terra terra
RIFIUTI TOSSICI
La "sporca dozzina" al bando
MARINA FORTI
2001.05.22
Salvo sorprese, oggi a Stoccolma una conferenza di 120
paesi firmerà un trattato per mettere al bando alcune sostanze
chimiche estremamente tossiche. Sono le dodici "sostanze
inquinanti persistenti", Pop nell'acronimo inglese: persistenti
significa che restano a lungo nell'acqua, nel suolo o nell'aria;
che "viaggiano" e si diffondono anche molto lontano dalla fonte
originaria, si accumulano nei tessuti grassi degli esseri viventi
e risalgono la catena alimentare (si "bioaccumulano").
"Possiamo provare con questa convenzione che la cooperazione ambientale internazionale è ancora possibile", ha commentato ieri Klaus Toepfer, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente (Unep): frecciata rivolta alla decisione degli Stati uniti di tirarsi fuori dal trattato di Kyoto sul clima. "Vogliamo vedere questa convenzione ratificata al più presto possibile", ha aggiunto, che ottimisticamente parla di due o tre anni. Il trattato deve essere ratificato dai parlamenti dei paesi che lo firmano, ed entra in vigore quando ratificato da almeno 50 dei paesi contraenti: tre anni è una previsione molto ottimista.
Del resto, la firma di oggi è l'esito di un processo durato ben trent'anni: i governi avevano cominciato a parlare di inquinamento chimico durante una conferenza delle Nazioni unite sull'"ambiente umano" nei primi anni '70, proprio nella capitale svedese. In quegli anni cominciavano a diventare noti gli effetti negativi di alcune sostanze chimiche, fin ad allora molto usate, sull'ambiente e sulla salute umana. Nel tempo, le prove della tossicità diventarono sempre più evidenti, tanto che oggi molte di quelle sostanze sono vietate in gran parte dei paesi industrializzati. Si pensi al ddt , insetticida ormai bandito in trenta paesi; resta usato in altri, come il Sudafrica o l'India, per combattere la zanzara anofele che diffonde la malaria: un problema di salute pubblica tale che le autorità considerano il ddt il danno minore (e infatti gli sarà consentito transitoriamente di usarlo). Poi c'è una lista di pesticidi (antiparassitari, diserbanti o funghicidi): aldrin chlordano dieldrin , endrin , eptacloro , esaclorobenzene (Hcb) (diserbante e anticrittogamico), toxaphene . Poi c'è il mirex (insetticida e additivo per plastiche) e i poli-cloro-bifenili (Pcb) (composti chimici usati come isolanti e additivi di vernici). Infine diossine e furani , che non hanno alcuna funzione ma sono il prodotto collaterale e involontario della combustione incompleta (da inceneritori o motori) o della lavorazione di sostanze a base di cloruri.
La lista dei danni provocati da questa roba è impressionante: come minimo sono cangerogeni e mutageni, molti sono responsabili dello sterminio di intere popolazioni di insetti, uccelli e pesci, molti sono responsabili di disordini nervosi e danni alla riproduzione umana.
Allora, c'è da chiedersi perché tanti anni per decidere di metterle al bando. E la risposta è che parte di quei pesticidi continua ad essere prodotto (da aziende chimiche che continuano a venderli nei paesi in via di sviluppo dove non sono ancora vietati), o comunque ne esistono tali stock che distruggerli diventa un affare molto costoso. Quanto a diossine e furani, controllarli è un problema che chiama in causa tutta l'industria chimica (e tutti gli impianti di incenerimento), dunque è ancora più costoso.
La convenzione per il bando dei "Pop" vieta di produrre e usare ogni nuova sostanza "inquinante persistente"; prescrive di identificare e distruggere gli stock esistenti (come? se incineriti il problema si moltiplica); detta tempi per ridurre e minimizzare la loro presenza. Si consideri che almeno 500 mila tonnellate di vecchi pesticidi giacciono disseminati in paesi in via di sviluppo, secondo una recente stima dell'Unep. Ma anche i paesi industrializzati devono fare i conti con un'eredità velenosa: si pensi che in acque relativamente chiuse, come il mar Baltico o i Grandi laghi del nord America, la concentrazione inquinante è tale che mangiare pesce è sconsigliato alle donne incinte...
"Possiamo provare con questa convenzione che la cooperazione ambientale internazionale è ancora possibile", ha commentato ieri Klaus Toepfer, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni unite per l'ambiente (Unep): frecciata rivolta alla decisione degli Stati uniti di tirarsi fuori dal trattato di Kyoto sul clima. "Vogliamo vedere questa convenzione ratificata al più presto possibile", ha aggiunto, che ottimisticamente parla di due o tre anni. Il trattato deve essere ratificato dai parlamenti dei paesi che lo firmano, ed entra in vigore quando ratificato da almeno 50 dei paesi contraenti: tre anni è una previsione molto ottimista.
Del resto, la firma di oggi è l'esito di un processo durato ben trent'anni: i governi avevano cominciato a parlare di inquinamento chimico durante una conferenza delle Nazioni unite sull'"ambiente umano" nei primi anni '70, proprio nella capitale svedese. In quegli anni cominciavano a diventare noti gli effetti negativi di alcune sostanze chimiche, fin ad allora molto usate, sull'ambiente e sulla salute umana. Nel tempo, le prove della tossicità diventarono sempre più evidenti, tanto che oggi molte di quelle sostanze sono vietate in gran parte dei paesi industrializzati. Si pensi al ddt , insetticida ormai bandito in trenta paesi; resta usato in altri, come il Sudafrica o l'India, per combattere la zanzara anofele che diffonde la malaria: un problema di salute pubblica tale che le autorità considerano il ddt il danno minore (e infatti gli sarà consentito transitoriamente di usarlo). Poi c'è una lista di pesticidi (antiparassitari, diserbanti o funghicidi): aldrin chlordano dieldrin , endrin , eptacloro , esaclorobenzene (Hcb) (diserbante e anticrittogamico), toxaphene . Poi c'è il mirex (insetticida e additivo per plastiche) e i poli-cloro-bifenili (Pcb) (composti chimici usati come isolanti e additivi di vernici). Infine diossine e furani , che non hanno alcuna funzione ma sono il prodotto collaterale e involontario della combustione incompleta (da inceneritori o motori) o della lavorazione di sostanze a base di cloruri.
La lista dei danni provocati da questa roba è impressionante: come minimo sono cangerogeni e mutageni, molti sono responsabili dello sterminio di intere popolazioni di insetti, uccelli e pesci, molti sono responsabili di disordini nervosi e danni alla riproduzione umana.
Allora, c'è da chiedersi perché tanti anni per decidere di metterle al bando. E la risposta è che parte di quei pesticidi continua ad essere prodotto (da aziende chimiche che continuano a venderli nei paesi in via di sviluppo dove non sono ancora vietati), o comunque ne esistono tali stock che distruggerli diventa un affare molto costoso. Quanto a diossine e furani, controllarli è un problema che chiama in causa tutta l'industria chimica (e tutti gli impianti di incenerimento), dunque è ancora più costoso.
La convenzione per il bando dei "Pop" vieta di produrre e usare ogni nuova sostanza "inquinante persistente"; prescrive di identificare e distruggere gli stock esistenti (come? se incineriti il problema si moltiplica); detta tempi per ridurre e minimizzare la loro presenza. Si consideri che almeno 500 mila tonnellate di vecchi pesticidi giacciono disseminati in paesi in via di sviluppo, secondo una recente stima dell'Unep. Ma anche i paesi industrializzati devono fare i conti con un'eredità velenosa: si pensi che in acque relativamente chiuse, come il mar Baltico o i Grandi laghi del nord America, la concentrazione inquinante è tale che mangiare pesce è sconsigliato alle donne incinte...




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