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PETROLIO
Corea del nord, una catastrofe
MARINELLA CORREGGIA,
2002.12.31
Le sanzioni petrolifere statunitensi alla Corea del Nord - un embargo speculare a quello all'Iraq - contribuiranno alla catastrofe umanitaria in corso nel paese, giunto al nono anno di carestia. La scarsità di combustibile, infatti, oltre a deprimere un'economia già esangue, aumenterà il numero di persone che muoiono di freddo nell'inverno gelido. Non solo: rimarranno a secco gli stessi camion addetti alla distribuzione degli aiuti alimentari, da cui dipende la vita di 6,4 milioni di individui in situazione «vulnerabile», su una popolazione di 22 milioni. E questo non è l'unico allarme lanciato dal Programma alimentare mondiale (Pam). Secondo l'agenzia dell'Onu, con il 2003 altri 100mila coreani si aggiungeranno ai tre milioni di bambini, adulti, anziani che da settembre sono stati cancellati dai programmi di aiuto, a causa di una scarsità di donazioni definita «senza precedenti». Gli Stati Uniti non hanno rinnovato l'impegno per il 2003; tradizionalmente sono i maggiori donatori del Pam (il cui direttore è sempre statunitense): così si disfanno delle eccedenze. Talvolta però le ragioni della politica sovrastano quelle delle multinazionali cerealicole; «ma speriamo di avere presto buone notizie» dicono all'Agenzia... Altro grande assente il Giappone, che ha inspiegabilmente interrotto il sostegno al paese. La Cina invece continua a inviare riso a livello bilaterale, cioè direttamente al governo. Il raccolto agricolo di quest'anno è stato leggermente superiore alle aspettative, ma il gap fra fabbisogno e produzione interna è stimabile intorno a 1,1 milioni di tonnellate. Tolto quel che il paese conta di ricevere a livello bilaterale, il programma di emergenza del Pam avrebbe bisogno di 512.000 tonnellate, ma dopo l'appello per 300 milioni di dollari lanciato all'inizio di dicembre, ha ricevuto donazioni e derrate solo per un totale di 100.000 tonnellate, in gran parte dall'Europa. L'Italia si è spremuta il borsellino, donando un centesimo del richiesto, 3 milioni di dollari (un millesimo di quanto gli italiani spendono nel periodo natalizio). Ma il Pam ringrazia lo stesso, in questi chiari di luna. In Corea la penuria agroalimentare è strutturale; fino alla caduta dell'impero sovietico veniva colmata dalle donazioni da parte dei «paesi fratelli», poi venute meno, anzi «sostituite» da anni disastrosi di siccità alternata ad alluvioni. Benché le stesse terre di montagna siano coltivate, il che provoca una massiccia erosione, il gap tra fabbisogno alimentare e produzione agricola interna è tuttora di circa 1,1 milioni di tonnellate per il 2003, poiché il raccolto è stato poi leggermente superiore alle aspettative. Il governo gestisce i centri di distribuzione pubblica, l'unica fonte alimentare per gli abitanti delle città che non hanno risorse per acquistare dai nuovi «mercati dei produttori» dove il prezzo del riso, alimento di base, è continuato a crescere dall'inizio dell'immancabile «processo di aggiustamento economico» iniziato in luglio, che fra l'altro ha dato luogo ai soliti esuberi a scopo di efficienza (il Pam prevederebbe di impiegare questi affamati disoccupati in programmi «cibo per lavoro»). Adesso gli abitanti delle città spendono in cibo l'85% del reddito. Purtroppo i centri governativi prevedono di poter coprire nel 2003 solo il 45% del fabbisogno calorico individuale giornaliero; per non parlare delle proteine, delle vitamine e degli oligoelementi (esistono 18 centri di produzione di alimenti farine e biscotti integrati per i bambini malnutriti, donne incinte e in allattamento, ma non bastano). Altro problema: il governo coreano non permette al Pam l'accesso a 43 distretti su 206 (che contano il 13% della popolazione totale), per ragioni che l'agenzia non sa precisare; non è chiaro inoltre se i distretti siano in stato di necessità, anche se è probabile. La politica mondiale del Pam è quella del «niente accesso, niente cibo», ovvero non si dà cibo alle strutture governative se non è possibile controllarne la distribuzione. Quindi, diverse regioni del paese non ricevono aiuti. E diverse organizzazioni non governative hanno lasciato «depennato» la Corea del Nord.




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