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SANITA/ALIMENTAZIONE/COMMERCIO
Le multinazionali che allattano
MARINELLA CORREGGIA
2001.11.06
L'allattamento al seno è essenziale per il neonato:
contiene tutti i nutrienti e i liquidi necessari per la crescita
nei primi sei mesi, fornisce il 50% del fabbisogno nutrizionale
fra i 6 e i 12 mesi, e un terzo di quello fra i 12 mesi e i 24
mesi; contiene tutti gli anticorpi necessari per combattere le
infezioni, sviluppa le difese immunitarie; la sua sostituzione
con alimenti artificiali aumenta il rischio di malattie acute e
croniche (respiratorie, gastrointestinali e allergiche). Nei
paesi a basso reddito, poi, una bassa percentuale di bambini
allattati al seno e una durata insufficiente dell'allattamento
sono causa di un grande numero di malattie, anche dovute
all'acqua sporca con cui si allungano le polverine. L'Oms e
l'Unicef stimano che circa un milione e mezzo di bambini muoiano
ogni anno perché non sono allattati al seno; senza contare i
molti che per questo non cresceranno sani.
L'allattamento reca benefici anche alla salute della mamma riducendo il rischio di certi tumori. Inoltre, fa bene all'ambiente. Evita infatti di contribuire al circuito perverso della produzione di latte vaccino, in cui entrano allevamenti intensivi, mangimi "internazionali", energia per la produzione e il trasporto del latte, fino alla carta, plastica e alluminio usati per confezionarlo.
Il "sistema nutrizionale" mamma-bambino è protetto e suggerito da convenzioni e risoluzioni internazionali, peraltro disattese, in tempo di guerra come in tempo di pace. Vale anche per il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, adottato nel 1981 dall'Assemblea mondiale della sanità, facendo seguito alle denunce di operatori sanitari di tutto il mondo, i quali avevano notato un nesso fra la promozione dei sostituti del latte materno, la riduzione dell'allattamento e il peggioramento delle condizioni di nutrizione e di salute dei bambini poveri. Il Codice proibisce qualunque promozione diretta o indiretta di qualsiasi sostituto del latte materno e dei prodotti necessari alla sua somministrazione. Dopo 20 anni, la pressione commerciale delle ditte produttrici -che guadagnano quasi 500 dollari per ogni bambino non allattato per sei mesi) è un problema ancora attuale, come si legge nel rapporto 2001 "Il codice violato" della rete Ibfan (formata da 150 gruppi in più di 90 paesi, in azione per proteggere l'allattamento materno) che ha realizzato un'inchiesta in 14 paesi. La versione per l'Italia (paese che aderisce al Codice) è stata curata dalla Coalizione italiana per il monitoraggio del Codice e appena pubblicata.
Il rapporto (la versione italiana sul sito Web www. digilander.iol.it/icmc) spiega che "le violazioni del Codice sono sistematiche in tutti i paesi, come del resto ha sottolineato l'ultima Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2001". Le multinazionali di alimenti per l'infanzia Nestlé, Milupa, Abbott-Ross, Mead-Johnson, Wyeth sono quelle che presentano a livello mondiale il maggior numero di infrazioni.
L'indagine condotta in sei regioni italiane dalla Coalizione italiana per il monitoraggio del codice (Cimc) ha riscontrato "violazioni ai divieti di pubblicità e promozione, perpetrate da dieci compagnie di alimenti per l'infanzia: Nestlé, Numico, Heinz, Humana, Star, Abbott, Gerber, Sicura, Dicofarm e Medifood". Alcuni di questi nomi non dicono nulla, ma sono proprietari di tutte le marche conosciute. Violano il Codice "anche i produttori di tettarelle e biberon: Artsana, Ico-Hatù, Cannon,. Luv'n Care e Super Tex".
L'indagine presso ospedali, punti vendita e un gruppo di donne incinte e neomamme ha prodotto un rapporto ricco di dati e fotografie che documentano flagranti violazioni. La Coalizione italiana, su questa base, chiede "al governo italiano di far rispettare il Codice Oms/Unicef rivedendo il decreto ministeriale 500 del 1994, prendendo anche in considerazione l'operato delle compagnie nei paesi più poveri". Per tutti i sostituti del latte materno si chiede di vietare campagne promozionali, forniture gratuite a ospedali, raccomandazioni alle madri, pacchi dono consegnati o spediti alle madri stesse, vendite scontate, pubblicità.
L'allattamento reca benefici anche alla salute della mamma riducendo il rischio di certi tumori. Inoltre, fa bene all'ambiente. Evita infatti di contribuire al circuito perverso della produzione di latte vaccino, in cui entrano allevamenti intensivi, mangimi "internazionali", energia per la produzione e il trasporto del latte, fino alla carta, plastica e alluminio usati per confezionarlo.
Il "sistema nutrizionale" mamma-bambino è protetto e suggerito da convenzioni e risoluzioni internazionali, peraltro disattese, in tempo di guerra come in tempo di pace. Vale anche per il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, adottato nel 1981 dall'Assemblea mondiale della sanità, facendo seguito alle denunce di operatori sanitari di tutto il mondo, i quali avevano notato un nesso fra la promozione dei sostituti del latte materno, la riduzione dell'allattamento e il peggioramento delle condizioni di nutrizione e di salute dei bambini poveri. Il Codice proibisce qualunque promozione diretta o indiretta di qualsiasi sostituto del latte materno e dei prodotti necessari alla sua somministrazione. Dopo 20 anni, la pressione commerciale delle ditte produttrici -che guadagnano quasi 500 dollari per ogni bambino non allattato per sei mesi) è un problema ancora attuale, come si legge nel rapporto 2001 "Il codice violato" della rete Ibfan (formata da 150 gruppi in più di 90 paesi, in azione per proteggere l'allattamento materno) che ha realizzato un'inchiesta in 14 paesi. La versione per l'Italia (paese che aderisce al Codice) è stata curata dalla Coalizione italiana per il monitoraggio del Codice e appena pubblicata.
Il rapporto (la versione italiana sul sito Web www. digilander.iol.it/icmc) spiega che "le violazioni del Codice sono sistematiche in tutti i paesi, come del resto ha sottolineato l'ultima Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2001". Le multinazionali di alimenti per l'infanzia Nestlé, Milupa, Abbott-Ross, Mead-Johnson, Wyeth sono quelle che presentano a livello mondiale il maggior numero di infrazioni.
L'indagine condotta in sei regioni italiane dalla Coalizione italiana per il monitoraggio del codice (Cimc) ha riscontrato "violazioni ai divieti di pubblicità e promozione, perpetrate da dieci compagnie di alimenti per l'infanzia: Nestlé, Numico, Heinz, Humana, Star, Abbott, Gerber, Sicura, Dicofarm e Medifood". Alcuni di questi nomi non dicono nulla, ma sono proprietari di tutte le marche conosciute. Violano il Codice "anche i produttori di tettarelle e biberon: Artsana, Ico-Hatù, Cannon,. Luv'n Care e Super Tex".
L'indagine presso ospedali, punti vendita e un gruppo di donne incinte e neomamme ha prodotto un rapporto ricco di dati e fotografie che documentano flagranti violazioni. La Coalizione italiana, su questa base, chiede "al governo italiano di far rispettare il Codice Oms/Unicef rivedendo il decreto ministeriale 500 del 1994, prendendo anche in considerazione l'operato delle compagnie nei paesi più poveri". Per tutti i sostituti del latte materno si chiede di vietare campagne promozionali, forniture gratuite a ospedali, raccomandazioni alle madri, pacchi dono consegnati o spediti alle madri stesse, vendite scontate, pubblicità.




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