terra terra
ALIMENTAZIONE
I punti deboli dell'Oms
MARINELLA CORREGGIA
,
2002.05.23
Liaisons dangereuses fra l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e i giganti della produzione alimentare mondiale. Di recente, l'agenzia sanitaria dell'Onu ha approvato la Global Alliance for Improved Nutrition (Gain: Alleanza globale per la nutrizione migliore), che comprende l'assistenza alle multinazionali produttrici di "alimenti fortificati" nelle loro richieste di tariffe più favorevoli e più rapidi processi di approvazione di nuovi alimenti da parte dei paesi in via di sviluppo. Molto critico su questo partenariato è il People's Health Movement (Phm), una combattiva rete internazionale di movimenti per la salute, creata dalla People's Health Assembly (Assemblea dei popoli per la salute) svoltasi in Bangladesh nel dicembre 2000, con 1450 partecipanti da 92 paesi. Cogliendo l'occasione della 55esima Assemblea mondiale della sanità - con delegati da tutti i paesi membri dell'Onu - organizzata dall'Oms in questi giorni a Ginevra, i medici Qasem Choudhury e Ravi Narayan, coordinatori del People's Health Movement («Movimento popolare per la salute»), denunciano: «L'alleanza dell'Oms con industrie quali la Philip Morris che oltre alle sigarette Marlboro produce gli alimenti di marca Kraft ci riempie di preoccupazione. A parte i rilevanti dubbi sui benefici sanitari degli `alimenti fortificati', se l'Oms affronta il problema della malnutrizione associandosi con quelle stesse multinazionali che inducono insalubri modelli alimentari in tutto il mondo, significa che il suo approccio alla salute è fallimentare, al di là dei bei discorsi».
Choudhury e Narayan citano anche il Fondo globale per Aids, tubercolosi e malaria come un esempio dell'approccio selettivo e quindi perdente alla crisi sanitaria mondiale. E' vero che nel suo discorso alla 55ma Assemblea mondiale, la direttrice dell'Oms Gro Harlem Bruntland ha sottolineato l'obiettivo ambizioso di vincere «la malattia della povertà», «la più mortale di tutte», ma secondo il Phm mancano poi le azioni sul terreno e una incisiva lotta politica che dia ali a queste belle parole: «L'Oms non è e non è stata capace di proteggere il settore della salute dalle aggressive politiche di certe istituzioni internazionali, come la Banca Mondiale e l'Omc, o delle imprese multinazionali. Non ne è capace perché ha perso credibilità, rifiutando di affrontare i problemi strutturali».
Il momento in cui l'Oms e l'Assemblea mondiale della sanità arrivarono più vicini allo sradicamento della povertà e allo sviluppo sociale fu dopo l'ormai mitica conferenza di Alma Ata (1978) e relativa Dichiarazone sulla «Salute per tutti entro il 2000», allorquando la sanità di base e preventiva fu identificata come il punto focale, sottolineando che doveva essere parte integrante dello sviluppo sociale ed economico. Purtroppo, la pratica andò in altre direzioni e 23 anni dopo gli standard sanitari mostrano un peggioramento deludente. In dieci anni, fra il 1990 e il 2000, l'aspettativa di vita di un miliardo di persone è scesa da 50 a 40 anni. «Queste cifre sono l'accusa maggiore che si possa rivolgere all'esistente ordine mondiale basato sulla globalizzazione, il liberismo e le politiche sanitarie guidate dalle esigenze del mercato. Ci aspettiamo che l'Assemblea mondiale della sanità dia all'Oms il mandato di prevenire la privatizzazione della salute per promuovere invece i programmi comunitari e preventivi» continuano i coordinatori del Movimento nato a Dhaka. E vanno condannate esplicitamente le cause strutturali della povertà e delle malattie, come «gli sprechi connessi agli armamenti, le guerre - si pensi a quella condotta dagli Usa in Afghanistan e al conflitto israelo-palestinese - come il debito estero del Sud del mondo che è lungi dall'essere cancellato».
Choudhury e Narayan citano anche il Fondo globale per Aids, tubercolosi e malaria come un esempio dell'approccio selettivo e quindi perdente alla crisi sanitaria mondiale. E' vero che nel suo discorso alla 55ma Assemblea mondiale, la direttrice dell'Oms Gro Harlem Bruntland ha sottolineato l'obiettivo ambizioso di vincere «la malattia della povertà», «la più mortale di tutte», ma secondo il Phm mancano poi le azioni sul terreno e una incisiva lotta politica che dia ali a queste belle parole: «L'Oms non è e non è stata capace di proteggere il settore della salute dalle aggressive politiche di certe istituzioni internazionali, come la Banca Mondiale e l'Omc, o delle imprese multinazionali. Non ne è capace perché ha perso credibilità, rifiutando di affrontare i problemi strutturali».
Il momento in cui l'Oms e l'Assemblea mondiale della sanità arrivarono più vicini allo sradicamento della povertà e allo sviluppo sociale fu dopo l'ormai mitica conferenza di Alma Ata (1978) e relativa Dichiarazone sulla «Salute per tutti entro il 2000», allorquando la sanità di base e preventiva fu identificata come il punto focale, sottolineando che doveva essere parte integrante dello sviluppo sociale ed economico. Purtroppo, la pratica andò in altre direzioni e 23 anni dopo gli standard sanitari mostrano un peggioramento deludente. In dieci anni, fra il 1990 e il 2000, l'aspettativa di vita di un miliardo di persone è scesa da 50 a 40 anni. «Queste cifre sono l'accusa maggiore che si possa rivolgere all'esistente ordine mondiale basato sulla globalizzazione, il liberismo e le politiche sanitarie guidate dalle esigenze del mercato. Ci aspettiamo che l'Assemblea mondiale della sanità dia all'Oms il mandato di prevenire la privatizzazione della salute per promuovere invece i programmi comunitari e preventivi» continuano i coordinatori del Movimento nato a Dhaka. E vanno condannate esplicitamente le cause strutturali della povertà e delle malattie, come «gli sprechi connessi agli armamenti, le guerre - si pensi a quella condotta dagli Usa in Afghanistan e al conflitto israelo-palestinese - come il debito estero del Sud del mondo che è lungi dall'essere cancellato».





• 