terra terra
ALIMENTAZIONE
Alimentazione, il diritto violato
MARINELLA CORREGGIA
2001.10.24
Fra gli effetti collaterali della guerra Usa c'è
il rinvio da novembre a giugno 2002 del Vertice
sull'alimentazione della Fao. Un peccato: proprio i bombardamenti
aggiungono alcuni milioni di persone - la popolazione afghana -
agli 815 milioni di malnutriti nel mondo, e forse durante il
Vertice qualche capo di stato del Sud del mondo avrebbe potuto
indicare anche la guerra attuale fra i fattori che affamano il
mondo.
Cancellato anche il parallelo Forum internazionale non governativo; continua però il lavoro organizzativo, di lobby e ricerca iniziato un anno fa dalle Osc, organizzazioni della società civile (cominciamo a chiamarle così: il termine Ong è più ristretto): movimenti di agricoltori, sindacati di settore, ambientalisti, organismi non governativi di sviluppo e per i diritti umani. Agli inizi di novembre il Comitato internazionale Osc/Ong organizzerà una conferenza; e organizzazioni aderenti al Social Forum un convegno antiliberista.
Durante le riunioni continentali delle Osc/Ong (è ora in corso al Cairo quella del mondo arabo), sono state avanzate critiche e proposte agli organismi internazionali e ai governi. Per dimezzare il numero di affamati entro il 2015 (obiettivo limitato del Vertice 1996), occorre fra l'altro tenere fuori dall'agricoltura l'Omc, Organizzazione mondiale del commercio: infatti, i pochi anni - tre all'incirca - di applicazione del relativo AoA, Accordo sull'agricoltura, hanno già aggravato miseria ed esclusione per i piccoli agricoltori del Sud schiacciati, oltre che dalle mancate riforme agrarie, dalla vendita sottocosto di alimenti sussidiati dei paesi del Nord, e dal dominio dell'agribusiness che aumenta la concentrazione della terra in poche mani. Ecco come si arriva alle campagne affamate. Le Osc/Ong asiatiche propongono fra l'altro di deglobalizzare l'agricoltura rafforzando quella domestica e di realizzare riforme agrarie vere.
Giorni fa si è svolta a Roma una tavola rotonda fra Osc/Ong e Fao, tema portante il diritto al cibo: sancito in trattati internazionali, ma totalmente disatteso; anche perché non sono ancora specificati gli obblighi relativi, e le sanzioni. Presupposto del diritto al cibo è la violatissima sovranità alimentare (il diritto dei popoli a definire modelli e strategie, un tema su cui si è svolta a Cuba una conferenza internazionale). Come ha sottolineato Luca Colombo di Greenpeace, i meccanismi commerciali liberisti imposti sono letali per le famiglie contadine esposte alla concorrenza internazionale. La Fao rispetto alla Omc non ha compiti politici, ma fa formazione per le delegazioni dei paesi poveri e analizza gli impatti dei processi. L'esperto Fao Ramesh Sharma ha invitato la società civile a intensificare pressioni sui delegati governativi per incidere sui negoziati in corso; in due anni tutto sarà definito. Antonio Onorati di Crocevia ha ribattuto però che l'Omc non sembra riformabile. Cruciale per gli agricoltori la questione dell'accesso alle risorse: terra, acqua, semi e piante. Riferendosi al prossimo Consiglio Fao (riunione dei governi aderenti) in cui sarà definito l'Accordo quadro sulle risorse genetiche per l'agricoltura, Onorati ha sottolineato che semi e geni devono restare patrimonio collettivo e non essere soggetti a brevetto. I lunghi negoziati intergovernativi per l'Accordo hanno visto due schieramenti: i paesi del Sud del mondo ricchi di risorse genetiche (la materia prima) e i paesi del Nord detentori delle tecnologie più avanzate (lo strumento) in grado di trasformare queste risorse in prodotti commerciali. La brevettabilità dei geni estratti dalle piante - in pratica, l'avallo della biopirateria multinazionale - è stata sostenuta soprattutto gli Usa, contrapposti ai G77 (paesi del Sud), con l'Europa defilata. Ma José Esquinas, per la Fao, si è detto ottimista: molta strada è stata fatta. E ha indicato come modello la legge indiana approvata lo scorso agosto: nello stesso testo riconosce i diritti degli agricoltori, anche alla ripartizione dei benefici, e quelli degli inventori. Naturalmente, il diritto al cibo è legato anche a cosa e come si produce. Rendere sostenibili i sistemi agricoli è necessario, e concrete esperienze mostrano che non è nemmeno costoso...
Cancellato anche il parallelo Forum internazionale non governativo; continua però il lavoro organizzativo, di lobby e ricerca iniziato un anno fa dalle Osc, organizzazioni della società civile (cominciamo a chiamarle così: il termine Ong è più ristretto): movimenti di agricoltori, sindacati di settore, ambientalisti, organismi non governativi di sviluppo e per i diritti umani. Agli inizi di novembre il Comitato internazionale Osc/Ong organizzerà una conferenza; e organizzazioni aderenti al Social Forum un convegno antiliberista.
Durante le riunioni continentali delle Osc/Ong (è ora in corso al Cairo quella del mondo arabo), sono state avanzate critiche e proposte agli organismi internazionali e ai governi. Per dimezzare il numero di affamati entro il 2015 (obiettivo limitato del Vertice 1996), occorre fra l'altro tenere fuori dall'agricoltura l'Omc, Organizzazione mondiale del commercio: infatti, i pochi anni - tre all'incirca - di applicazione del relativo AoA, Accordo sull'agricoltura, hanno già aggravato miseria ed esclusione per i piccoli agricoltori del Sud schiacciati, oltre che dalle mancate riforme agrarie, dalla vendita sottocosto di alimenti sussidiati dei paesi del Nord, e dal dominio dell'agribusiness che aumenta la concentrazione della terra in poche mani. Ecco come si arriva alle campagne affamate. Le Osc/Ong asiatiche propongono fra l'altro di deglobalizzare l'agricoltura rafforzando quella domestica e di realizzare riforme agrarie vere.
Giorni fa si è svolta a Roma una tavola rotonda fra Osc/Ong e Fao, tema portante il diritto al cibo: sancito in trattati internazionali, ma totalmente disatteso; anche perché non sono ancora specificati gli obblighi relativi, e le sanzioni. Presupposto del diritto al cibo è la violatissima sovranità alimentare (il diritto dei popoli a definire modelli e strategie, un tema su cui si è svolta a Cuba una conferenza internazionale). Come ha sottolineato Luca Colombo di Greenpeace, i meccanismi commerciali liberisti imposti sono letali per le famiglie contadine esposte alla concorrenza internazionale. La Fao rispetto alla Omc non ha compiti politici, ma fa formazione per le delegazioni dei paesi poveri e analizza gli impatti dei processi. L'esperto Fao Ramesh Sharma ha invitato la società civile a intensificare pressioni sui delegati governativi per incidere sui negoziati in corso; in due anni tutto sarà definito. Antonio Onorati di Crocevia ha ribattuto però che l'Omc non sembra riformabile. Cruciale per gli agricoltori la questione dell'accesso alle risorse: terra, acqua, semi e piante. Riferendosi al prossimo Consiglio Fao (riunione dei governi aderenti) in cui sarà definito l'Accordo quadro sulle risorse genetiche per l'agricoltura, Onorati ha sottolineato che semi e geni devono restare patrimonio collettivo e non essere soggetti a brevetto. I lunghi negoziati intergovernativi per l'Accordo hanno visto due schieramenti: i paesi del Sud del mondo ricchi di risorse genetiche (la materia prima) e i paesi del Nord detentori delle tecnologie più avanzate (lo strumento) in grado di trasformare queste risorse in prodotti commerciali. La brevettabilità dei geni estratti dalle piante - in pratica, l'avallo della biopirateria multinazionale - è stata sostenuta soprattutto gli Usa, contrapposti ai G77 (paesi del Sud), con l'Europa defilata. Ma José Esquinas, per la Fao, si è detto ottimista: molta strada è stata fatta. E ha indicato come modello la legge indiana approvata lo scorso agosto: nello stesso testo riconosce i diritti degli agricoltori, anche alla ripartizione dei benefici, e quelli degli inventori. Naturalmente, il diritto al cibo è legato anche a cosa e come si produce. Rendere sostenibili i sistemi agricoli è necessario, e concrete esperienze mostrano che non è nemmeno costoso...





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