terra terra
ENERGIA NUCLEARE
Il governo inglese riapre Sellafield
MARINA FORTI
2001.10.05
Infine, il governo britannico ha deciso di autorizzare la più
controversa avventura della sua industria nucleare. British
Nuclear Fuel Limited (Bnfl), l'azienda di proprietà dello stato
britannico, potrà produrre il combustibile atomico chiamato Mox
(ossidi misti di uranio e plutonio) nell'impianto costruito allo
scopo a Sellafield, in Cumbria. La decisione è stata annunciata
mercoledì dalla segretaria (ministra) all'ambiente del governo
britannico, Margareth Beckett. E' una decisione sconcertante, che
ha sollevato proteste in Gran Bretagna - non certo le prime,
nella tumultuosa vita dell'impianto di riciclaggio atomico di
Sellafield... L'idea di costruire il Sellafield Mox Plant (Smp)
risale a dieci anni fa, il 1991. La logica era sfruttare il
combustibile nucleare esausto che committenti (centrali
elettronucleari) di tutto il mondo mandano a riciclare a
Sellafield nel gigantesco Thermal Oxide Reprocessing Plant
(Thorp), l'impianto allora nuovissimo dove l'uranio esaurito
viene trattato per separarne plutonio e altro uranio arricchito
sotto forma di ossidi. Il Mox, fatto per l'appunto con ossidi di
uranio e plutonio, avrebbe "chiuso il ciclo", permettendo di
rimandare ai committenti un nuovo combustibile per i loro
reattori, dunque un prodotto con un valore aggiunto che avrebbe
generato profitti per l'azienda nucleare britannica. Bnfl ha
avuto l'autorizzazione a costruire l'impianto del Mox nel 1994 e
ha terminato i lavori nel 1996, al costo di 300 milioni di
sterline. La manutenzione e la necessità di ammodernare
l'impianto hanno portato il costo di costruzione totale a 473
milioni di sterline (oltre 1.400 miliardi di lire al cambio
attuale). Da cinque anni però l'impianto attende la licenza
necessaria a lavorare (inusuale, autorizzare la costruzione di un
impianto prima di autorizzarne il lavoro: ma è andata proprio
così). Ora la ministra Beckett dice che l'impianto per la
produzione del Mox potrà generare incassi per 150 milioni di
sterline durante il suo ciclo di vita (una ventina d'anni), e
questo giustifica l'autorizzazione a operare. La ministra ha
sorvolato sul fatto che il potenziale guadagno non copre la somma
spesa per costruire l'impianto né tantomeno il costo, enorme, di
smantellarlo quando avrà terminato la sua vita attiva. Senza
contare che l'uranio ormai è molto meno caro di quando l'idea del
Mox era stata concepita. L'ultima valutazione dei costi e
benefici, affidata allo studio d
i Arthur D. Little, ha concluso che "ci sono forti ragioni economiche per andare avanti con l'impianto Mox di Sellafield". Sul quotidiano The Indipendent leggiamo però che nel commissionare l'analisi finanziaria (la quinta in 5 anni) il governo ha chiesto di non considerare il costo della costruzione... Ancora più sconcertante è il fatto che dal '96 a oggi Sellafield e il Mox hanno fatto parlare parecchio di sé, in modo poco rassicurante. Il culmine è lo scandalo scoppiato nel 1999, quando è emerso che i dati sulla sicurezza delle sbarre di Mox prodotte a Sellafield sono inaffidabili. Una piccola quantità del nuovo combustibile infatti è già in produzione da qualche anno, in un piccolo impianto "dimostrativo" (doveva provare la fattibilità e la redditività del nuovo affare). E' risultato che erano gli addetti a falsificare i dati, per tagliar corto sulle procedure di sicurezza. Bnfl è stata costretta ad allertare l'Ispettorato agli impianti nucleari, ma allo stesso tempo ha rassicurato: le sbarre di Mox sono sicurissime, sono solo le avvertenze che erano scritte male. Ma lo scandalo si è allargato: in settembre Bnfl ha dovuto ammettere che, contrariamente a quanto aveva dichiarato pochi giorni prima, anche il Mox già inviato in Giappone (a Mitsubishi Heavy Industries e Kansai Electric) aveva dati manomessi. Il danno economico è pesante, perché i giapponesi hanno rispedito le sbarre di combustibile al mittente e chiesto di sospendere le consegne. Ma ancor più il danno di immagine. Nel febbraio del 2000 l'Ispettorato nucleare ha imposto a Sellafield di adeguarsi a 15 raccomandazionio di sicurezza prima di poter ricominciare a produrre Mox: l'impresa era moribonda, i potenziali clienti dileguati. Ora invece arriva il via: tra le proteste di gruppi come Greenpeace, che denunciano da anni i pericoli di Sellafield, della contaminazione ambientale e della montagna di rifiuti atomici che produce.
i Arthur D. Little, ha concluso che "ci sono forti ragioni economiche per andare avanti con l'impianto Mox di Sellafield". Sul quotidiano The Indipendent leggiamo però che nel commissionare l'analisi finanziaria (la quinta in 5 anni) il governo ha chiesto di non considerare il costo della costruzione... Ancora più sconcertante è il fatto che dal '96 a oggi Sellafield e il Mox hanno fatto parlare parecchio di sé, in modo poco rassicurante. Il culmine è lo scandalo scoppiato nel 1999, quando è emerso che i dati sulla sicurezza delle sbarre di Mox prodotte a Sellafield sono inaffidabili. Una piccola quantità del nuovo combustibile infatti è già in produzione da qualche anno, in un piccolo impianto "dimostrativo" (doveva provare la fattibilità e la redditività del nuovo affare). E' risultato che erano gli addetti a falsificare i dati, per tagliar corto sulle procedure di sicurezza. Bnfl è stata costretta ad allertare l'Ispettorato agli impianti nucleari, ma allo stesso tempo ha rassicurato: le sbarre di Mox sono sicurissime, sono solo le avvertenze che erano scritte male. Ma lo scandalo si è allargato: in settembre Bnfl ha dovuto ammettere che, contrariamente a quanto aveva dichiarato pochi giorni prima, anche il Mox già inviato in Giappone (a Mitsubishi Heavy Industries e Kansai Electric) aveva dati manomessi. Il danno economico è pesante, perché i giapponesi hanno rispedito le sbarre di combustibile al mittente e chiesto di sospendere le consegne. Ma ancor più il danno di immagine. Nel febbraio del 2000 l'Ispettorato nucleare ha imposto a Sellafield di adeguarsi a 15 raccomandazionio di sicurezza prima di poter ricominciare a produrre Mox: l'impresa era moribonda, i potenziali clienti dileguati. Ora invece arriva il via: tra le proteste di gruppi come Greenpeace, che denunciano da anni i pericoli di Sellafield, della contaminazione ambientale e della montagna di rifiuti atomici che produce.





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