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BIOTECNOLOGIE
Regali d'Etiopia per la California
MARINELLA CORREGGIA,
2002.07.17
Etiopia. Nome proprio geografico che evoca bambini all'estremo stadio della malnutrizione, carestie devastanti e ricorrenti, campi riarsi, uomini e donne stremati dalla guerra; oltre a obelischi trafugati. Chi direbbe che quel paese permette la crescita di colture e la produzione di reddito in ricche aree lontane, Europa, Asia e America del Nord? Tutto grazie alla biopirateria, cioè ai regali di risorse genetiche che imprese e centri di ricerca del Nord hanno sempre prelevato a Sud. Ad esempio, il gene capace di resistere a una patologia della pianta dell'orzo detta Yellow Dwarf Virus fu raccolto dalla collezione di semi etiopi e introdotto nel materiale genetico di quello californiano - «miglioramento varietale» - negli anni `60, e da allora «ogni anno fa risparmiare alla California 160 milioni di dollari in pesticidi», dice Girma Hailu, ex specialista per l'Africa orientale del Dipartimento di stato americano, ora vice rappresentante del Programma Onu per lo sviluppo (Undp) in Etiopia. Lo scienziato etiope Awegechew Teshome ritiene che questo specifico regalo da parte del suo poverissimo paese possa essere calcolato in 600 milioni di dollari, se si considerano tutti i paesi beneficiari. L'uniformità genetica apre la strada allo sviluppo della resistenza degli agenti patogeni rispetto ai pesticidi e altri inputs chimici; solo con le iniezioni di geni «ruspanti» e più resistenti si evitano perdite agricole di portata enorme. E l'Etiopia è uno degli otto maggiori centri mondiali di biodiversità agricola, dice in un documento la Lega per la protezione del retaggio culturale e naturale (Etculnat); vi sono tuttora conservate molte delle parenti selvatiche di cereali e piante coltivate nel mondo. Di queste ricchezze hanno beneficiato anche il Giappone e l'Europa del Nord: «hanno ottenuto il materiale attraverso diverse spedizioni di raccolta» sottolinea ironicamente Abbe Demesse, direttore ad Addis Abeba di un centro per la ricerca e la conservazione della biodiversità.

Ma sono soprattutto statunitensi i brevetti ottenuti sulla diversità genetica etiope. Aleme Eshete, attivista della Etculnat, autore di una serie di documenti fatti circolare durante il Forum di Roma sulla sovranità alimentare, cita ad esempio il brevetto chiesto da un'università americana, quella di Toledo, soffiando il lavoro compiuto dall'Università di Addis Abeba a proposito di una tossina capace di uccidere un temibile parassita. Parallelamente, denuncia l'attivista, gli interessi del produttore di semi statunitense Pioneer Hi-Bred International impediranno probabilmente di diffondere nel paese la robusta e produttiva varietà triticale, che ridurrebbe la dipendenza etiope dai semi importati.

Potrà mai un paese impoveritissimo trarre benefici dalla conservazione e valorizzazione della propria diversità, anziché arricchire altri? Dopo anni di trattative e mediazioni all'interno della Commissione Fao per le risorse genetiche, il Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l'agricoltura e l'alimentazione è stato approvato dalla Conferenza della Fao il 3 novembre 2001 ed entrerà in vigore quando sarà ratificato da almeno 40 paesi. Gli obiettivi del Trattato sono la conservazione e l'uso delle risorse genetiche vegetali e, appunto, una «ripartizione equa dei benefici che derivano dal loro uso, in armonia con la Convenzione sulla biodiversità». Naturalmente il Trattato non ha effetto retroattivo, cioè non può nulla contro la biopirateria del passato; così l'Etiopia non potrà rivendicare i 600 milioni di dollari di royalties di cui sopra.

L'accordo si avvale per ora di 57 adesioni fra cui l'Italia e di 7 ratifiche: India, Cambogia, Canada, Eritrea, Guinea, Giordania, Sudan. Non hanno firmato il Trattato gli Stati uniti. I loro negoziatori avevano tentato di far approvare una formulazione più favorevole alla tutela dei brevetti, ma si erano trovati di fronte piuttosto compatti i paesi del G77, capitanati proprio da un etiope, il genetista Tewolde, diventato famoso per frasi come: «Stiamo appena imparando a fare un po' i nostri interessi, finalmente».

 
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