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ALIMENTAZIONE
Lusaka rifiuta il mais transgenico
MARINA FORTI ,
2002.10.31
La decisione è definitiva: il governo dello Zambia non accetta gli aiuti alimentari geneticamente modificati. Lo ha annunciato martedì il ministro dell'agricoltura Mundia Sikatana, a Lusaka. La decisione si basa sulle raccomandazioni di una commissione di scienziati che il governo aveva incaricato di riferire sui pro e i contro dei cibi transgenici. E il gruppo, esaminato lo stato delle conoscenze negli Stati uniti, Europa e Sudafrica, ha concluso che non ci sono elementi certi per escludere che gli Ogm siano un pericolo per la sicurezza ambientale e sanitaria: «La principale raccomandazione è che il governo dovrebbe mantenere la sua posizione iniziale e non far entrare cibi Ogm nel paese. Il governo ha accettato la raccomandazione», ha detto il ministro. Chiederà dunque al Programma alimentare mondiale (Pam) di ritirare le 26mila tonnellate di mais transgenico che aveva importato l'estate scorsa per distribuirle come aiuti d'emergenza. In agosto aveva suscitato aspre polemiche la decisione del governo di Lusaka di non distribuire quel mais: lo Zambia, come pure Zimbabwe, Mozambico e Malawi, si permettevano di storcere il naso per il mais geneticamente modificato, benché milioni di persone in tutta l'Africa australe siano alla fame. L'emergenza è reale. Un insieme di siccità, alluvioni, devastazioni economiche e cattiva gestione hanno decimato i raccolti per il secondo anno consecutivo. La carestia, calcola il Programma alimentare mondiale, minaccia ora direttamente 14,4 milioni di persone e la situazione continuerà a peggiorare fino al prossimo raccolto, ammesso che gli agricoltori della regione riescano a piantare qualcosa: la stagione della semina comincia proprio ora, ma secondo il Pam scarseggiano sementi e fertilizzanti. Così l'estate scorsa l'organizzazione dell'Onu per le emergenze alimentari contava 10 milioni di persone dipendenti dai suoi aiuti, ora sono quasi 15 milioni e le cose si metteranno peggio nel prossimo futuro. A metà luglio il Pam ha fatto appello ai paesi «donatori» per l'equivalente di 611 milioni di dollari in cibo e altri aiuti; a metà settembre aveva ricevuto il 36% dei 507 milioni di dollari in cibo. Gli Stati uniti hanno risposto con particolare larghezza agli appelli, mandando grandi stock di mais: che però è «misto», transgenico e non, visto che negli Usa non è obbligatorio separare i raccolti.

Di fronte alla decisione di bloccare quegli aiuti, molti tra gli uffici di UsAid (l'ente statale di Washington per la cooperazione) e dello stesso Pam hanno obiettato che gli americani mangiano cibo transgenico da 5 anni e non ha mai fatto male a nessuno, e rifiutare di distribuire cibo agli affamati è criminale. I governi in questione, e molte organizzazioni non governative, hanno obiettato che l'emergenza non può essere usata come grimaldello per introdurre varietà transgeniche. Il timore è che quel mais sia poi seminato, e che la varietà transgenica contamini i raccolti locali. Questo si tradurrebbe in una perdita economica notevole, dato che quei paesi esportano prodotti agricoli e carne sul mercato europeo, diffidente verso i cibi transgenici: se non saranno in grado di certificare che i loro prodotti sono «senza Ogm», o che i loro manzi non hanno mangiato mais transgenico, perderanno nicchie di mercato.

Un compromesso è stato di trasformare quel mais in farina, in modo che non sia possibile seminarlo: così è stata superata l'opposizione di Zimbabwe, Mozambico, Malawi. Non quella dello Zambia. Il ministro dell'agricoltura ieri ha dichiarato che non accetteranno quel mais neppure macinato. Ha detto che lo Zambia non ha una legislazione adeguata a regolamentare i cibi transgenici, che il rischio di un fatto compiuto è grande. Cercherà invece mais non transgenico in India, Uganda, o anche Sudafrica o Usa, usando il prestito di 50 milioni di dollari ricevuto dalla Banca mondiale per importare mais e per distribuire acqua nelle regioni inaridite dalla siccità. Il ministro Sikatana è stato chiaro: «Considerate le incertezze scientifiche, lo Zambia ha deciso di fondarsi sul principio precauzionale».

 
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