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BIOTECNOLOGIE
Gb, scontro sulla colza ogm
CAROLA FREDIANI,
2003.01.07
Il governo inglese sta scivolando sull'olio di colza nel tentativo di minimizzare i risultati di una sua ricerca sulle coltivazioni geneticamente modificate che ha dato esiti imbarazzanti. La ricerca in questione - realizzata nel corso di sei anni, dal 1994 al 2000, su alcuni campi sperimentali aspramente contestati dagli ambientalisti - ha infatti dimostrato che le colture geneticamente modificate coltivate nei suddetti campi hanno impollinato i terreni confinanti, trasferendovi il proprio patrimonio genetico e dunque contaminando piante convenzionali ed erbacce. Sul banco degli imputati stanno in particolare i semi di colza Gm: secondo la ricerca, esaminata da un'apposita commissione governativa, sarebbe di fatto impossibile coltivare in Gran Bretagna questa varietà geneticamente modificata senza contaminare tutte le altre varietà. Non solo. Secondo il National institute for agricultural botany di Cambridge le attuali distanze di sicurezza fra campi Gm e campi normali (50 metri) sarebbero inaccettabili, e colture coltivate secondo il metodo biologico non potrebbero essere certificate come tali sul mercato europeo. In alcuni casi, infatti, la colza Gm ha contaminato campi distanti anche 200 metri. Ma tra i risultati della ricerca uno degli aspetti più inquietanti è dato dal fatto che quasi la metà delle erbacce cresciute nei campi Gm hanno scambiato geni con la colza Gm, diventando particolarmente resistenti agli erbicidi. L'incubo della nascita di «supererbacce», rinvigorite dai geni «rubati» alle loro cugine geneticamente modificate, risulta dunque da questi esperimenti più che fondato. Ad aggravare la situazione si è aggiunto il modo in cui i risultati della ricerca sono stati divulgati. Un suo breve resoconto è infatti apparso sul sito web del governo la vigilia di Natale. Nessuno se ne sarebbe probabilmente accorto, non fosse stato per l'associazione ambientalista Friends of the Earth, che ha subito accusato il governo di voler insabbiare i risultati del suo stesso studio. Certo la tempistica della diffusione di quella notizia, nell'unico giorno in cui i giornalisti non erano al lavoro, non è stata delle più appropriate, se è vero che il anche ministro dell'ambiente, Michael Meacher, si è poi sentito in dovere di scusarsi. Non è stato comunque un tentativo di insabbiamento, ha assicurato. Sta di fatto che ora il dibattito sulle coltivazioni Gm in Gran Bretagna si è fatto bollente, e che l'ago della bilancia si è improvvisamente spostato in favore del fronte anti-Gm. «Questo studio - ha commentato Pete Riley, di Friends of the Earth - solleva seri dubbi sulla possibilità di coltivare piante Gm in questo paese senza intaccare il lavoro degli altri agricoltori biologici o convenzionali. Il livello di contaminazione tra diverse colture emerso da questi esperimenti dimostra che è solo una questione di tempo prima che tutti i campi in Gran Bretagna risultino contaminati». Il governo, da parte sua, minimizza. Gli esiti di questa ricerca, ha detto il ministro dell'ambiente, non aggiungono nessuna novità a quanto già si sospettava. E cioè che «non si può eliminare del tutto il trasferimento di materiale genico, bensì solo ridurlo al minimo, entro standard accettabili dai consumatori». Rimane la questione di quali sarebbero questi standard. Intanto, il governo ha fatto sapere che un ulteriore riesame sulla sicurezza e l'utilità delle coltivazioni Gm - che verrà completato la prossima estate e che sarà cruciale nel determinare se far crescere o meno piante Gm sul suolo nazionale - non terrà conto dei test effettuati sui campi sperimentali. In pratica l'unico studio scientifico condotto per anni sui campi Gm in Gran Bretagna non verrà contemplato da questo riesame del governo. C'è da chiedersi a cosa siano serviti questi campi sperimentali. E come se non bastasse, ora i sostenitori inglesi degli ogm sono passati al contrattacco, accusando le associazioni ambientaliste di aver favorito la «contaminazione» di geni quando, nel luglio 1999, «invasero» un campo di colza Gm, trasportando così i suoi pollini in aree lontane.




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