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ANIMALI
Novità: ong ambientaliste in Cina
MARINA FORTI,
2003.06.18
Gli attivisti di Green River hanno ottenuto una piccola vittoria. Questo gruppo ambientalista di Chengdu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, in Cina, conduce una campagna per proteggere l'antilope tibetana, specie minacciata eppure molto ricercata dai cacciatori degli altopiani della provincia di Qinghai: un po' per tradizione, un po' per la sua carne, e poi per la pregiatissima lana. A fare strage di antilopi, sostiene il gruppo di Chengdu, sono poi i camionisti: in modo del tutto involontario, ma pare che sulle strade dell'altopiano investire e ammazzare un'antilope sia evento frequente, centinaia di animali sono uccisi così ogni anno. Dunque gli attivisti di Green River hanno scritto lettere, contattato ministeri, spiegato l'importanza di salvare la specie in pericolo. Infine, nel novembre scorso hanno ottenuto un piccolo segnale: per un'ora ogni giorno il traffico si ferma, lungo tutte le strade più trafficate del Quinghai, per permettere il passaggio delle antilopi. E' il frutto di un accordo tra il governo centrale, le autorità provinciali e le aziende di trasporti su camion. L'episodio è in sé minore, ma è citato dalla Far Eastern Economic Review (10 aprile 2003) per illustrare come l'attivismo ambientale si stia diffondendo in Cina. In un reportage dallo Yunnan, la rivista parla di un fenomeno silenzioso ma significativo: un gran numero di organizzazioni non governative (ong) locali è spuntato negli ultimi tempi per combattere problemi nati con l'industrializzazione, l'inquinamento, i grandi progetti di infrastrutture, o la mancanza di normative ambientali. Sono in genere organizzazioni dinamiche, piene di iniziativa, e abbastanza indipendenti, fa notare la rivista asiatica. La gran parte è nata nelle provincie del sud-ovest, dove l'atteggiamento dei governi provinciali sembra più cooperativo verso le ong. La Far Eastern Economic Review cita un gruppo dello Yunnan che fa pressione per leggi più severe sull'uso di prodotti agro-chimici (il pesticide eco-alternative Centre, che cerca di istruire i contadini sui danni dei pesticidi e cerca di far bandire i più pericolosi). E un altro gruppo del Sichuan meridionale che lavora per promuovere consultazioni a livelli dei villaggi sulle decisioni di politica ambientale. Uno di Guiyang, nella provincia del Guizhou, che coordina varie altre organizzazioni in tutto il sud-ovest. La Far Eastern Economic Review vede in questo attivismo un graduale costruirsi di una società civile organizzata, in cui i cittadini fanno sentire la propria voce su questioni che li riguardano direttamente. In effetti le autorità sembrano meglio disposte verso i gruppi che si occupano di ambiente, perché non li considera una minaccia sociale o politica, sostiene il reportage. E attraverso l'ambiente, queste ong entrano nel dibattito politico locale. I cittadini in qualche modo si avvicinano allo stato: una società civile organizzata, che si costruisce dal basso.
Quale che sia la lettura politica da dare questo fenomeno, intanto sembra un fatto. Funzionari di organizzazioni delle Nazioni unite come la Fao confermano di trovare sempre più spesso interlocutori indipendenti. Organizzazioni come l'americana Ford Foundation, che gestisce un grande volume di aiuti internazionali, hanno preso a finanziare progetti con ong «di base» cinesi, come a puntare sul loro futuro politico. Così hanno fatto la Fondazione Rockefeller e la Winrock: dalla metà degli anni `90 milioni di dollari sono affluiti a sostenere i primi tentativi di associazionismo in Cina.
Certo, andrebbe ricordato che nel momento più caldo della polemica sulla diga delle Tre Gole sullo Yangtze il governo di Pechino ha zittito in modo brutale Dai Qi, l'ambientalista che aveva raccolto in un libro argomentazioni fortissime contro la diga. Ma è vero che erano ancora gli anni `80: solo nel `98 Pechino ha emanato norme su come registrare una ong (che ha comunque bisogno di uno sponsor ufficiale, dunque non è mai del tutto indipendente). E poi, di fronte a crisi ambientali ormai esplosive - come l'inquinamento delle grandi aree urbano-industriali - forse anche i dirigenti cinesi troveranno utile mobilitare i cittadini
Quale che sia la lettura politica da dare questo fenomeno, intanto sembra un fatto. Funzionari di organizzazioni delle Nazioni unite come la Fao confermano di trovare sempre più spesso interlocutori indipendenti. Organizzazioni come l'americana Ford Foundation, che gestisce un grande volume di aiuti internazionali, hanno preso a finanziare progetti con ong «di base» cinesi, come a puntare sul loro futuro politico. Così hanno fatto la Fondazione Rockefeller e la Winrock: dalla metà degli anni `90 milioni di dollari sono affluiti a sostenere i primi tentativi di associazionismo in Cina.
Certo, andrebbe ricordato che nel momento più caldo della polemica sulla diga delle Tre Gole sullo Yangtze il governo di Pechino ha zittito in modo brutale Dai Qi, l'ambientalista che aveva raccolto in un libro argomentazioni fortissime contro la diga. Ma è vero che erano ancora gli anni `80: solo nel `98 Pechino ha emanato norme su come registrare una ong (che ha comunque bisogno di uno sponsor ufficiale, dunque non è mai del tutto indipendente). E poi, di fronte a crisi ambientali ormai esplosive - come l'inquinamento delle grandi aree urbano-industriali - forse anche i dirigenti cinesi troveranno utile mobilitare i cittadini





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