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SANITA/FARMACI/SALUTE
La malattia del profitto
MARINA FORTI
2002.03.05
Qualcuno l'avrà già vista a Genova in luglio, negli infuocati giorni del G8. O a Napoli, la settimana scorsa. Altri avranno l'occasione di vederla in questi giorni a Roma, dove arriva proprio oggi, e poi in diverse altre città italiane: la mostra allestita da Medici senza Frontiere è itinerante (per saperne di più: www.msf.it) e andrà a Firenze, Bologna, Verona, Vicenza, Bolzano, Milano e Torino. La mostra si chiama "l'Acchiappamosche" e invita non solo a guardare ma a immedesimarsi: ad esempio in un pescatore del Sudan meridionale che è stato punto dalle zanzare ma non ci ha fatto molto caso, ora però ha dolori a tutte le articolazioni, attacchi di febbre alta, mal di testa... si sentirà dire che ha la malaria, ma si sentirà dire anche che l'ambulatorio non è in grado di curarlo perché non ha i farmaci necessari, costano troppo. O identificarsi in una ragazza malata di tubercolosi, o di Aids, o di una di quelle malattie da mondo povero di cui non sentiamo neppure più parlare: malattia del sonno, leishmaniosi, mali che si potrebbero anche curare - ma colpiscono in zone dove la capacità di spesa per i farmaci è bassa, troppo bassa perché le aziende farmaceutiche trovino redditizio ricercare e produrre farmaci. Per questo le chiamano "malattie dimenticate".
Con questa mostra Medici senza Frontiere torna a parlare della sua "campagna per l'accesso ai farmaci essenziali", lanciata nel `99 più o meno quando ha ricevuto il premio Nobel. Bisogna dire che per l'accesso ai farmaci il 2001 è stato un anno importante: prima, in Sudafrica, il gruppo delle 39 maggiori multinazionali farmaceutiche ha dovuto ritirare la sua causa contro il governo e la sua politica di comprare i farmaci antiretrovirali (per combattere il virus Hiv e l'Aids) da paesi che li producono a costo più basso. Poi il Brasile ha vinto la sua battaglia con gli Stati uniti - il Brasile produce versioni generiche (senza brevetto) di farmaci antiretrovirali e riesce così a fare un'efficace politica di prevenzione basata sulla distribuzione gratuita. Infine, in novembre, l'Organizzazione mondiale del commercio riunita a Doha ha affermato che i governi sono liberi di prendere tutte le misure necessarie per proteggere la salute pubblica. Una dichiarazione che cambia il clima politico, fa notare la direttrice di Medici senza Frontiere in Italia, Nicoletta Dentico: "E' il principio che antepone la salute al profitto".
I principi però vanno realizzati. Prendiamo la malaria. Ogni anno tra 300 e 500 milioni di persone si ammalano, il 90% in Africa. La malaria è la prima causa di morte tra i bambini africani tra 0 e 5 anni, ed è così diffusa da incidere sullo sviluppo sociale (ed economico). E' provocata da quattro specie di parassiti, di cui il plasmodium falciparum è il più diffuso. Le cure esistono: ma gli antimalarici in circolazione, come la clorochina, sono sempre meno efficaci perché il parassita ha sviluppato ceppi resistenti. In Burundi e il Ruanda, avverte Msf, la resistenza è ormai del 60%. Msf preme perché i governi cambino le loro cure standard ("protocolli") e passino ai farmaci derivati dall'estratto di una pianta cinese noto come artemisinina. Sull'efficacia ormai non restano dubbi - e gli studi appoggiano sull'esperienza di Cina e Vietnam, che usano artemisinina ormai da decenni per curare la malaria. Ma c'è una questione di soldi: i farmaci più diffusi, come la clorochina, costano molto meno. Msf calcola che passare a farmaci a base di artemisinina in Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda costerebbe 19 milioni di dollari in più all'anno. Ma se i nuovi farmaci saranno adottati in modo massiccio nuove ditte farmaceutiche cominceranno a produrli, magari trovando nuove formule, e i costi scenderanno: proprio come è successo con gli antiretrovirali. Quei 19 milioni di dollari potrebbero scendere a poco più di 6 milioni. Un prezzo sopportabile, se si considera il vantaggio di salvare vite e ridurre il peso della malattia sulle famiglie e sui sistemi sanitari... Pura questione di soldi. E' ben questo che Medici senza Frontiere va in giro a dire, con la sua "acchiappamosche".


 
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