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ALIMENTAZIONE
Patatine, un provocatorio brevetto
MARINELLA CORREGGIA
,
2002.04.07
Il Marocco ha firmato giorni fa il "Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali" per l'alimentazione e l'agricoltura, adottato a Roma lo scorso novembre (come si sa, a causa degli eventi dell'11 settembre e della successiva guerra in Afghanistan, il vertice sull'alimentazione vero e proprio è slittato al prossimo giugno, mentre si è svolta l'ordinaria conferenza della Fao). Il paese nordafricano si unisce allo sparuto gruppo di firmatari del suddetto Trattato, che sono: Marocco, Venezuela, Messico, Haiti, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Costa d'Avorio, Senegal, Giordania, Mali e Namibia. Una caratteristica unisce gli undici firmatari: sono tutti paesi del Sud, e non a caso. Il trattato ha l'obiettivo di «assicurare la conservazione delle risorse genetiche vegetali utilizzate nell'alimentazione e nell'agricoltura il loro uso sostenibile» e «una suddivisione giusta ed equa dei benefici derivanti dall'uso di queste risorse genetiche, compreso l'uso commerciale». Tali risorse sono concentrate nel Sud del mondo e sono oggetto di un furto silenzioso - tramite i brevetti - da parte di imprese transnazionali. A questo trattato i governi del mondo sono giunti divisi, con il blocco dei paesi del Sud che si sono contrapposti agli Usa, e l'Unione europea in posizione amletica. Il trattato entrerà in vigore solo quando sarà ratificato da 40 paesi. Il direttore della Fao Jacques Diouf si augura che ciò succeda per il vertice di giugno; ma sembra assai improbabile, vista la posta in gioco. Il tema della sovranità alimentare sarà al centro dei lavori del Forum della società civile e delle ong che si svolgerà a giugno a Roma in contemporanea rispetto al vertice Fao (già a pieno regime i preparativi, come si può vedere consultando il sito www.forumfoodsovereignty.org). Per protesta contro il sistema dei brevetti l'organizzazione inglese Action Aid ha depositato qualche settimana fa una domanda di brevetto per il cibo da asporto favorito degli inglesi: le potato chips, semplici patatine fritte a bastoncini. Se il brevetto sarà accordato, i ristoranti e i self-service che offrono patatine fritte dovrebbero pagare le royalties a questa organizzazione "caritatevole". Action Aid può avanzare una simile richiesta perché i brevetti permettono diritti di esclusiva su alimenti di base e anche sostanze naturali, purché gli "inventori" provino di avere introdotto nel prodotto in qualche elemento "innovativo". Action Aid ha lavorato con un famoso alimentarista, il professore Leo Pyle dell'Università di Reading, che ha inventato il prodotto "patatine fritte salate pronte". Tutti gli ingredienti usati sono naturali: sale e patate sono utilizzati da secoli, e Pyle li ha semplicemente combinati in modo da ottenere una "creazione", chiamata Action Aid Chip. Ottenere il brevetto significherebbe acquisire controllo e diritti di percentuale su ogni patatina d'Inghilterra che avesse la stessa proprietà della Action Aid chip: cioè ogni patatina cui si aggiunge sale. Ogni anno, nel solo Regno Unito, 9.000 locali servono 300.000 sacchetti di chips salati. Ha spiegato Salil Shetty, direttore esecutivo di Action Aid: «Vogliamo rendere chiara l'assurdità del sistema dei diritti di proprietà intellettuale e la facilità con cui le grandi compagnie li utilizzano per spossessare le popolazioni dei propri diritti. Ritenere nuove le patatine semplicemente perché vi si aggiunge sale è poco rispetto a quello che si fa ai poveri del Terzo mondo con le migliaia di brevetti richiesti o già ottenuti per piante e alimenti da cui dipende l'approvvigionamento alimentare, compreso il riso, il grano, il mais, la soia e il sorgo. Gli agricoltori nei paesi poveri sono di fronte alla prospettiva di dover pagare per il diritto di far crescere le colture che hanno curato per generazioni». Il numero di brevetti sui cinque alimenti essenziali che costituiscono il 70% dell'offerta alimentare mondiale continua a crescere. Le sei maggiori compagnie dell'agrochimica - Aventis, Dow, Du Pont, Mitsui, Monsanto e Syngenta - posseggono il 98% del mercato di alimenti geneticamente modificati e il 30% del mercato globale dei semi.





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