terra terra
ANIMALI
L'attacco della rana gigante
PAOLA DESAI
2001.08.07
Eppure la rana-toro prolifera nel sud-est francese, nella Gironda. Anzi, prospera: divora di tutto - girini, pesci, piccoli batraci, rettili, perfino piccoli uccelli - e questa capacità onnivora la mette in posizione concorrenziale rispetto a tutte le rane indigene. Tanto che numerose autorità locali, e ancor più numerose associazioni ambientaliste, le considerano una vera catastrofe per gli ecosistemi acquatici della regione. "Bisogna agire prima che sia troppo tardi, la sopravvivenza di alcune specie locali ne dipende", dichiarava qualche tempo fa al quotidiano Libération Christophe Coïc, specialista in batraci e direttore di un'associazione di difesa ambientale chiamata Cistude, che ha lanciato una campagna per lo sradicamento della raca californiana.
La storia della rana-toro richiama alla mente altri casi di animaletti o vegetali importati: la specie esotica prolifera, ha il sopravvento su quelle locali, non è contrastata da predatori naturali, stravolge l'ecosistema in cui è stata inserita. All'origine ci sono a volte calcoli commerciali - come per le tartarughe vendute come animaletti ornamentali - a volte pura disattenzione gratuita, come per la terribile alga caulerpa taxifolia che è scivolata via dagli acquari di Montecarlo e ora desertifica i fondali mediterranei.
Il caso della rana catesbeiana è paradossale, perché all'origine dell'invasione c'è lo sfizio personale di un pilota, un giramondo che nei primi anni '80 aveva portato alcune di quelle rane californiane per popolare lo stagno della proprietà di famiglia, a Libourne, nel bordelese. le rane si sono trovate bene, il clima era adatto. Si sono moltiplicate in fretta: depongono tra 10.000 e 20.000 uova per volta. Hanno risalito i corsi d'acqua e popolato paludi e laghi. Sono arrivate fino alla Charente, più a nord, e alle Landes a sud. Hanno cominciato a preoccupare le autorità locali, è scoppiato il dibattito sullo "sradicamento". Bisogna combattere la specie aliena o tollerarla, accettare il fatto compiuto, cercare di gestire la nuova specie in modo equilibrato, vederla come una normale seppur accelerata evoluzione degli ecosistemi locali? Diverse associazioni si sono lanciate nello "sradicamento". Ma anche questa si è dimostrata una scelta difficile, da un punto di vista strettamente pratico. Qualche anno fa, riferisce il quotidiano francese, le autorità della regione di Bordeaux avevano provato a ripulire un certo stagno con la pesca elettrica: in due ore avevano preso una rana, poi hanno lasciato perdere. La rana-toro è difficile da catturare. Ora l'associazione già citata tenta un'altra strategia: disegnare una cartografia precisa della presenza della "clandestina", lanciarsi nella raccolta sistematica e soppressione delle uova deposte a giugno, chiedere ai cacciatori di sterminare gli adulti. Con un pericolo: l'anno scorso una campagna contro la rana-toro, lanciata in nome della protezione dell'ecosistema acquatico, aveva portato residenti e cacciatori a sterminare quasi ogni ranocchia nei loro stagni - comprese diversi esemplari di specie indigene rarissime a ultra protette.





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