terra terra
ENERGIA ALTERNATIVA
Le eliche che dividono la Corsica
MARINA FORTI
2001.07.10
E' una polemica furiosa, divampa da settimane. L'Assemblée de
Corse, l'organo legislativo autonomo corso, alla fine di giugno
ha tenuto un infiammato dibattito. Oggetto del contendere è il
progetto di installare una batteria di generatori eolici sul Cap
Corse, la ventosissima punta settentrionale dell'isola. Una prima
batteria di rotori è già installata all'estremo nord del Capo,
nei comuni di Ersa e Rogliano: venti piloni bianchi sormontati da
gigantesche eliche attorno al Col de la Serra, una strana vista
tra la macchia e il blu intenso del mare. Funzionano dalla fine
del 2000 e forniscono energia elettrica a tutto il Capo, esclusa
la città di Bastia. Un secondo "parco eolico", con 20 o 25
rotori, dovrebbe sorgere sulle montagne nell'immediato entroterra
della città corsa, nei comuni di Ville de Pietrabugno e San
Martino di Lota. Ma è questo nuovo progetto che divide gli animi.
Paradossalmente, tutti i protagonisti citano preoccupazioni di
carattere "ambientale", tanto più che l'economia
ecologica è diventata una sorta di parola d'ordine ufficiale
in Corsica. Nessuno del resto discute il principio dell'energia
eolica: la stessa Assemblea corsa si è data l'obiettivo di
assicurare il 40% della produzione di energia elettrica
nell'isola con fonti rinnovabili, e di rafforzare una rete
elettrica debole. Considerato che Ajaccio e Bastia, le due
principali città, sono alimentate da due centrali termiche,
l'eolico già oggi sarebbe meno costoso. Certo è meno inquinante:
la centrale sul Cap Corse ha permesso in un anno di evitare
l'emissione di 22 mila tonnellate di anidride carbonica
nell'atmosfera. Eppure, le opposizioni sono furiose. L'argomento
principale è, diciamo, paesaggistico. Le eliche bianche visibili
da Bastia sarebbero un pugno nell'occhio, senza contare che
sorgerano su un crinale e bisognerà aprire delle piste nella
macchia per accedere al luogo. Sul Col de la Serra, quelle eliche
bianche tra macchia e mare sono definite "choc di culture"
perfino da un sostenitore del progetto come il sindaco di
Patrimonio, uno dei comuni del Cap Corse. Secondo Pierre Chaubon,
presidente della attivissima comunità dei comuni del Cap Corse e
membro del consiglio di stato, i parchi eolici stanno
"distruggendo il Cap Corse". Una petizione popolare è stata
lanciata su iniziativa di Robert Cervoni, guida turistica che
lavora per promuovere una rete di sentieri attraverso il Capo e
sviluppare un turismo v
erde analogo a quello ormai consolidato sulle montagne centrali della Corsica, con la famosa Grande Randonnée e gli altri percorsi alpini. Cervoni afferma che la centrale eolica danneggia un ambiente naturale fragile e prezioso. Gli abitanti di San Martino di Lota, uno dei due comuni interessati dal progetto, sono preoccupati per la caccia, di cui sono cultori appassionati: i cinghiali, dicono, si abituerebbero facilmente, ma quali saranno gli effetti sugli uccelli migratori? Così, la rivolta contro i generatori eolici è condotta in nome della macchia mediterranea, gli uccelli, la flora e fauna: da un lato gli argomenti delle fonti rinnovabili e delle emissioni di gas di serra, dall'altro un ambientalismo attestato sulla difesa paesaggistica - a cui si mescolano poi questioni politiche e localistiche. I sindaci della comunità dei piccoli comuni del Capo (di cui però non fanno parte i due destinati a ricevere la nuova centrale) lamentano che la comunità non è stata debitamente consultata. Per i comuni interessati le centrali eoliche sono una piccola manna - San Martino di Lota ne ricaverà almeno 750 mila franchi all'anno, pari al 40% delle imposte locali. Durante il dibattito all'Assemblea, tutti i deputati hanno invocato lo spirito degli accordi di palazzo Matignon (sull'autonomia corsa) e hanno deplorato la mancanza di concertazione: la società Siif Energie (di cui è azionaria al 35% Edf, l'Enel francese) avrebbe "imposto" il progetto senza consultare l'Assemblea. Del resto, l'autorizzazione a costruire i generatori spetta allo stato, cioè ai prefetti. Così, il prefetto dell'Alta Corsica, insieme al collega dalla Bassa Corsica, ha elaborato una strategia di principio: si facciano le centrali eoliche, "a condizione che le scelte siano effettuate in modo trasparente e con il coinvolgimento dei rappresentanto eletti e della popolazione", con i dovuti studi sulla "qualità del paesaggio"... nella speranza di calmare gli spiriti.
erde analogo a quello ormai consolidato sulle montagne centrali della Corsica, con la famosa Grande Randonnée e gli altri percorsi alpini. Cervoni afferma che la centrale eolica danneggia un ambiente naturale fragile e prezioso. Gli abitanti di San Martino di Lota, uno dei due comuni interessati dal progetto, sono preoccupati per la caccia, di cui sono cultori appassionati: i cinghiali, dicono, si abituerebbero facilmente, ma quali saranno gli effetti sugli uccelli migratori? Così, la rivolta contro i generatori eolici è condotta in nome della macchia mediterranea, gli uccelli, la flora e fauna: da un lato gli argomenti delle fonti rinnovabili e delle emissioni di gas di serra, dall'altro un ambientalismo attestato sulla difesa paesaggistica - a cui si mescolano poi questioni politiche e localistiche. I sindaci della comunità dei piccoli comuni del Capo (di cui però non fanno parte i due destinati a ricevere la nuova centrale) lamentano che la comunità non è stata debitamente consultata. Per i comuni interessati le centrali eoliche sono una piccola manna - San Martino di Lota ne ricaverà almeno 750 mila franchi all'anno, pari al 40% delle imposte locali. Durante il dibattito all'Assemblea, tutti i deputati hanno invocato lo spirito degli accordi di palazzo Matignon (sull'autonomia corsa) e hanno deplorato la mancanza di concertazione: la società Siif Energie (di cui è azionaria al 35% Edf, l'Enel francese) avrebbe "imposto" il progetto senza consultare l'Assemblea. Del resto, l'autorizzazione a costruire i generatori spetta allo stato, cioè ai prefetti. Così, il prefetto dell'Alta Corsica, insieme al collega dalla Bassa Corsica, ha elaborato una strategia di principio: si facciano le centrali eoliche, "a condizione che le scelte siano effettuate in modo trasparente e con il coinvolgimento dei rappresentanto eletti e della popolazione", con i dovuti studi sulla "qualità del paesaggio"... nella speranza di calmare gli spiriti.




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