imezzare la povertà globale entro il 2015? Era l'obiettivo
affermato dal Vertice mondiale sull'alimentazione, tenuto a Roma
cinque anni fa. Poteva scandalizzare la noncuranza con cui i
governanti della terra ammettevano che nel mondo un miliardo di
persone vive con meno di un dollaro al giorno, ovvero sotto
quella che la Banca mondiale considera la "soglia di povertà", e
che nel migliore dei casi tra quindici anni saranno ancora mezzo
miliardo di persone. Ma la realtà è che neppure quell'obiettivo
così modesto sarà raggiunto.
Eccoci infatti davanti a un nuovo rapporto sulla povertà globale
- l'ennesimo, viene da pensare. Quello diffuso ieri dall'Ifad,
Fondo delle Nazioni unite per lo sviluppo agricolo, tratta in
particolare di povertà rurale (Rural Poverty 2001. The
Challenge of Ending Rural Poverty). Il rapporto sottolinea
che tre quarti delle persone che vivono in "povertà assoluta" al
mondo si trovano nelle regioni rurali, e dalla terra dipende il
loro lavoro e reddito. Ogni "soglia di povertà" è una definizione
arbitraria (chi vive con due dollari al giorno non è "povero"?).
Ma prendiamola per buona: su un miliardo e 200 milioni di persone
che vivono sotto la fatidica soglia, un miliardo sono nelle
campagne, constata l'Ifad. E accusa: "I governanti del mondo non
manterranno l'impegno di dimezzare la povertà" entro il 2015.
La povertà persiste anche perché gli aiuti pubblici allo sviluppo
in termini reali sono diminuiti in modo drastico tra il 1988 e il
'98, ed è declinata in particolare la parte diretta al mondo
rurale, affermano i dirigenti dell'Ifad. Ed è questo che sta loro
a cuore: "La gran parte delle persone estremamente povere è
rurale e continuerà ad esserlo nei prossimi trent'anni"; i
programmi per la lotta alla povertà vanno dunque riformulati, e i
fondi ri-orientati, verso i poveri rurali.
Guardiamo i dati: di quel miliardo di persone il 44% vive in Asia
meridionale, il 24% nell'Africa subsahariana, il 24% in Asia
orientale, il 6,5% in America Latina e Caribe. l'Ifad si allarma
per l'Africa, che non ha registrato nessun miglioramento dagli
anni '70 a oggi (e dove la regione subsahariana resta in
condizioni critiche); per il nord Africa e Medio oriente, dove
"il benessere è sempre più minacciato da crescenti diseguaglianze
di reddito e conflitti civili". In tutta l'Asia il gap tra
povertà urbana e rurale è aumentato. Ma la regione dove la
povertà è cresciuta in modo più allarmante è quella definita "in
transizione", ovvero l'Europa orientale e Asia centrale ex
sovietica, dove il numero di poveri è più che triplicato: con il
collasso del sistema sovietico sono collassati anche i sistemi
agricoli, spiegava ieri Pietro Turilli, uno dei "country manager"
mobilitati ieri dall'Ifad per illustrare il rapporto. In
generale, i più poveri tra i poveri rurali sono quelli vivono in
aree isolate (cosa che rende difficile sia ricevere beni, sia
avere sbocchi di mercato per quanto producono); l'incidenza della
povertà è particolarmente alta tra le popolazioni indigene. Sono
i contadini senza terra. E, tra questi, le donne: "Benché siano
le più colpite dalla povertà, a loro è negata l'eguaglianza nella
presa di decisioni e nella partecipazione alla vita comunitaria,
e hanno un limitato accesso al credito, alla terra, alle
tecnologie, istruzione, assistenza sanitaria". Nulla di nuovo,
ahimè. l'Ifad parla di empowerment, "aiutare i poveri ad
aiutarsi da sé", attraverso l'accesso alle risorse (fisiche,
naturali, finanziarie, umane), alle tecnologie, ai mercati, al
credito e microcredito... Una novità è l'affermazione che l'Ifad
mette al capitolo biotecnologie applicate all'agricoltura: "Le
varietà geneticamente modificate possono ridurre la povertà
aumentando la capacità dei più poveri di crescere cibo su terreni
difficili", con la precauzione di avvertire che "solo la
partecipazione della società civile e delle istituzioni
garantiranno che le tecnologie siano davvero condivise". Già, ma
come la mette con la questione dei brevetti e il controllo
proprietario delle nuove varietà? Questione aperta. Mentre l'Ifad
tiene proprio oggi a Roma la sua assemblea generale per eleggere
un nuovo direttore.
• domenica 17 febbraio 2013
•
terra terra
AGRICOLTURA
La povertà resta nelle campagne
MARINA FORTI
2001.02.20
D
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 