federazione ha dichiarato che le aziende "si sono impegnate ad assistere le autorità in Etiopia a risolvere il problema degli stock obsoleti"; l'assistenza "include contributi finanziari su base volontaria", ma in ogni caso non include riprendersi indietro la propria robaccia ("incoraggerebbe i governi locali a aumentare le ordinazioni", è l'ipocrita scusa: ipocrita perché nessuna azienda si è mai tirata indietro quando si tratta di vendere).
Dunque dei veleni sparsi per l'Etiopia si occuperà l'azienda finlandese, che li riconfezionerà e li porterà in Finlandia per incenerirli, grazie a finanziamenti di Stati uniti, Olanda e Svezia. Finora i "donatori" hanno garantito 4,5 milioni di dollari, sufficenti a ripulire 1.500 tonnellate di veleni in 458 siti (poco più della metà del totale di 2.800 tonnellate in 949 siti censiti dalla Fao). Il viceministro Belay ha detto che il suo governo emanerà regole più restrittive per l'importazione di pesticidi. E vuole incoraggiare la "gestione integrata dei parassiti", per diminuire l'uso di agrochimici. Ma intanto deve disinescare quella "bomba".




• 