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BIOTECNOLOGIE
Esorcista, la manipolazione a tempo
FRANCO CARLINI,
2002.07.09
Dopo Terminator venne l'Esorcista. Parliamo delle tecnologie di manipolazione del Dna delle piante e in particolare di quelle che vogliono inserire nei semi degli interruttori genetici, capaci di attivare o disattivare la sterilità. Terminator, sviluppato a suo tempo dalla Monsanto, è una tecnica che rendere impossibile ai contadini usare il raccolto di un anno per la semina di quello successivo: ogni volta devono comprare sementi nuove. Dopo un'intensa campagna internazionale, la Monsanto dichiarò che rinunciava al progetto, ma non per questo si sono fermate le ricerche che oggi prendono il nome apparentemente neutrale di «Technology Protection System», ma che altri hanno già battezzato «Exorcist». Queste ricerche avrebbero caratteristiche tali da soddisfare sia le aziende produttrici che i consumatori preoccupati. Tale almeno è la tesi avanzata nel marzo scorso da due ricercatori californiani, Robert J. Keenan e Willem P.C. Stemmer, sulla rivista Nature Biotechnology (vol. 20, pag, 215): «Raccolti non transgenici a partire da piante transgeniche». La loro società si chiama Maxygen e Stemmer ne è vicepresidente. In sostanza si tratta di questo: una pianta viene manipolata per i soliti scopi (respingere gli insetti, aumentare il raccolto), ma viene sottoposta anche a un altro impianto genetico, grazie al quale il Dna estraneo verrà eliminato a un certo momento o a comando. Per esempio: si vuole evitare che l'organismo geneticamente modificato si incroci con i suoi cugini naturali? Basta programmare l'interruttore per cancellare dal Dna tutti i geni estranei giusto un po' prima della pollinazione. Se poi si vuole portare al supermercato delle patate che non contengano alcuna traccia di manipolazione, così tranquillizzando i consumatori, ecco che basta, prima del raccolto, irrorare le piante con un agente esterno innocuo, il quale accende l'interruttore. In pratica la manipolazione genetica ci sarebbe pur sempre, ma sarebbe a tempo, giusto per i giorni o le settimane necessarie a farla fruttare, poi eliminandola prima che faccia danno. In questo modo si coglierebbe il vantaggio della manipolazione, ma si risponderebbe ai timori di ambientalisti e consumatori. Poiché la preoccupazione verso gli Ogm è che si tratta di modificazioni permanenti inserite nell'ambiente e senza controllo, la tecnologia dell'Esorcista vuole aggirare il problema, manipolando solo una volta all'anno e senza effetti duraturi.
La tecnica esiste in linea di principio e anche in alcune sperimentazioni di laboratorio: un marcatore genetico già noto, chiama loxP viene inserito all'inizio e alla fine della sequenza genetica estranea, e con esso la proteina Cre (prelevata da un virus), capace di tagliare come con le forbici tutto il Dna che sta tra quelle due marche. Infine occorre inserire anche un «promotore» e cioè un oggetto che attivi il taglio.
Nel febbraio dell'anno scorso Nam-Hai Chua e i suoi collaboratori della Rockfeller university, avevano pubblicato su Nature Biotechnology un articolo in cui riferivano del successo di una tale escissione, usando appunto questi utensili molecolari, ma la strada sembra ancora assai lunga e lo stesso ricercatore, intervistato dal settimanale inglese New Scientist, mette in guardia da ottimismi troppo ravvicinati: un conto è il laboratorio infatti, dove ogni fattore è sotto controllo e altro è il mondo aperto, con le sue infinite variabili.
Una tecnica di questo tipo non è certo in grado di superare le obiezioni di chi pensa che la natura non debba mai e poi mai essere alterata, ma certo, se fosse vera, tranquillizzerebbe molti governi e gran parte dei consumatori, semplicemente garantendo loro che non sono chiamati a mangiare nulla di geneticamente modificato. Non supera invece l'altra grande obiezione sociale, che è la stessa avanzata contro Terminator: alla fine si tratta solo di vendere sementi più care, per un beneficio non particolarmente alto, a contadini del sud del mondo che finora hanno sempre potuto raccogliere e seminare, senza dovere ogni anno trovare il denaro liquido per nuovi semi targati Monsanto.
La tecnica esiste in linea di principio e anche in alcune sperimentazioni di laboratorio: un marcatore genetico già noto, chiama loxP viene inserito all'inizio e alla fine della sequenza genetica estranea, e con esso la proteina Cre (prelevata da un virus), capace di tagliare come con le forbici tutto il Dna che sta tra quelle due marche. Infine occorre inserire anche un «promotore» e cioè un oggetto che attivi il taglio.
Nel febbraio dell'anno scorso Nam-Hai Chua e i suoi collaboratori della Rockfeller university, avevano pubblicato su Nature Biotechnology un articolo in cui riferivano del successo di una tale escissione, usando appunto questi utensili molecolari, ma la strada sembra ancora assai lunga e lo stesso ricercatore, intervistato dal settimanale inglese New Scientist, mette in guardia da ottimismi troppo ravvicinati: un conto è il laboratorio infatti, dove ogni fattore è sotto controllo e altro è il mondo aperto, con le sue infinite variabili.
Una tecnica di questo tipo non è certo in grado di superare le obiezioni di chi pensa che la natura non debba mai e poi mai essere alterata, ma certo, se fosse vera, tranquillizzerebbe molti governi e gran parte dei consumatori, semplicemente garantendo loro che non sono chiamati a mangiare nulla di geneticamente modificato. Non supera invece l'altra grande obiezione sociale, che è la stessa avanzata contro Terminator: alla fine si tratta solo di vendere sementi più care, per un beneficio non particolarmente alto, a contadini del sud del mondo che finora hanno sempre potuto raccogliere e seminare, senza dovere ogni anno trovare il denaro liquido per nuovi semi targati Monsanto.





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