terra terra
PETROLIO
Gli indigeni, il petrolio, l'Agip
MARINA FORTI
2001.07.24
ne abbandonate, e poi madri sole. La comunità era distrutta. La compagnia arriva e compra la coscienza delle persone, crea conflitti tra le stesse comunità. Per questo dico che questo non è 'sviluppo': è impoverimento, perdita di cultura e dignità. Oltretutto, finito di aprire la selva e impiantare i pozzi, gli uomini restavano senza lavoro. E' stato un grande inganno, una bugia, una corruzione".
E poi l'ambiente. "L'attività petrolifera distrugge ciò che consideriamo più sacro: le lagune, le montagne dove abitano gli spiriti che noi crediamo abbiano dato vita al nostro popolo. Resta contaminazione, rifiuti tossici, plastica. Finora le grandi operazioni sono state nel nord, dove ormai la distruzione è impressionante. Io vengo dalla provincia di Pastaza, che invece è nel sud, dove lavora l'Agip. E sta facendo le cose peggiori: pensate che tutti i rifiuti tossici e pure quelli organici vanno direttamente nei fiumi. Al governo e alle commissioni sull'impatto ambientale dicono che stanno usando le tecnologie di punta, ma non è vero. Le comunità là sono costrette ad andarsene perché l'acqua è contaminata e nei fiumi non ci sono più i pesci di cui si cibano. E non possono fare nulla, per questo chiedono aiuto. L'oleodotto taglia la foresta ed è protetto da barriere elettriche, non si può più passare da una parte all'altra. I cartelli avvertono che è pericoloso, ma il bestiame non legge e spesso va a morire contro i fili elettrici. Vivere è sempre più difficile. E poi la foresta è militarizzata. Per noi la libertà è limitata. Ora poi si discute di un nuovo oleodotto chiamato Ocp, per il greggio pesante. Dovrebbe tagliare il paese da est a ovest, passare ai piedi di sei vulcani, attraversare il parco nazionale Yasuni: sarà un disastro ancora più grande. La gente di città forse ha interesse a tutto questo, vuole lo 'sviluppo'. Ma per noi il petrolio non è nulla di tutto questo: è solo impoverimento".





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