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AMBIENTE, RIFIUTI TOSSICI
L'oro al cianuro di Dracula
MARINELLA CORREGGIA,
2002.09.14
Rosia Montana è un'area di colline e boschi in Transilvania; ma là, Dracula viene dal Canada, veste i panni di una compagnia mineraria - la Gabriel Resources - e ha come aiutante il governo rumeno. In quella zona finora tranquilla si sta pianificando la più grande miniera d'oro europea a cielo aperto. Si tratta di distruggere un'intera area geografica e spostare tutta la comunità per estrarre oro usando cianuro in superficie, in pratica producendo un enorme lago di cianuro. Durerà per sette o otto anni, poi se ne andranno lasciando il deserto, il cianuro e altre scorie. Come spiegano gli attivisti dell'organizzazione ecopacifista Patrir (www.patrir.ro), la compagnia canadese arriva in quella regione aurifera nel 1995. Nel 1997 nasce la EuroGold, in cui il governo rumeno ha una partecipazione del 20%. Nel 1999, la compagnia cambia ancora nome e diventa Rosia Montana Gold Corporation (Rmgc). Le autorità locali sono state complici. Il Consiglio municipale ha venduto 500 ettari alla Compagnia. Il 30% degli abitanti ha accettato di trasferirsi in città o in altri luoghi, con indennizzi. Si tratta perlopiù di giovani, ma i vecchi non vogliono andarsene. La comunità è divisa. Il 28 luglio si è svolta una manifestazione, con partecipazioni anche internazionali, proprio nell'area che dovrebbe trasformarsi in miniera. Purtroppo, le persone del posto erano molte meno di quanto ci si aspettasse. Molti sono stati minacciati o pagati per non partecipare, molti temevano incidenti. Così Rosia Montana - nel nord-ovest della Romania - è adesso un villaggio diviso e impaurito. Nelle promesse, la compagnia parlava di 15mila posti di lavoro; ma solo una piccola parte, e temporanea, è per la popolazione locale: gli altri lavoratori verranno da fuori. Non solo: sono stati offerti tali incentivi all'impresa che la maggior parte dei profitti potrà riversarsi all'estero.

Finora non sono stati condotti studi per la valutazione dell'impatto sanitario e ambientale del progetto. Ma qualcosa si sa. Il cianuro evapora a 27 gradi entrando nell'aria e da là nella terra e nell'acqua. La quantità totale di cianuro che sarebbe stoccata a Rosia Montana sarebbe tale da uccidere 35 miliardi di persone, spiegano gli attivisti; ovviamente, se ingerita. Pochi anni fa, la fuoriuscita di 100 tonnellate di cianuro nel fiume Tisza - dalla miniera rumena di Baia Mare, di proprietà australiana - devastò il Danubio e fu descritta come il peggior disastro ambientale dopo Chernobyl. Cosa potrebbe succedere con Rosia Montana, si chiedono al Patrir.

E aggiungono: un simile progetto minerario non sarebbe possibile in nessun paese europeo. La Convenzione di Berlino firmata l'anno scorso proibisce l'uso di cianuro nelle miniere e il suo stoccaggio all'aperto: la Romania dovrebbe rispettare questo dettato, per entrare nell'Ue.

La mobilitazione per salvare Rosia Montana, Cetate, Cirnic e gli altri villaggi dell'area è agli inizi e finora non è stata presa in considerazione né dalla compagnia né dal governo, che ha ignorato le petizioni con migliaia di firme di cittadini rumeni. Ma anche all'interno del governo c'è chi ritiene che la miniera a cielo aperto e il lago di cianuro siano contro gli interessi della popolazione e del paese. Secondo il Patrir è molto importante che la campagna ponga al centro gli interessi e le proposte delle comunità locali, anziché proporre soluzioni chiavi in mano da parte di «esperti» esterni. La popolazione locale è infatti d'accordo con lo sfruttamento aurifero, ma vorrebbe continuare a farlo con i metodi tradizionali e non distruttivi che da centinaia di anni assicurano reddito e benessere in loco (ovviamente, i ritmi di prelievo in tal modo sarebbero insignificanti rispetto alle esigenze della compagnia canadese...).

Il Patrir (info@patrir.ro) fa appello alla solidarietà internazionale per una pressione sul governo della Romania - a esempio inviando messaggi alle ambasciate e ai consolati di quel paese - e anche sulle autorità europee, che possono certo spingere quel paese in una direzione o in un'altra.

 
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