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La caccia all'oro verde del Parà
ANNA CHIESURA ,
2002.12.11
Per la prima volta dopo la morte dell'attivista ambientale brasiliano Chico Mendes (1988), lo scorso settembre un gruppo di indigeni dell' Amazzonia ha dimostrato contro la distruzione delle loro foreste. Con 40 piccole barche hanno bloccato il trasporto di 200 alberi di mogano «illegali» lungo il fiume Jaraucu (largo 100 metri) nello stato nordestino del Parà. La notizia viene da Greenpeace Olanda, che ha effettuato uno studio sul taglio e commercio illegale del mogano brasiliano. Il Parà è lo stato del Nordeste brasiliano con la più alta produzione di mogano. Non a caso è chiamato «oro verde»: un singolo tronco di quest'albero rende circa 130.000 euro sotto forma di tavoli da pranzo venduti in eleganti negozi come Harrods a Londra. Peccato che il taglio di questi alberi sia spesso illegale e distrugga la foresta tropicale amazzonica, poiché gli alberi sono tagliati in misura ben maggiore della capacità rigenerativa dell'ecosistema. Lo sfruttamento di questa risorsa naturale si è notevolmente intensificato a partire dagli anni `70, anche a causa della crescente domanda proveniente dai paesi ricchi. Tra i paesi maggiori importatori di mogano dal Parà si annoverano Olanda, Usa, Gran Bretagna e Repubblica Dominicana. L'80% dell'esportazione è controllata da due soli uomini: Moises Carvalho Pereira e Osmar Alves Ferreira, assistiti nei loro traffici da quattro aziende intermediarie: la Dhl Nordisk (sospettata di legami con il commercio di armi in Liberia), la Aljoma Lumber, la J. Gibson McIlvain Co Ltd e la Intercontinental Hardwoods Inc. I profitti della mogano-mafia sono incredibilmente alti: in una stagione di raccolto si arriva a guadagnare sino a 1 milione di dollari, mentre gli indigeni Kayapò sono pagati 30 dollari al metrocubo per i (loro) alberi tagliati. Nonostante il taglio di legno in territorio indigeno sia illegale in Brasile, ciò avviene regolarmente in tutti i 15 territori indigeni del Parà: i tagliatori di legno prima abbattono l'albero e solo dopo contrattano il prezzo con gli indigeni che - inutile dirlo - spesso ci rimettono.

Un segno positivo verso l'uso sostenibile di questa preziosa risorsa viene dall' ultimo incontro del Cites (Convention in International Trade on Endangered Species, Convenzione sul commercio internazionale di specie protette), in Cile nel novembre scorso. Alla riunione è stata approvata la proposta di passare la specie mogano dalla lista III alla lista II del trattato, che comporta protezioni più stringenti. Le tre liste previste dal Cites regolano il commercio delle specie animali e vegetali a seconda della gravità del rischio di estinzione: per le specie incluse nella lista I è vietato qualsiasi commercio, per quelle nella lista II occorre verificare la gestione sostenibile, mentre per quelle iscritte nella lista III basta dimostrare che i volumi destinati all'esportazione siano legali. Il passaggio del mogano alla lista II comporta quindi regole più strette per i commercianti di legname, i quali dovranno dimostrare che le loro attività di taglio sono sostenibili e non danneggiano l'ecosistema delle foreste. L'introduzione di meccanismi di controllo e verifica poi beneficerà la produzione legale e sostenibile di mogano, così non più penalizzata dalla competizione sul mercato della produzione illegale. L'invito viene anche dall'Istituto brasiliano per l'Uomo e l'Ambiente dell'Amazzonia (Imazon, http://www.imazon.com.br), che in un recente rapporto spiega la necessità di regole più severe e protettive per una gestione sostenibile del mogano. Intanto gli abitanti indigeni chiedono l'istituzione di una «riserva estrattiva» - come quella voluta da Chico Mendes per il caucciù dei seringueiros - dove poter gestire indipendentemente le risorse delle loro terre, tra cui il mogano. Si tratterebbe di un territorio di 1.3 milioni di ettari (quasi la metà del Belgio) - per cui c'è già un nome: Verde Para Sempre...



 
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