terra terra
ALIMENTAZIONE
l'Afghanistan alla fame
MARINA FORTI
2002.02.24
L'Afghanistan è in preda alla fame, si allarmano gli operatori di
Medecins sans Frontières (Medici senza frontiere). E la
situazione è assai più grave di quanto lascino intendere le cifre
diffuse da organizzazioni internazionali come il Programma
alimentare mondiale (Wfp): è vero, l'organizzazione dell'Onu per
l'emergenza alimentare ha fatto entrare 250mila tonnellate di
cibo nel paese da quando ha potuto riprendere le operazioni, nel
novembre scorso. E' vero, è quanto basta per sfamare 5 milioni di
persone per sei mesi. Ma quel cibo non arriva a tutti, e in ampie
zone dell'Afghanistan - quelle definite "ad alta insicurezza
alimentare" nel linguaggio della burocrazia internazionale - la
fame continua a fare vittime.
Gli operatori afghani e internazionali di Medici senza Frontiere lanciano un allarme, e si basano su quanto hanno potuto constatare nelle ultime settimane. In un rapporto descrivono la situazione in due punti dell'Afghanistan. Uno è il campo di Sar-e-Pol, con una popolazione di sfollati cresciuta da 15mila persone alla fine di novembre a 23mila in gennaio: l'indagine di Msf indica che il 99% degli sfollati cita la mancanza di cibo come ragione per lasciare i propri villaggi. L'altro è la provincia meridionale di Faryab, dove in gennaio hanno interrogato 1.290 famiglie (circa 8.000 persone) nei distretti di Qaysar e Almar. Msf era presente in entrambi i luoghi prima dell'11 settembre, quando ha dovuto ritirarsi precipitosamente come tutte le organizzazioni internazionali. Ora sono tornati, e hanno trovano, in entrambi i casi, una situazione peggiorata. E' aumentata la malnutrizione infantile: a Sar-e-Pol una trentina di bambini ogni giorno arriva in emergenza ai "feeding centres", centri di nutrizione di Msf, molti più di prima. In gennaio un bambino su 6 ammessi ai programmi di distribuzione di cibo infantile a Faryab era gravemente malnutrito, al punto da non sopravvivere senza intervento d'emergenza. Un'indagine nutrizionale condotta nei due distretti di Faryab nel giugno scorso aveva rivelato una mortalità globale di 0,6 su 10mila persone al giorno, e una mortalità dei bambini sotto i 5 anni di 1,4 (su 10mila al giorno). La stessa indagine ripetuta in gennaio mostra una mortalità globale di 1,4 e infantile di 3,2: più del doppio.
Il quadro è devastante. Nei distretti di Faryab un quarto delle famiglie intervistate non aveva neppure un poì di grano per il giorno dopo, e un terzo ne aveva ancora per due o tre giorni. Due terzi delle famiglie non aveva olio, il 93% non aveva riso. Due terzi delle famiglie ha venduto i propri averi per comprare un po' di cibo: oggetti di casa, bestiame, terra, L'83% delle famiglie ha fatto debiti. Solo una famiglia su tre ha ancora della terra: ma di queste solo il 3,2% ha ricominciato a seminare - e solo il 4,5% ha da parte dei semi. Metà di coloro che hanno della terra non ha alcuna speranza di riuscire a coltivarla quest'anno. Sia a Sar-e-Pol che a Faryab, il 42% della popolazione non ha ricevuto alcun tipo di aiuto alimentare nel corso dell'ultimo anno, dice ancora l'indagine di Msf.
Come può succedere che interi distretti siano alla fame più pura, adesso che l'attenzione internazionale per l'Afghanistan è maggiore di quanto sia mai successo negli ultimi dieci anni? La risposta non è facile. Certo le bombe, l'instabilità, il caos, le strade insicure e le ruberie di questo o quel capo feudale contano (molti afghani mormorano, sempre più forte. che almeno sotto i Taleban c'era più sicurezza). "Non sappiamo dove stia il problema. Tutto quello che sappiamo è che il cibo necessario arriva a fatica nei distretti più remoti del nord", dice in un comunicato Christopher Stokes, direttore operativo di Msf. L'organizzazione chiede più coordinamento, e più sforzi per raggiungere le zone remote e isolate. Msf di suo ha comprato 572 tonnellate di miscela di grano e soia e 116 tonnellate d'olio, per canali provati, e li sta distribuendo - ma è letteralmente una goccia nel deserto.
Gli operatori afghani e internazionali di Medici senza Frontiere lanciano un allarme, e si basano su quanto hanno potuto constatare nelle ultime settimane. In un rapporto descrivono la situazione in due punti dell'Afghanistan. Uno è il campo di Sar-e-Pol, con una popolazione di sfollati cresciuta da 15mila persone alla fine di novembre a 23mila in gennaio: l'indagine di Msf indica che il 99% degli sfollati cita la mancanza di cibo come ragione per lasciare i propri villaggi. L'altro è la provincia meridionale di Faryab, dove in gennaio hanno interrogato 1.290 famiglie (circa 8.000 persone) nei distretti di Qaysar e Almar. Msf era presente in entrambi i luoghi prima dell'11 settembre, quando ha dovuto ritirarsi precipitosamente come tutte le organizzazioni internazionali. Ora sono tornati, e hanno trovano, in entrambi i casi, una situazione peggiorata. E' aumentata la malnutrizione infantile: a Sar-e-Pol una trentina di bambini ogni giorno arriva in emergenza ai "feeding centres", centri di nutrizione di Msf, molti più di prima. In gennaio un bambino su 6 ammessi ai programmi di distribuzione di cibo infantile a Faryab era gravemente malnutrito, al punto da non sopravvivere senza intervento d'emergenza. Un'indagine nutrizionale condotta nei due distretti di Faryab nel giugno scorso aveva rivelato una mortalità globale di 0,6 su 10mila persone al giorno, e una mortalità dei bambini sotto i 5 anni di 1,4 (su 10mila al giorno). La stessa indagine ripetuta in gennaio mostra una mortalità globale di 1,4 e infantile di 3,2: più del doppio.
Il quadro è devastante. Nei distretti di Faryab un quarto delle famiglie intervistate non aveva neppure un poì di grano per il giorno dopo, e un terzo ne aveva ancora per due o tre giorni. Due terzi delle famiglie non aveva olio, il 93% non aveva riso. Due terzi delle famiglie ha venduto i propri averi per comprare un po' di cibo: oggetti di casa, bestiame, terra, L'83% delle famiglie ha fatto debiti. Solo una famiglia su tre ha ancora della terra: ma di queste solo il 3,2% ha ricominciato a seminare - e solo il 4,5% ha da parte dei semi. Metà di coloro che hanno della terra non ha alcuna speranza di riuscire a coltivarla quest'anno. Sia a Sar-e-Pol che a Faryab, il 42% della popolazione non ha ricevuto alcun tipo di aiuto alimentare nel corso dell'ultimo anno, dice ancora l'indagine di Msf.
Come può succedere che interi distretti siano alla fame più pura, adesso che l'attenzione internazionale per l'Afghanistan è maggiore di quanto sia mai successo negli ultimi dieci anni? La risposta non è facile. Certo le bombe, l'instabilità, il caos, le strade insicure e le ruberie di questo o quel capo feudale contano (molti afghani mormorano, sempre più forte. che almeno sotto i Taleban c'era più sicurezza). "Non sappiamo dove stia il problema. Tutto quello che sappiamo è che il cibo necessario arriva a fatica nei distretti più remoti del nord", dice in un comunicato Christopher Stokes, direttore operativo di Msf. L'organizzazione chiede più coordinamento, e più sforzi per raggiungere le zone remote e isolate. Msf di suo ha comprato 572 tonnellate di miscela di grano e soia e 116 tonnellate d'olio, per canali provati, e li sta distribuendo - ma è letteralmente una goccia nel deserto.





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