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BIOTECNOLOGIE
La Thailandia "Ogm free"
MARINA FORTI
2001.06.15
In Thailandia e nelle Filippine, leggiamo sulla Far Eastern Economic Review, Greenpeace ha lanciato una campagna contro i cibi geneticamente modificati. Thailandia e Filippine, paesi in via di sviluppo con grandi sacche di povertà... A leggere meglio, scopriamo che i cibi con ingredienti transgenici additati da Greenpeace sono quelli che si trovano nei supermercati di Bangkok o di Manila, dai sacchetti di patatine agli omogeneizzati per bambini, cioè roba importata per consumatori di élite. La campagna di Greenpeace, scopriamo poi, è parte di un dibattito assai acceso sull'opportunità di introdurre sementi geneticamente modificate, a cui prendono parte organizzazioni ambientaliste e civiche (dunque la discussione sui cibi transgenici non è un lusso per paesi ricchi).
L'Asia non ha imboccato, almeno per ora, la via dell'agricoltura transgenica - se si eccettua la Cina, dove è coltivato il cotone Bollgard della Monsanto. Diversi paesi hanno però autorizzato coltivazioni sperimentali in pieno campo, dall'India (dove movimenti contadini hanno opposto resistenza, fino ad azioni dirette come estirpare e bruciare piantine di cotone) all'Indonesia (dove l'arrivo di sementi di soia Monsanto a Sulawesi meridionale ha suscitato proteste), alla Thailandia, le Filippine...
A Manila ad esempio il governo ha acconsentito giorni fa ad avviare un'ampia consultazione della società civile sulla politica da tenere verso l'agricoltura transgenica. E' l'esito delle proteste suscitate dalla bozza di "politica sulle moderne biotecnologie" presentata qualche settimana fa dal ministero dell'agricoltura, bollata di "pura propaganda delle aziende biotech" da ambientalisti e organizzazioni della società civile (che, incidentalmente, fanno parte del vasto movimento d'opposizione che ha contribuito alla rivolta contro l'ex presidente corrotto Estrada, quindi a intronare la presidente Gloria Arroyo). La battaglia sarà difficile. Le Filippine, come l'Indonesia, importano cibo e soprattutto riso, e l'argomento della "sicurezza alimentare" pesa. E poi le Filippine sono la sede del Irri, International Rice Research Institute, il più autorevole istituto di ricerca sul riso, quello che ha sfornato le varietà ibride ad alto rendimento che hanno fatto la "rivoluzione verde" negli anni '60 e ora ha chiesto di sperimentare le prime varietà di riso transgenico: dice che potrebbe arrivare sul mercato tra cinque anni (la rete Asian Rice Biotechnology del Irri include Cina, India, Vietnam, Indonesia e anche la Thailandia).
La Thailandia al contrario ha vietato due anni fa l'import e la coltivazione di sementi geneticamente modificate e ora il governo sta considerando di bandire anche la coltivazione sperimentale, sotto la pressione combinata di un'organizzazione chiamata Assemblea dei poveri e di una valutazione strategica di mercato: la Thailandia è esportatore netto di prodotti agricoli, e ormai molti importatori sono disposti a pagare un sovrapprezzo per roba non-Ogm. "E' la nostra grande opportunità. La gran parte dei paesi chiedono prodotti non geneticamente modificati. Dobbiamo approfittarne", dichiara alla Far Eastern il signor Wanchai Cherdshewasart, del Comitato nazionale di biosicurezza presso il governo thailandese. Il premier Thaksin Shinawatra ha raccolto il suggerimento, e ha dichiarato a un quotidiano locale che non è questione di volere o no cibo transgenico: "E' che i consumatori sono sospettosi". Se un paese può reclamizzare la sua produzione come interamente senza-Ogm, senza bisogno di costose separazioni tra raccolti transgenici e non, il vantaggio commerciale è evidente. E' significativa la recente decisione della Corea del sud: ormai importa mais solo dal Brasile (che non coltiva transgenico) piuttosto che dagli Usa (dove i raccolti sono mescolati). Per paesi esportatori di prodotti agricoli come la Thailandia, il Vietnam o l'India, nota la rivista, "il beneficio di mercato di evitare colture transgeniche può superare di gran lunga i benefici delle sementi Ogm in termini di rendimento". Sembra che la Thailandia, non foss'altro che per motivi commerciali, sarà il primo paese "Ogm free" dell'Asia sud-orientale.

 
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