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ALIMENTAZIONE
Msf denuncia, l'Angola alla fame
MARINA FORTI,
2002.06.12
Migliaia di angolani sono già morti, una carestia di proporzioni catastrofiche ha colpito il paese africano che esce da una guerra interna più che ventennale. E però né il governo angolano, né le agenzie umanitarie delle Nazioni unite si sono ancora mobilitati - non certo all'altezza dei bisogni. La denuncia viene da Medecin sans Frontières (Msf), che da qualche tempo moltiplica appelli e allarmi. Dalla capitale angolana Luanda, Msf ripete: quella angolana è una carestia provocata dalla guerra. In particolare, negli ultimi tre anni e mezzo di conflitto sia i ribelli dell'Unita sia il governo hanno usato la popolazione come «ostaggio»: i ribelli hanno costretto comunità intere ad abbandonare i villaggi (e i campi) e a rintanarsi nella boscaglia, le forze governative hanno bloccato l'accesso di aiuti umanitari. «In seguito al cessate il fuoco firmato il 4 aprile, Medici senza Frontiere ha avuto finalmente accesso alla popolazione delle zone grigie dell'Angola, così chiamate perché isolate durante il conflitto, e vi ha riscontrato livelli di malnutrizione severa e l'esistenza di sacche di carestia», segnala l'ufficio luandese di Msf, che si indigna: «è inaccettabile che il governo angolano e l'Onu - in particolare il programma alimentare mondiale e l'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) - reagiscano con tanta lentezza di fronte alla catastrofe che travolge mezzo milione di persone.
«Ci spostiamo ogni giorno in nuove regioni del paese e continuiamo a trovare livelli di malnutrizione e tassi di mortalità spaventosi», dice (nel comunicato da Luanda) il presidente del Consiglio internazionale di Msf, Morten Rostrup: «Abbiamo condiviso le nostre informazioni con il governo angolano, le Nazioni unite e altre agenzie umanitarie, fin da aprile. ... Non avendo intuito la portata della crisi, agenzie come il programma alimentare mondiale non hanno ancora cominciato la distribuzione generalizzata di cibo. ... Il governo continua a praticare una politica `criminale' di disinteresse cronico verso il proprio popolo. ... Stanno lasciando morire di fame la popolazione angolana e le vittime si contano già a migliaia».
In particolare, i team di Msf stanno curando circa 14mila persone in 44 centri aperti in 11 delle 18 province del paese: curano persone affette da malnutrizone moderata e severa - i medici spiegano che la malnutrizione è uno stato di malattia, non ci si rimedia semplicemente dando del cibo anche perché comporta una serie di mali associati. La settimana scorsa Msf ha condotto una rapida indagine nutrizionale a Galangue, uno dei campi di raccolta per gli ex combattenti dell'Unita smobilitati in base agli accordi di pace: vi sono accampate una popolazione di 5.347 persone, ex combattenti e le loro famiglie. Hanno trovato che il 28% sono in stato di malnutrizione grave e il 52% in stato di malnutrizione globale con molti casi di edema; in una sola settimana hanno cominciato a curare 350 persone gravemente malnutrite, bambini e adulti.
Medecin sans Frontières se la prende sia con il governo angolano, sia con le organizzazioni delle Nazioni unite. I funzionari dell'Ocha «in forma privata hanno definito la situazione in Angola come il peggior disastro umanitario dell'Africa contemporanea», leggiamo nel dispaccio di Msf da Luanda: e però l'organismo che coordina gli affari umanitari per l'Onu «non è riuscito a superare le discussioni politiche sul processo di smobilitazione per concentrarsi sui bisogno della popolazione angolana». L'Onu non ha mobilitato i «donatori» per l'Angola, di fatto lasciando che questaa crisi sia messa nel contesto globale dell'emergenza alimentare in Africa meridionale, accusa Medici senza Frontiere. Anzi: nei giorni scorsi abbiamo sentito allarmi per la crisi provocata dalla siccità in Malawi o altrove, ma neppure una menzione al fatto che in Angola la fame è già reale, sta già uccidendo.
«Ci spostiamo ogni giorno in nuove regioni del paese e continuiamo a trovare livelli di malnutrizione e tassi di mortalità spaventosi», dice (nel comunicato da Luanda) il presidente del Consiglio internazionale di Msf, Morten Rostrup: «Abbiamo condiviso le nostre informazioni con il governo angolano, le Nazioni unite e altre agenzie umanitarie, fin da aprile. ... Non avendo intuito la portata della crisi, agenzie come il programma alimentare mondiale non hanno ancora cominciato la distribuzione generalizzata di cibo. ... Il governo continua a praticare una politica `criminale' di disinteresse cronico verso il proprio popolo. ... Stanno lasciando morire di fame la popolazione angolana e le vittime si contano già a migliaia».
In particolare, i team di Msf stanno curando circa 14mila persone in 44 centri aperti in 11 delle 18 province del paese: curano persone affette da malnutrizone moderata e severa - i medici spiegano che la malnutrizione è uno stato di malattia, non ci si rimedia semplicemente dando del cibo anche perché comporta una serie di mali associati. La settimana scorsa Msf ha condotto una rapida indagine nutrizionale a Galangue, uno dei campi di raccolta per gli ex combattenti dell'Unita smobilitati in base agli accordi di pace: vi sono accampate una popolazione di 5.347 persone, ex combattenti e le loro famiglie. Hanno trovato che il 28% sono in stato di malnutrizione grave e il 52% in stato di malnutrizione globale con molti casi di edema; in una sola settimana hanno cominciato a curare 350 persone gravemente malnutrite, bambini e adulti.
Medecin sans Frontières se la prende sia con il governo angolano, sia con le organizzazioni delle Nazioni unite. I funzionari dell'Ocha «in forma privata hanno definito la situazione in Angola come il peggior disastro umanitario dell'Africa contemporanea», leggiamo nel dispaccio di Msf da Luanda: e però l'organismo che coordina gli affari umanitari per l'Onu «non è riuscito a superare le discussioni politiche sul processo di smobilitazione per concentrarsi sui bisogno della popolazione angolana». L'Onu non ha mobilitato i «donatori» per l'Angola, di fatto lasciando che questaa crisi sia messa nel contesto globale dell'emergenza alimentare in Africa meridionale, accusa Medici senza Frontiere. Anzi: nei giorni scorsi abbiamo sentito allarmi per la crisi provocata dalla siccità in Malawi o altrove, ma neppure una menzione al fatto che in Angola la fame è già reale, sta già uccidendo.





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