terra terra
AGRICOLTURA
Il Messico invaso dal mais GM
MARINA FORTI
2002.01.31
E' un mais che cresce ovunque, con facilità, richiede poca
acqua e all'inizio sembra una benedizione perché ha due o tre
pannocchie per stelo invece di una come il mais "criollo",
indigeno. Ma quello strano mais, che ha ormai invaso gli stati di
Oaxaca e di Puebla, in Messico, si è rivelato uno dei casi più
allarmanti di "inquinamento genetico" mai registrati.
Il ministero messicano dell'ambiente infatti ha ormai stabilito che si tratta di un mais geneticamente modificato, e la cosa è confermata da biologi dell'Università di California a Berkeley, in un articolo pubblicato in novembre da Nature (l'articolo, come è prassi delle pubblicazioni scientifiche, è stato prima rivisto da altri scienziati indipendenti).
In altre parole: in alcuni stati centrali del Messico, regione di origine e principale centro della varietà genetica del mais, si sta diffondendo a grande velocità del mais che incorpora Dna proveniente da specie geneticamente modificate. E vista la facilità con cui il nuovo mais "alieno" si riproduce rispetto a quello indigeno, è ragionevole temere che la specie modificata prenderà il sopravvento sulle specie criolle.
La cosa ha suscitato allarmi, proteste e polemiche. Per anni, scienziati ed ecologi di tutto il mondo hanno lanciato allarmi sul pericolo che materiale genetico di piante modificate si mescolasse a quello di piante convenzionali, o delle specie selvatiche apparentate, per "impollinazione incrociata". Tutte le norme sulle coltivazioni transgeniche infatti prevedono distanze di sicurezza tra campi transgenici e non - anche se spesso la distanza si è rivelata una barriera vana: i pollini volano, i chicchi di mais rotolano fuori dai camion che li trasportano... Nel caso di Oaxaca e Puebla, ci si chiede da dove sia arrivato il polline estraneo. Il Messico ha vietato nel 1998 di coltivare mais geneticamente modificato, ma ogni anno ne importa circa 6 milioni di tonnellate - e lo importa dai vicini del nord, Stati uniti e Canada, dove invece il mais transgenico è legale e assai diffuso, e non è separato ("segregato") da quello convenzionale. Il mais è importato come cibo (in parte è distribuito anche attraverso i 23 mila negozi sovvenzionati dallo stato). Ma l'anno scorso la siccità in gran parte del Messico e del Centroamerica ha portato ad aumentare le importazioni e la distribuzione di mais come aiuto alimentare. E molti coltivatori, a corto di sementi, ne hanno conservato parte per piantarlo. L'ipotesi più plausibile dunque è che il mais "alieno venga dagli Usa: la "misteriosa" invasione non è misteriosa affatto.
Che fare? I sostenitori dell'industria transgenica dicono che meglio così: in fondo il nuovo mais è più produttivo, ed è arrivato gratis e senza copyright. I contadini di Oaxaca per la verità dicono che il vantaggio iniziale di quelle due o tre pannocchie, più grandi - ma di colore diverso e non così dolci come il mais locale - si rivela vano, perché il mais invasore è molto più attaccabile dai parassiti. La settimana scorsa a Città del Messico si è riunita un'assemblea di organizzazioni contadine indigene e gruppi ambientalisti (ne dà notizia la rete di attivisti per la salvaguardia della diversità biologica che una volta si chiamava Rafi e ora Etc Group: "Gruppo d'azione sull'Erosione, le tecnologie e la concentrazione", con sede centrale in Canada). Il pericolo maggiore, denunciano, è che l'invasione di varietà modificate inquini e sopprima la grande varietà di specie locali. Del resto, un articolo pubblicato questo mese da Nature Biotechnology avverte che è contaminata ormai anche la "banca del mais" del International Centre for Maize and Wheat Improvement (Cimmyt) vicino a Città del Messico, la più grande banca di sementi di mais al mondo. Il centro ha avviato i suoi controlli e dice che finora non ha trovato contaminazione transgenica.Ma nei campi il mais invasore si diffonde veloce, insieme alla protesta dei coltivatori, che ora vedono le loro specie indigene in pericolo.
Il ministero messicano dell'ambiente infatti ha ormai stabilito che si tratta di un mais geneticamente modificato, e la cosa è confermata da biologi dell'Università di California a Berkeley, in un articolo pubblicato in novembre da Nature (l'articolo, come è prassi delle pubblicazioni scientifiche, è stato prima rivisto da altri scienziati indipendenti).
In altre parole: in alcuni stati centrali del Messico, regione di origine e principale centro della varietà genetica del mais, si sta diffondendo a grande velocità del mais che incorpora Dna proveniente da specie geneticamente modificate. E vista la facilità con cui il nuovo mais "alieno" si riproduce rispetto a quello indigeno, è ragionevole temere che la specie modificata prenderà il sopravvento sulle specie criolle.
La cosa ha suscitato allarmi, proteste e polemiche. Per anni, scienziati ed ecologi di tutto il mondo hanno lanciato allarmi sul pericolo che materiale genetico di piante modificate si mescolasse a quello di piante convenzionali, o delle specie selvatiche apparentate, per "impollinazione incrociata". Tutte le norme sulle coltivazioni transgeniche infatti prevedono distanze di sicurezza tra campi transgenici e non - anche se spesso la distanza si è rivelata una barriera vana: i pollini volano, i chicchi di mais rotolano fuori dai camion che li trasportano... Nel caso di Oaxaca e Puebla, ci si chiede da dove sia arrivato il polline estraneo. Il Messico ha vietato nel 1998 di coltivare mais geneticamente modificato, ma ogni anno ne importa circa 6 milioni di tonnellate - e lo importa dai vicini del nord, Stati uniti e Canada, dove invece il mais transgenico è legale e assai diffuso, e non è separato ("segregato") da quello convenzionale. Il mais è importato come cibo (in parte è distribuito anche attraverso i 23 mila negozi sovvenzionati dallo stato). Ma l'anno scorso la siccità in gran parte del Messico e del Centroamerica ha portato ad aumentare le importazioni e la distribuzione di mais come aiuto alimentare. E molti coltivatori, a corto di sementi, ne hanno conservato parte per piantarlo. L'ipotesi più plausibile dunque è che il mais "alieno venga dagli Usa: la "misteriosa" invasione non è misteriosa affatto.
Che fare? I sostenitori dell'industria transgenica dicono che meglio così: in fondo il nuovo mais è più produttivo, ed è arrivato gratis e senza copyright. I contadini di Oaxaca per la verità dicono che il vantaggio iniziale di quelle due o tre pannocchie, più grandi - ma di colore diverso e non così dolci come il mais locale - si rivela vano, perché il mais invasore è molto più attaccabile dai parassiti. La settimana scorsa a Città del Messico si è riunita un'assemblea di organizzazioni contadine indigene e gruppi ambientalisti (ne dà notizia la rete di attivisti per la salvaguardia della diversità biologica che una volta si chiamava Rafi e ora Etc Group: "Gruppo d'azione sull'Erosione, le tecnologie e la concentrazione", con sede centrale in Canada). Il pericolo maggiore, denunciano, è che l'invasione di varietà modificate inquini e sopprima la grande varietà di specie locali. Del resto, un articolo pubblicato questo mese da Nature Biotechnology avverte che è contaminata ormai anche la "banca del mais" del International Centre for Maize and Wheat Improvement (Cimmyt) vicino a Città del Messico, la più grande banca di sementi di mais al mondo. Il centro ha avviato i suoi controlli e dice che finora non ha trovato contaminazione transgenica.Ma nei campi il mais invasore si diffonde veloce, insieme alla protesta dei coltivatori, che ora vedono le loro specie indigene in pericolo.




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